Coronavirus, i test sierologici ‘fai-da-te’ non garantiscono alcun patentino d’immunità

"Trovo immorale chiedere soldi ai cittadini, già costretti a tanti sacrifici, senza alcuna validazione scientifica". Così l’Assessore regionale alla Sanità D’Amato, condannando il business dei privati e invitando anche la popolazione della provincia di Frosinone a starne alla larga

L’Assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato, anche all’attenzione della popolazione della provincia di Frosinone, si scaglia contro il commercio dei test sierologici “fai-da-te”: “Trovo immorale chiedere soldi ai cittadini - denuncia il delegato - già costretti a tanti sacrifici, a volte anche centinaia di euro, senza alcuna validazione scientifica al di fuori di un contesto di analisi di sieroprevalenza addirittura pubblicando sui social test Covid come patentino di immunità. Non consentiremo a nessuno di fare affari su queste questioni”.  

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Dall’Assessore alla Sanità della Regione Lazio

“I test sierologici non sono e non possono essere un business da parte di privati - entra nel dettaglio  lo stesso Alessio D’Amato - assumono valore solo se inseriti in analisi di sieroprevalenza o in indagini di sorveglianza di popolazione selezionati nell’ambito di specifici programmi quali sono quelli che si intendono attivare nel Lazio su tutto il personale sanitario e sulle forze dell’ordine, che vanno ripetuti in un arco temporale definito e lì dove necessario con verifica del test molecolare. I singoli test commerciali effettuati fuori da protocolli nazionali e regionali non assumono alcun significato per il Servizio sanitario regionale e non sono validati dall’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani che ha condotto la sperimentazione. L’epidemia va contrastata innanzitutto sul territorio potenziando i servizi con le USCAR (le unità mobili per il cui reclutamento è stato aperto un bando in scadenza giovedì 16 aprile, ndr) e con il reclutamento di circa 600 infermieri”.

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