Coronavirus, Frosinone: i parrucchieri ‘dimenticati’ all’inizio della fase 2

Giuseppe, gestore di Prestige Parrucchieri a Frosinone esprime le sue paure, le sue proposte e le sue speranze per una riapertura veloce e nel rispetto della legge

La fase 2 è ormai iniziata. Qualche esercizio commerciale riaprirà ma molti sono pronti a riaprire e non potranno farlo. In prima linea troviamo i parrucchieri ed i centri estetici. Per questo abbiamo voluto dar voce alle loro preoccupazioni, speranze e proposte.

Abbiamo parlato con Giuseppe che gestisce Prestige Parrucchieri” a Frosinone, in Largo Amendola, una realtà solida, ben strutturata, un salone diviso su due livelli (uno per la l’ingresso e sala di attesa e l’altro adibito all’attività per un totale di 200 mq) e 7 dipendenti.

Sono stato tra i primi a chiudere lattività, - conferma Giuseppe - il mio ultimo giorno di lavoro è stato infatti sabato 7 marzo. Ero ben consapevole che dovevo farlo perché ero molto preoccupato per la mia salute, per quella della mia famiglia, dei miei colleghi e delle mie clienti. Ad oggi però sono seriamente convinto che la nostra classe dirigente non abbia ben presente cosa vuol dire avere o gestire unattività. Io ho un costo fisso giornaliero molto più alto delle 600 euro che è lammontare del bonus mensile a sostegno dei lavoratori autonomi previsto dal decreto Cura Italia” , tra dipendenti, mutuo, affitto, SIAE,TARI etc a cui si aggiungono le spese variabili … I miei dipendenti sono in cassa integrazione, o meglio hanno fatto domanda ma ancora non hanno visto nulla. Euna situazione di estrema difficoltà per noi e per loro. In un momento come questo penso anche a chi si rivolge ai parrucchieri abusivi, per abitudine e forse ora per necessità, e per questo ho scritto una lettera al sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani  per chiedergli di organizzare unattività di controllo per scoprire e sanzionare chi esercita la mia professione in modo abusivo . Secondo me, e non solo, loro stanno comunque portando avanti la loro attività illecitamente a discapito della salute”

Nel territorio italiano – continua Giuseppe - ci sono circa 100mila licenze che si convertono in 380mila lavoratori del settore per un mercato che raggiunge un fatturato di circa 7,3 miliardi allanno circa. Questo è quello che stiamo perdendo in questo momento. Per questo ho pronta anche una lettera al premier Conte per fargli comprendere quanto sia difficile per noi andare avanti in questo periodo in cui il pensiero per la nostra salute è sovrastato da quello della perdita economica e dalla difficoltà di gestione che ci sarà nel futuro per poter coprire il gap del  mancato guadagno di questi mesi di stop forzato”.

Una perdita enorme ed una convinzione: si potrebbe riaprire rispettando certe condizioni, le norme di igiene, facendo maggiore attenzione ed usando le precauzioni necessarie e previste dalla legge. Noi abbiamo sempre avuto a cuore ligiene nel nostro locale, - afferma Giuseppe - anche in tempi non sospetti, per cui non è difficile pensare di convivere con utensili disinfettati ed adibiti allutilizzo per ogni singola cliente o con il concetto di lavorare con guanti e mascherine. Il rapporto tra cliente e professionista dovrà essere uno a uno e gli ingressi dovranno essere organizzati, come noi tra laltro già facciamo da tempo, su appuntamento per evitare che le persone vengano a contatto. Qual è la differenza tra il far riaprire un negozio di abbigliamento dove non si potrà provare nessun abito o un dentista rispetto a un parrucchiere? Io nel salone ho  tolto la metà delle postazioni, da 12 sono passate a 6, e tutto ciò nonostante il fatto che le clienti già fossero a più di un metro e mezzo di distanza luna dallaltra”

Per quanto riguarda il futuro e le prospettive della fase 2 e successive il commento è diretto, schietto e preciso come è, d’altronde, lo stesso Giuseppe “Io sono sicuro di ripartire con lo stesso entusiasmo che mi ha sempre contraddistinto con la mia attività. Le clienti torneranno ad affidarsi a noi e capiranno limportanza dellattenzione e della professionalità che gli abbiamo sempre dedicato.  C’è il rischio che 1/3 dei miei colleghi rischia di chiudere entro lanno perché colmare le perdite di guadagno di questi mesi sarà dura per tutti. Forse molti non riapriranno per niente. Dobbiamo chiedere un aiuto allo Stato che vada al di là della cassa integrazione o del bonus del decreto Cura Italia. In Germania per esempio alcuni colleghi hanno ricevuto, per ripartire, un bonus a fondo perduto. Da noi non sono state bloccate le utenze, gli affitti, e i finanziamenti o i mutui lo sono stati solo per la quota capitale non per gli interessi. Sarà dura ricominciare. Ma noi non vediamo lora di farlo e di farlo al meglio e nel rispetto di quanto ci chiederanno”.

Una lettura chiara di questa situazione, da parte di chi la vive sulla propria pelle e si preoccupa di chi ha intorno. Giuseppe non vuole riaprire per forza ma perché non esaminare con attenzione se ci sono le condizioni per farlo? Vuole essere messo nelle condizioni di tornare al lavoro per garantire non solo il servizio di sempre ma anche che questo venga eseguito in sicurezza nel rispetto della legge. Il lavoro è parte di noi. Sicuramente una vera e propria vocazione per Giuseppe che, nonostante il periodo difficile, non vede l’ora di tornare a regalare bellezza e sorrisi ai suoi clienti.

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