Coronavirus, test rapidi per tutti: la Regione Lazio invoca un'unica strategia nazionale

L'Assessore alla Sanità D'Amato bussa alle porte di Palazzo Chigi per richiedere al Governo di preventivare potenziali maxi-analisi in tutta Italia. La provincia di Frosinone, nel giro di due giorni, ha già pianto altre quattro vittime del Covid-19

Mentre i "numeri" del Coronavirus continuano ad accavallarsi, confondendo non poco anche la popolazione ciociara, l’Assessore regionale alla Sanità Alessio D'Amato è tornato in giornata sulle analisi rapide per sei milioni di abitanti del Lazio: “Ritengo assolutamente imprescindibile che sui test sierologici in sperimentazione (al Policlinico Tor Vergata, ma già testati allo Spallanzani di Roma, ndr) vi sia un’unica strategia nazionale per evitare di andare in ordine sparso e soprattutto anche un tetto tariffario per evitare speculazioni. Il Lazio è fortemente determinato ad attivare questi test su ampio raggio, ma avvertiamo l’esigenza di marciare uniti”.

Ed è partita così una “bussata" alle porte di Palazzo Chigi per preventivare le maxi-analisi in tutta Italia. Ad oggi, d'altronde, non si può ancora conoscere la reale portata del contagio se i test continuano a essere effettuati esclusivamente a colpo sicuro, ovvero alle persone entrate in contatto con i contagiati. L'unica soluzione, se verrà approvata, è rappresentata dai test sierologici perché "con i tempi di lavorazione degli attuali tamponi (otto ore, ndr) - ha già fatto presente lo stesso D'Amato - impiegheremmo anni a testare tutta la popolazione".  

La situazione provinciale nel quadro regionale

Nel Lazio, quarta regione per numero di tamponi (oltre 33.000), il Ministero della Salute ha sinora confermato 3.433 casi di positività, di cui 334 in provincia di Frosinone. La Prefettura, in attesa della validazione in corso da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, ne ha accertati 464 alle 16 di oggi, mercoledì primo aprile, sul nostro territorio. A rincorrere il dato esatto, nel frattempo, è la Regione Lazio che con i suoi bollettini giornalieri è arrivata oggi a quota 440, parlando di 10 nuovi contagiati e confermando il decesso con Covid-19 dell'80enne Mario Cappelli, purtroppo morto dopo la moglie 76enne Candida Brunetti. Nella giornata di oggi, come se non bastasse, anche la scomparsa di una cittadina di Trivigliano in età avanzata e quella della fiuggina Pompea Frate. È chiaro che gli aggiornamenti regionali, tra l’altro frequentemente imprecisi e da perfezionare, si riferiscano al giorno precedente e lascino ormai il tempo che trovano. Dall'Ufficio territoriale del Governo, nel frattempo, tutti i dati aggiornati: sui 464 casi totali, 35 guariti, 26 deceduti, 269 ricoverati, 134 in isolamento domiciliare. 967, invece, sono stati posti in quarantena. (Aggiornamento ore 18:00)

Coronavirus: il grande amore di Mario e Candida, uniti nella vita e nella morte (Aggiornamento ore 9:30)

Struggente la storia dei due anziani, marito e moglie, residenti ad Ausonia e stroncati da Covid-19 a poche ore l'uno dall'altro. Il loro grande amore spezzato solo dal Coronavirus. Un male subdolo e insidioso che in poche ore li ha strappati agli affetti più cari. La storia di Mario e Candida sembra uscita dalle pagine di un romanzo d'altri tempi. Ottanta anni lui, settantasei lei, vivevano nell'amata Ausonia nel sud della provincia di Frosinone dov'erano tornati dopo tanti anni trascorsi all'estero, in Svizzera. 

I deceduti Mario Cappello e Candida Colacicco-2

Una vita di sacrifici
Una vita di sacrifici quella di Mario Cappelli e Candida Brunetti (foto in alto) che, per sfuggire alle brutture della seconda guerra mondiale, lasciarono la Ciociaria e si trasferirono a Zurigo. Qui per anni Mario ha svolto due lavori: falegname di giorno e panettiere capo in un forno di notte. Mai una vacanza, mai un lusso ma solo è sempre una priorità: garantire un futuro benestante alle adorate figlie Michela e Maria ed ai tanti nipotini. 

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Il sogno di Mario
La permanenza in Svizzera per Mario Cappelli era solo momentanea perché, il suo desidero più grande era quello di tornare nell'amata terra natìa e, non appena raggiunta la pensione, con la moglie sono tornati ad Ausonia dove sono stati circondati dall'affetto di tutti, nipoti ed amici. "Abbiamo voluto bene a zio Mario e zia Candida come se fossero stati i nostri genitori - racconta il nipote Gianfranco - Hanno trascorso gli ultimi anni in maniera serena e felice. Il nostro unico rammarico è non avergli potuto dare quella degna sepoltura che meritavano". L'urna contenente le ceneri di Mario e Candida tornerà in Svizzera dalle figlie. Uniti nella vita ed anche nella morte che neanche questa volta è riuscita a separarli.

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