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Coronavirus, a Roma parte la sperimentazione del vaccino sull'uomo con il primo volontario

Al via la fase uno della sperimentazione del vaccino contro il Covid19 all’Istituto Lazzaro Spallanzani. La prima iniezione su una donna

Ha preso il via questa mattina la sperimentazione sull’uomo del vaccino italiano prodotto e brevettato dalla società biotecnologica italiana ReiThera. Per la ricevente inizia l’iter - scrive Veronica Altimari su romatoday.it - che la porterà nei prossimi mesi a sottoporsi a una serie di ravvicinati controlli periodici che serviranno ai ricercatori per verificare la sicurezza e la tollerabilità del vaccino, nonché eventuali effetti collaterali.  “Nelle prossime 24 settimane saranno sottoposti a sperimentazione tutti i 90 volontari scelti dallo Spallanzani, su 4mila che si erano proposti - spiega Francesco Vaia, direttore Sanitario dell’Istututo -. Se tutto va come ci auguriamo prevediamo di avere il vaccino per la prossima primavera”.

La sperimentazione, messa a punto da un team di ricercatori e clinici dello Spallanzani in collaborazione con ReiThera, sarà effettuata su novanta volontari suddivisi in due gruppi per età: 45 tra i 18 e i 55 anni, altrettanti di età superiore ai 65 anni. Ciascun gruppo sarà suddiviso in tre sottogruppi da 15 persone, a ciascuno dei quali verrà somministrato un diverso dosaggio del preparato vaccinale. Una parte della sperimentazione sarà effettuata presso il Centro Ricerche Cliniche - Policlinico G.B. Rossi di Verona. Se i primi risultati della fase 1 saranno positivi, entro la fine dell’anno potranno prendere il via le fasi 2 e 3, che saranno condotte su un numero maggiore di volontari anche in Paesi dove la circolazione del virus è più attiva.

Il video della presentazione della sperimentazione

“Quella di oggi è una tappa importante nella lotta contro il Coronavirus”, dice Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio e segretario del Partito democratico -. Un percorso così deciso perché crediamo nel fatto che deve essere pubblico e somministrato a tutti coloro che ne avranno bisogno”. Un percorso iniziato lo scorso marzo, con l’impegno del ministero della Ricerca Scientifica e la Regione Lazio che, d’intesa con il ministero della Salute, hanno deciso di finanziare il progetto con 8 milioni di euro (di cui 5 a carico della Regione e 3 del Mur), individuando nell’INMI “Lazzaro Spallanzani” di Roma e nel Consiglio nazionale delle ricerche i partner operativi per la realizzazione della sperimentazione.

Il vaccino GRAd-COV2 utilizza la tecnologia del “vettore adenovirale non-replicativo”, ovvero incapace di produrre infezione nell’uomo. Il vettore virale agisce come un minuscolo “cavallo di Troia”, che induce transitoriamente l’espressione della proteina spike (S) nelle cellule umane. Questa proteina è la “chiave” attraverso la quale il coronavirus, legandosi ai recettori ACE2 presenti all’esterno delle cellule polmonari, riesce a penetrare ed a replicarsi all’interno dell’organismo umano. La presenza della proteina estranea innesca la risposta del sistema immunitario contro il virus.

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