Ferentino, la storia di Vanessa: dalle bastonate in testa del compagno, al coma fino alla rinascita (video)

La giovane, mamma di un bimbo di tre anni, era stata ridotta in fin di vita ed ora ha trovato la forza di raccontarsi ed è diventata testimonial del telefono rosa

"La libertà è come l’aria, ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare" scrive Vanessa Villani sul suo profilo facebook. Quella voglia di libertà che la ragazza di 35 anni di Ferentino il 17 marzo del 2013 ha pagato molto cara. Il compagno, infatti, mentre dormiva aveva cercato di ammazzarla colpendola più volte alla testa con un corpo contundente causandole una gravissima emorragia cerebrale. Forse un bastone o una spranga di ferro l’arma utilizzata per tentare di uccidere Vanessa.  

I retroscena del tentato suicidio

Il giorno prima della tragedia i due, genitori di un bimbo di tre anni avevano discusso animatamente. La ragazza aveva detto al suo compagno che aveva bisogno di respirare "quell’aria" che le mancava e che voleva andarsene di casa per trasferirsi dai suoi. Una decisione che aveva scatenato la follia omicida nell’uomo.  A salvarla da morte certa era stata la madre la quale vedendo che la figlia non rispondeva al telefono si era precipitata nella sua abitazione.

Nel letto in un lago di sangue

Vanessa l'aveva trovata nel letto in un lago di sangue, accanto alla ragazza il figlioletto che nel vedere la nonna aveva esultato di gioia, quasi avesse capito il dramma che si stava consumando. La ragazza  era stata trasportata in eliambulanza presso il policlinico della capitale. Per oltre un mese la giovane era rimasta in coma. Poi come se fosse avvenuto un miracolo, si era risvegliata. Lei non ricordava nulla. Era stata la madre a raccontarle quello che le era accaduto.

L'aiuto degli psicologi

Grazie all'aiuto degli psicologi è riuscita piano piano a superare questa tragedia che l’ha segnata profondamente, ma che ne ha fatto di lei una donna ancora più forte e coraggiosa. Oggi Vanessa è diventata testimonial del "telefono Rosa", l’associazione presieduta dalla dottoressa Patrizia Palombi e che occupa della violenza sulle donne. La sua grinta, il suo coraggio, la sua immensa voglia di vivere, hanno dato a molte vittime la forza di ribellarsi e di denunciare i loro "aguzzini".

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Ma come vive adesso Vanessa? E quando ha capito che era arrivato il momento della sua rinascita? (in alto il video dell'intervista)

"Piangermi addosso - ha risposto - non mi è mai piaciuto. Ed io che ho un figlio di otto anni non posso assolutamente permettermi di lasciarmi andare. Mi è bastato guardare negli occhi il mio bambino per trovare il coraggio di ricominciare, di ricostruire la mia vita. A volte non nego che pensando al mio ex che tra qualche anno uscirà di prigione (l'uomo a  cui è stata tolta la patria potestà, è stato condannato a nove anni di carcere) provo tanta paura. Ma credo nella giustizia e sono sicura che sarò tutelata. 

Il lavoro

Oggi Vanessa è una donna che lavora e che tiene molto alla propria indipendenza. Grazie all’ex presidente dell’amministrazione provinciale Patrizi ed all’attuale Antonio Pompeo che si sono occupati fattivamente del suo caso, la ragazza è stata assunta, seppure partime a Palazzo Gramsci. Nel tempo libero aiuta anche i genitori nel loro negozio di generi alimentari che gestiscono a Ferentino. Gioiosa, solare e di una simpatia contagiosa, Vanessa nonostante tutto crede ancora nell’amore. "Sono sicura che prima o poi questo principe azzurro che avrà rispetto di me e che mi amerà senza condizioni arriverà". Il perdono? "No - risponde con fermezza -  non si può perdonare chi ci ha fatto così male".

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