Coronavirus in Ciociaria: doppio zero nel bollettino dell'8 giugno

Focolaio San Raffaele Pisana, D'Amato: 'Dimostra che non bisogna abbassare il livello d'attenzione'. Nel Lazio indice di trasmissibilità a 0.75. 'Dappertutto l'Rt è al di sotto di 1', fa presente l'epidemiologo Rezza, originario di Roccasecca (Frosinone)

Il Sistema sanitario regionale (Salute Lazio) ha pubblicato il bollettino dell'8 giugno relativo al territorio provinciale: "Non si registrano nuovi casi positivi, 0 decessi, 8 persone sono uscite dalla sorveglianza domiciliare". Gli attuali casi positivi nel Lazio sono 2.615, di cui 2.100 sono in isolamento domiciliare, 466 ricoverati con sintomi e 49 in Terapia Intensiva. 763 sono i pazienti deceduti e 4.450 le persone guarite. In totale sono stati esaminati 7.828 casi, di cui 618 in provincia di Frosinone.

++ Articolo aggiornato alle 18:30 ++

D'Amato: "Focolaio al San Raffaele Pisana dimostra che non bisogna abbassare il livello di attenzione"

"Oggi registriamo un dato di 16 casi positivi - ha commentato l'Assessore regionale alla Sanità Alessio D'Amato al termine della consueta videoconferenza con i Direttori generali delle Asl e Aziende ospedaliere del Lazio - di cui 6 riferibili al focolaio dell’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma che raggiunge così un totale di 41 casi positivi e di questi 24 sono riferiti a pazienti trasferiti, 1 è un paziente deceduto, 9 sono dipendenti della struttura e 7 sono esterni. Il primo caso risale a inizio maggio e si tratta di operatori della struttura. I servizi della Asl Roma 3 e del SERESMI stanno lavorando per completare l’indagine epidemiologica.

"Da questa mattina, inoltre - ha informato poi - sono a disposizione i due drive-in della Asl Roma 3 presso l’ex ospedale Forlanini e via di Casal Bernocchi per effettuare i test ai pazienti dimessi dalla struttura nelle ultime tre settimane (dal 18 maggio) e i loro contatti stretti. Si prevede l’effettuazione di oltre 1.800 test. Questo focolaio dimostra che non bisogna abbassare il livello di attenzione e occorre mantenere il rispetto dei protocolli. Proseguono le attività per i test sierologici sugli operatori sanitari e le Forze dell’ordine. I decessi sono stati 3, mentre continuano a crescere i guariti che sono stati 88 nelle ultime 24h e complessivamente raggiungono le 4.450 unità".

Trasmissibilità Coronavirus, Rezza: "Dappertutto l'Rt è al di sotto di 1". Nel Lazio 0.75

"La situazione in Italia continua a migliorare, diminuisce il numero di nuovi casi di Coronavirus e dappertutto l'Rt è al di sotto di 1 (nel Lazio 0.75, ndr). Naturalmente restano alcune differenze a livello regionale, ma la capacità di risposta è globalmente migliorata". Così l'epidemiologo Giovanni Rezza, originario di Roccasecca (Frosinone), già Direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell'Iss (Istituto superiore di sanità) e ormai da un mese promosso a Direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute. "Ci sono alcuni focolai presenti - ha precisato poi - che sono piuttosto piccoli ma che ci dicono che bisogna continuare a mantenere alta la guardia e le misure di distanziamento sociale".

In base all'ultimo report ministeriale, basato sull'indice di trasmissibilità (Rt) per data di inizio dei sintomi nel periodo compreso dal 12 al 25 maggio, "il quadro generale della trasmissione e dell’impatto dell’infezione da Sars-Cov-2 in Italia - comunicano, infatti, dal Dicastero competente - è favorevole con una generale diminuzione nel numero di casi ed una assenza di segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali. Persiste, in alcune realtà regionali, un numero di nuovi casi segnalati ogni settimana elevato seppur in diminuzione - si fa presente in conclusione - Questo deve invitare alla cautela in quanto denota che in alcune parti del Paese la circolazione di SARS-CoV-2 è ancora rilevante".

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Dal Ministero della Salute, inoltre, ricordano che "per i tempi tra esposizione al patogeno e lo sviluppo di sintomi e tra questi e la diagnosi e successiva notifica, verosimilmente molti dei casi notificati in questa settimana (quella indagata, tra il 25 e il 31 maggio, ndr) hanno contratto l’infezione 2-3 settimane prima, ovvero durante la prima fase di riapertura (tra il 4 e il 18 maggio 2020)". Le misure di lockdown in Italia, pertanto, hanno effettivamente permesso un controllo dell’infezione da Coronavirus sul territorio nazionale, ma quando si parla quotidianamente di "nuovi casi" bisogna tenere sempre bene a mente che si riferiscono ai contagi dei 14-21 giorni precedenti.  

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