Coronavirus in Ciociaria, bollettino del 18 aprile: zero decessi ormai da sei giorni

Il Seresmi (Servizio Regionale per la Sorveglianza delle Malattie Infettive), nel frattempo, ha aggiornato la mappa del contagio ripartendo i casi positivi totali per i comuni della provincia di Frosinone

Il Sistema Sanitario Regionale, alias "Salute Lazio", ha diramato il bollettino Covid-19 del 18 aprile relativo alla provincia di Frosinone. La lietissima notizia è che non si registrano decessi ormai da sei giorni. L'Unità di Crisi regionale, inoltre, informa che continuano i controlli nelle case di riposo del territorio. Da qui il post senza sconti, con tanto di ordinanza ad hoc, dell'Assessore regionale alla Sanità Alessio D'Amato: "Giro di vite su RSA e strutture socio-assistenziali private accreditate -  ha assicurato - Eseguite già 365 ispezioni (in tutto il Lazio, ndr)". 

Dal Ministero della Salute, a ruota, fanno sapere che il totale dei casi a livello provinciale è arrivato a quota 505, appena tre in più rispetto a ieri. Questo l'ultimo aggiornamento per il Lazio: complessivamente 5.668 casi esaminati, di cui 4.282 ancora positivi (2.720 in isolamento domiciliare, 1.376 ricoverati in degenza Covid e 186 in Terapia Intensiva), 1.046 negativizzati e 340 deceduti. (Aggiornamento ore 19:00) 

Tutti gli aggiornamenti, giorno dopo giorno, sul contagio da Covid-19 in provincia di Frosinone

Nuove regole nelle case di riposo

"È stata pubblicata, dopo le indicazioni già date il 28 febbraio scorso e il 6 di marzo, l’ordinanza regionale n° 31 che prevede un giro di vite sulle RSA e le strutture socio-assistenziali private accreditate  - ha informato lo stesso D'Amato - Nello specifico il personale operante nelle strutture territoriali sanitarie, sociosanitarie e socio assistenziali deve svolgere la propria attività lavorativa esclusivamente all’interno di una singola struttura o, qualora la struttura sia dotata di più stabilimenti, esclusivamente all’interno del medesimo stabilimento".

"Tutte le strutture - ha spiegato poi - devono garantire per tutto il personale i controlli in entrata e in uscita della temperatura e in caso di temperatura superiore a 37,5 c° si dovrà provvedere alla misurazione della saturazione di ossigeno e tutti questi parametri devono essere annotati giornalmente. Le direzioni sanitarie e i responsabili sanitari delle strutture accreditate devono inviare alla Asl territorialmente competente la dichiarazione sostitutiva di atto notorio dell’avvenuta attuazione di tutte le misure indicate. Mentre le Asl devono continuare a effettuare sopralluoghi presso le strutture e compilare per ciascuna struttura una check-list per la valutazione delle situazioni ambientali degli ospiti". 

Provincia di Frosinone: i casi totali ripartiti per comune

Il Seresmi (Servizio Regionale per la Sorveglianza delle Malattie Infettive), nel frattempo, ha aggiornato la mappa laziale del contagio con i dati comunali notificatigli entro le 18 di ieri, venerdì 17 aprile. Il Coronavirus ha raggiunto per il momento 64 cittadine della provincia di Frosinone. Tra queste, stando a quanto riportato dal Dipartimento regionale di Epidemiologia (Dep Lazio), le più colpite sono Frosinone e Veroli (55), Alatri (41), Cassino (38), Fiuggi (31), Sora (30), Ceccano e Cervaro (16), Ceprano (14), Arce, Boville Ernica e Trivigliano (12), Anagni (11) e Pontecorvo (10). I casi totali al momento geolocalizzati sono 496, rispetto ai 505 sinora certificati a livello ministeriale.

Coronavirus, verso la Fase 2: per ora il lockdown, se non è chiaro, è fino al 3 maggio 

In provincia di Frosinone, in base ai numeri validati dal Ministero della Salute, sono stati accertati 176 nuovi contagi da Covid-19 dall’inizio del mese d’aprile: una media di 10 al giorno. A fronte degli attuali 505 casi totali di Coronavirus esaminati sino al 18 aprile – non è dato sapere dalle autorità sanitarie quanti siano esattamente i ricoverati in Terapia Intensiva e non, i negativizzati e i deceduti nel nostro territorio – gli ultimi picchi si sono registrati venerdì 3 (+20), mercoledì 8 (+24), giovedì 9 (+16), venerdì 10 (+22) e giovedì 16 aprile (+18). Oltre alla potenziale incidenza dei cluster delle case di riposo anche in quest'ultimo periodo, si tengano in considerazione altri due fattori: da una parte, la recente triplicazione dei tamponi effettuati a livello regionale e, dall'altra, il periodo intercorrente (fino a 20 giorni) tra l’accertamento e la notifica della positività. In poche parole, c'è più possibilità di individuare i contagiati, ma non si viene a  sapere nell'immediato. 

Eppure, malgrado il lockdown terminerà per ora domenica 3 maggio, c’è chi non ha affatto compreso di non essere entrato nella Fase 2, quella della “Ripartenza”, ma di trovarsi ancora in piena emergenza Covid-19. Una parte di popolazione che, pur rappresentando la minoranza, mette a repentaglio la salute dell’intera collettività sottovalutando il rischio di infettare o essere contagiati nel corso delle loro uscite che non sono limitate a quelle strettamente necessarie. Sia chiaro che, in mancanza di test-per-tutti, ognuno potrebbe essere portatore asintomatico della malattia e figurare tra gli stimati 9 casi non accertabili e potenzialmente da accompagnare ad ogni singola positività verificata. Sia chiaro anche e soprattutto ai commercianti che non svolgono un servizio essenziale ma continuano ad aprire illegalmente.  

Il pugno duro della Prefettura di Frosinone

Si è reso necessario un ulteriore intervento del Prefetto di Frosinone Ignazio Portelli: “Si prosegue a mandare avanti i procedimenti amministrativi contro i trasgressori del divieto di tenere chiusi gli esercizi commerciali - hanno comunicato nella giornata di ieri dalla Prefettura - Si è iniziato con dieci casi. Adesso, si aggiungono a Cassino un alimentari etnico ed un centro estetico e parrucchieria, a Frosinone un compro oro, a Piedimonte San Germano un bar-tabacchi e a Filettino un bar. Per tutti dieci giorni di sospensione e apposizione dei sigilli alle saracinesche o alle porte di ingresso. Nelle attività che per ora devono restare chiuse, le sospensioni decorrono da quando sarà consentito riaprire. Il contrasto alla pandemia è un impegno serissimo e a nessuno possono essere consentite furberie e di guadagnarci sopra illegittimamente”.

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In tema di speculazioni sull'epidemia

Gli ultimi ignobili individui della serie sono quelli contro cui si è scagliato anche l’Assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato: “Apprezzo l’apertura dell’indagine da parte dell’Antitrust, su segnalazione della Regione, circa i prezzi praticati da alcune strutture private per test sierologici. Questo sciacallaggio va fermato ed auspico che vengano sanzionati. Non si può speculare sull’epidemia. Coloro che lo fanno si collocano al di fuori del Sistema sanitario regionale. Ribadiamo inoltre che questi test al di fuori di una indagine di sieroprevalenza non hanno rilevanza per il sistema sanitario”. In pratica, non assegnano il “patentino d’immunità” che viene sventolato indebitamente online.

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