Domenica, 16 Maggio 2021
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Coronavirus, procede la terapia coi monoclonali: a Frosinone trattati 16 pazienti, tra cui marito e moglie

All'ospedale "Spaziani" ieri è toccata a Mario e oggi alla consorte Paola, entrambi a rischio di peggioramento. Ne parlano le dott.sse Casinelli e Cipriani. Dalla prossima settimana anticorpi inoculati anche al "Santa Scolastica" di Cassino

Mario, paziente trattato ieri con gli anticorpi monoclonali

Ad oggi, martedì 13 aprile 2021, sono 16 i pazienti della provincia di Frosinone trattati con la terapia a base di anticorpi monoclonali. Ieri era toccata a Mario e in giornata a sua moglie Paola. Sono tra coloro che presentano gravi fattori di rischio e, pertanto, con un’alta probabilità di peggioramento.

All’ospedale “Spaziani” del Capoluogo, dopo l’annuncio dell’avvio, i primi anticorpi sono stati inoculati – si tratta di una vaccinazione definita “passiva” – lo scorso 27 marzo, grazie alla piena sinergia tra i reparti di Medicina, Malattie Infettive e Unità operativa complessa di Farmacia nonché “di tutto il team – sottolinea la direttrice generale della Asl Pierpaola D’Alessandro . che ha creduto e crede in questa nuova arma contro il Coronavirus”.

Si parla di affrontare la malattia in una fase precoce prima che possa presentarsi una forma ben più grave di Covid. A partire dalla prossima settimana, inoltre, i monoclonali approderanno anche presso l’ospedale “Santa Scolastica” di Cassino.

Cosa e per chi sono gli anticorpi monoclonali

Gli anticorpi monoclonali agiscono legandosi al Covid-19, impedendone l’ingresso nelle cellule umane e la successiva replicazione. Si tratta di una terapia molto specifica che mostra la sua efficacia solo nelle fasi iniziali della malattia con esordio da non oltre 10 giorni. I criteri specifici per l’arruolamento in terapia riguardano pazienti con età superiore ai 12 anni, COVID-19 positivi, con specifici fattori di rischio, non ospedalizzati, non in ossigenoterapia per COVID-19 e che presentano sintomi lievi o moderati, ma nei quali la malattia potrebbe evolvere verso una forma grave.

Il reclutamento alla terapia avviene attraverso i Medici di Medicina Generale, attraverso le USCAR o i Pronto Soccorso, mediante l’invio di un apposito modulo al Centro di somministrazione dell’Ospedale F. Spaziani (mail: centromonoclonalicovid@aslfrosinone.it). Qui i Medici valutano l’eleggibilità al trattamento e programmano la terapia che prevede infusioni di 60 minuti, seguiti da 60 minuti di osservazione. Effettuata la somministrazione, i pazienti saranno seguiti a distanza dal Centro per un periodo di 30 giorni, al fine di valutare l’efficacia della terapia e l’insorgenza di eventuali effetti collaterali.

La terapia: ne parlano le dottoresse Casinelli e Cipriani

Come nel caso di Mario e Paola, è diretta a “pazienti, con gravi fattori di rischio, ma con una forma iniziale della malattia, senza necessità di ossigeno - spiega la dottoressa Katia Casinelli, primario di Malattie Infettive e responsabile del Centro di somministrazione dei monoclonali all’ospedale di Frosinone - Gli anticorpi monoclonali sono proteine in grado di neutralizzare gli antigeni, cioè quelle sostanze estranee all’organismo come virus e batteri.

“Le persone destinatarie della terapia dovranno avere l'infezione da non più di 10 giorni e presentare una sintomatologia lieve o moderata, tale da non richiedere la somministrazione di ossigeno - aggiunge - ed è fondamentale la correttezza della diagnosi e la rapidità di comunicazione da parte del medico di medicina generale”.

“L’infusione dura un’ora – si aggancia, infine, la dottoressa Rosalba Cipriani, responsabile del coordinamento operativo - Dopo il paziente rimane in osservazione per un’altra ora e finalmente può tornare a casa, dove verrà costantemente monitorato da noi, per un mese, con telefonate ogni dieci giorni”.

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