Coronavirus, oggi si deciderà se la Ciociaria e il resto del Lazio entreranno in zona arancione o meno

L'Rt è sceso sotto a 1. Superate, però, le soglie critiche di terapie intensive (30%) e degenza Covid (40%). D'Amato: "A me non dispiacerebbero maggiori cautele". Anche in provincia di Frosinone, intanto, arrivano ancora pazienti dalla rossa Campania

La Ciociaria e il resto del Lazio rischiano di passare da zona gialla, quella più elastica, a zona arancione, la fascia in cui i divieti sono un po' di stringenti. Oggi, come fa sapere RomaToday.it, la cabina di regia Benessere Italia analizzerà il report dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute e gli indicatori per determinare se un territorio meriti la zona rossa, arancione o gialla.

Successivamente, il ministro Roberto Speranza potrebbe emanare l'ordinanza che poi potrebbe entrare in vigore da domenica 22 novembre. Secondo quanto trapelato, il caso del Lazio sarà valutato con attenzione, anche se gli ultimi risultati fanno ben sperare.

La Regione si è detta pronta ad una eventuale stretta ma, al momento, poiché i colori scattano in base ai dati sembra difficile che la prima regione dove l'indice Rt è sceso sotto l'1 cambi fascia di rischio. 

Cala indice Rt sotto l'1 nel Lazio

Già perché l'assessore alla Sanità e integrazione sociosanitaria della Regione Lazio, Alessio D'Amato, al termine della videoconferenza della task-force regionale per Covid-19 con i direttori generali delle Asl e aziende ospedaliere, policlinici universitari e l'ospedale pediatrico Bambino Gesù di giovedì 19 novembre, ha annunciato come l'indice Rt sia attestato a 0.9.

La riduzione dell'indice di contagio non è la sola buona notizia. "Diminuisce il tempo mediano - evidenzia D'Amato - tra data di inizio sintomi e la data di diagnosi da 4 a 2 giorni. Bene l'indicatore del totale risorse umane dedicate all'attività di tracciamento".

Il dato delle terapie intensive supera la soglia critica

Non c'è però solamente l'indice Rt da tenere in considerazione. La percentuale dei posti letto di terapia intensiva occupati nel Lazio, infatti, ha superato la soglia critica diffusa dall'Agenas, l'agenzia per i servizi sanitari regionali che ha messo l'asticella al 30%, mentre la regione che accoglie la Capitale ora è al 32%. Non solo, sono infatti 329 i posti letto occupati negli ospedali laziali: mai così tanto. 

Per quanto riguarda invece i ricoveri in area 'non critica', ovvero nei reparti di malattie infettive, pneumologia e medicina interna, la soglia dei posti letto occupati da pazienti Covid, in questo caso definita pari al 40% viene ancora superata dal Lazio ora al 49%.

Dati che lo stesso D'Amato ha sottolineato nel bollettino del 19 novembre: "Il tasso di occupazione dei posti letto totali di terapia intensiva nel Lazio è al 32% e quello di area medica per pazienti Covid al 49%. Non bisogna abbassare la guardia, occorre ancora tempo".

Il Lazio accoglie pazienti anche dalla Campania

Nel frattempo dalla Campania arrivano nel Lazio persone affette da Covid con auto e ambulanze private, per farsi curare negli ospedali di Latina, Frosinone e delle rispettive province. Un fenomeno che potrebbe pesare sulla gestione dell'emergenza all'interno della regione: "Stiamo accogliendo circa 50 pazienti al di fuori del Lazio, soprattutto dalla Campania, che però è zona rossa. C'è grande collaborazione ma se un paziente arriva con un'ambulanza privata, magari anche in condizioni serie, non possiamo respingerlo" ha spiegato D'Amato.  

D'Amato: "Zona arancione? Non mi dispiacerebbe"

Numeri che vanno tenuti in considerazione per non saturare gli ospedali, ecco perché D'Amato non disdegnerebbe un eventuale passaggio del Lazio in zona arancione: "La fascia gialla non è una medaglia, ciò che conta sono i numeri. Non nego che a me non dispiacerebbero maggiori cautele, maggiore prudenza anche nel Lazio, con il posizionamento in zona arancione. Questo premesso, il nostro RT sta diminuendo, probabilmente ci assesteremo sotto all'1, mentre la settimana scorsa eravamo a 1,04. In sintesi: stando ai numeri non dovrebbe esserci il passaggio in zona arancione", ha detto in un'intervista sul Messaggero.

Nel Lazio "la situazione è divenuta stazionaria come numero di contagi - ha aggiunto D'Amato - Siamo al plateau, c'è un rallentamento. Però tutto sta avvenendo molto, molto lentamente. Anche per quanto riguarda i ricoveri, non siamo ancora in sicurezza. Negli ultimi giorni sono diminuiti, ma è aumentata la complessità". 

Dunque: i contagi si assestano e l'indice Rt cala, ma le terapie e i ricoveri continuano a salire. Ecco perché, come più volte sottolineato proprio dall'Assessore, "non bisogna abbassare la guardia".

Che cosa si può fare in zona arancione

In caso di transizione verso la fascia più rigida, il Lazio dovrà adottare nuove norme. Nella zona arancione è possibile spostarsi solo nel proprio comune dalle 5 alle 22, senza dover motivare lo spostamento. Vengono vietati i movimenti verso altri comuni e altre regioni, tranne nei casi di esigenze lavorative, di salute o di necessità. Inoltre in zona arancione sono chiusi bar, ristoranti, pasticcerie e gelaterie.

È consentito solo l’asporto, fino alle 22. Non si può consumare, in caso di asporto, nelle vicinanze dei locali. Nella fascia arancione si continuerà ad andare di presenza nelle scuole per l'infanzia, alle elementari e alle medie.  

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