Coronavirus, negli Uffici Postali senza mascherine, guanti e gel. La denuncia della Confsal

Il segretario provinciale De Bellis: "Non è il momento di fare economia sulla pelle dei dipendenti. Poste Italiane si attenga ai decreti ministeriali emanati, permettendo a questi lavoratori di poter operare in sicurezza"

"La sicurezza non è un optional, ma una prerogativa necessaria per poter operare soprattutto in momenti di grave emergenza come quello che stiamo vivendo". Ad aprire il dibattito sulle condizioni di lavoro degli addetti al recapito e alla sportelleria di Poste Italiane è Franco De Bellis, segretario provinciale della Confsal comunicazione, sindacato di categoria che scende in campo per denunciare la carenza degli strumenti di protezione messi a disposizione dei lavoratori.

Dipendenti al lavoro nonostante la scarsa sicurezza

"In momenti così delicati, non bisogna dimenticare il ruolo di chi, ogni giorno e con grandi rischi, pone la propria professionalità e, in questi casi anche la propria vita, al servizio della collettività garantendo continuità a servizi essenziali come quelli forniti dalla compartecipata. Un grande plauso dunque, da parte mia, va a tutti loro per non essersi fermati mai nonostante la pandemia in corso. Non lo hanno fatto, pur in assenza dei dispositivi di sicurezza, come guanti, mascherine e gel igienizzanti, quando all'inizio dell'emergenza Covid 19 gli uffici non erano adeguatamente attrezzati, se non addirittura sprovvisti. Nell'attesa che venisse loro fornito tutto il materiale, in molti hanno provveduto a reperirlo a proprie spese e successivamente, quando l'azienda ha finalmente reso disponibili i dpi, purtroppo lo ha fatto in quantità esigua. Non si contano i casi in cui la stessa mascherina sia stata indossata per più e più giorni, perdendo quindi di efficacia. Al momento la società ha addirittura smesso di fornirle.

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La richiesta a Poste Italiane

Una situazione insostenibile che, come abbiamo avuto modo di constatare, coinvolge tutti i gli uffici del territorio provinciale. Particolare stato di tensione, com'è comprensibile, ha poi travolto i collaboratori dei comuni nei quali il contagio è stato ufficializzato e si sono registrate le prime vittime. Pur nello sconforto, però, i lavoratori non hanno smesso di onorare le proprie funzioni nonostante le circostanze e la probabilità di aver contratto l'infezione. Non è questo il momento di fare economia sulla pelle dei dipendenti, è ora che Poste Italiane si attenga ai decreti ministeriali emanati, permettendo a questi lavoratori di poter operare in sicurezza,  per sé stessi e per i cittadini con i quali entrano in contatto".

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