Da oltre 21 anni in attesa dell'indennizzo dall'assicurazione. Disperato un 73enne ciociaro

La kafkiana vicenda di un frusinate che non ha ancora percepito un euro dalla sua assicurazione per le lesioni subite a causa di un sinistro successo nel lontano marzo del 1997

Superata anche quota “21”, ma ancora “zero assoluto”. Quando gli è capitato quell'incidente era un altro “millennio”, aveva ancora corso la lira e lui di anni ne aveva 52 e mai avrebbe pensato V. F., oggi 73 primavere, il frusinate protagonista di quest'assurda vicenda, di doversela trascinare per il resto della vita e che dopo ben ventun'anni non sarebbe stata ancora scritta la parola fine.

Un record negativo

"Se non siamo di fronte al (mancato) risarcimento più lento del mondo, poco ci manca: un record in negativo, un esempio emblematico di assicurazione “mala e lumaca” - come evidenzia il dott. Ermes Trovò - Presidente di Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini, che da un anno e mezzo assiste il danneggiato".

L'incidente del 5 marzo del 1997

Eppure, l'automobilista aveva tutte le ragioni e sulla dinamica non ci sono mai state discussioni: V. F., il 5 marzo del 1997 nella sua città, Frosinone, stava percorrendo con una Volvo piazza Caduti di via Fani, sul lato della Banca di Roma, in direzione dell'incrocio con via Marittima; la controparte, un oggi 47enne residente a Vallemanio, procedeva a velocità sostenuta in via Marittima, proveniente dalla stazione ferroviaria, e si è immesso, peraltro contro mano, in Piazza Caduti di via Fani mancando la precedenza e centrando la Volvo. In seguito al violento impatto, oltre ai danni materiali al veicolo, il frusinate ha riportato svariate ferite ed è stato trasportato dall'ambulanza  al pronto soccorso dell'ospedale “Umberto I”, dove fu ricoverato in ortopedia con una prognosi di diversi giorni. Il malcapitato ha riportato, tra le varie lesioni, un brutto colpo di frusta, una lussazione alla spalla e, soprattutto, un trauma cranio-cervicale con frattura del condilo mandibolare destro ed infrazione del dente dell'epistrofeo: non ha potuto lavorare per due mesi e, pur essendo guarito, ha riportato postumi permanenti quali una perdita della capacità uditiva e una limitazione funzionale del movimento della spalla destra.

Dopo 19 anni ancora niente risacimento

A conferma che le responsabilità del sinistro erano “pacifiche” e il danno fisico subìto di una certa entità, per quanto riguarda l'assicurazione Rc-auto non ci sono stati problemi: la compagnia assicurativa della controparte l'ha risarcito riconoscendogli una invalidità permanente del 12%. V. F., però, aveva stipulato anche un polizza infortuni, di cui pagava regolarmente il premio e, com'era nel suo diritto, ha chiesto di essere risarcito per i danni fisici, ma sono passati i mesi, poi gli anni, la compagnia nel frattempo ha cambiato nome ma i soldi non sono mai arrivati. Nello stesso 2015, finalmente, i periti medico-legali della compagnia e del frusinate si sono riuniti collegialmente per valutare il danno permanente, ma non hanno concordato nella valutazione e la “collegiale” non ha prodotto risultati. E pochi mesi dopo l'assicurazione ha chiuso tutte le porte scrivendo che, “visto il tempo trascorso dalla data dell'infortunio, ad oggi non è possibile stabilire oggettivamente i postumi invalidanti indennizzabili secondo le condizioni di polizza”. L'unico elemento puntuale come un orologio svizzero in questa storia è la lettera di interruzione dei termini di prescrizione che l'infortunato ha sempre inviato prima di ogni scadenza.

Visita della controparte

Nel 2016 V. F., per ottenere il rimborso, attraverso il consulente personale Riccardo Vizzi, si è dunque rivolto a Studio 3A. L'assicurazione, infatti, sosteneva di non trovare neanche più la documentazione della pratica e inizialmente ha rimandato al mittente la richiesta riformulata per la liquidazione dei danni per l'invalidità permanente e temporanea, obiettando che ormai sarebbe intervenuta la prescrizione. Affermazione che invece Studio 3A ha confutato, attestando come fossero state regolarmente inviate tutte le “interruttive”, l'ultima mandata proprio il 10 maggio 2017, a conferma che la società, pur di fronte a questo caso limite del malcostume della compagine assicurative di tirarla sempre alle calende greche quando si tratta di liquidare, non ha alcuna intenzione di mollare. E si è riusciti a ottenere che la compagnia incaricasse un medico legale per sottoporre il danneggiato a una visita di controparte, svoltasi il 26 settembre 2017.

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In tribunale con un terzo perito

Ma è stata l'ennesima, vana speranza di questa “saga”: la compagnia, che pure nel proprio sito web si vanta di “seguire da vicino le persone”, infatti, prima ha ripreso a tergiversare, e quindi, lo scorso novembre, ha inviato la solita risposta sconcertante: “il nostro medico legale ha già espresso il suo parere negativo rispetto ad un eventuale indennizzo inerente l'evento occorso. Non ha quindi ritenuto necessario effettuare ulteriore visita medico legale in quanto le lesioni non sono indennizzabili”, laddove invece le lesioni fisiche del frusinate risultano ancora perfettamente accertabili. Ora si sarà anche costretti a procedere con una citazione in causa: “ma da cui non ci si può esimere – conclude il Presidente il dott. Ermes Trovò perché i diritti non vanno in prescrizione e bisogna perseguirli fino all'ultimo, tanto più quando la controparte li nega in questo modo inaccettabile. E per così tanto tempo”.

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