Lo studio come riscatto e crescita per i detenuti del carcere di Frosinone

Ieri nella casa circondariale sono stati consegnati i libretti universitari per i corsi di laurea in Lettere e Scienze Motorie

Lo studio come opportunità per dare inizio ad una nuova vita. La possibilità di acquisire nuove conoscenze, competenze e orizzonti culturali che danno forza e contenuto ai percorsi di recupero, aprendo nuove prospettive. Non si tratta soltanto di un riscatto sociale né di un modo per trascorrere diversamente la routine quotidiana che inevitabilmente si vive all'interno del carcere, per i detenuti si tratta di una sfida con se stessi. Studiare in carcere richiede una grande forza di volontà, una volontà che di certo non manca ai dieci detenuti della Casa circondariale di Frosinone che ieri hanno ricevuto i loro libretti universitari e che hanno potuto veder verbalizzati i loro primi esami. Un traguardo prezioso per loro.

La scelta

Due i corsi di laurea dell'università di Roma “Tor Vergata” tra i quali hanno potuto scegliere, Lettere e Filosofia, e per la prima volta in Italia anche Scienze Motorie. "È una grande occasione sia per i giovani che hanno modo di riprendere o iniziare un percorso di studi sia per chi è in carcere da molto tempo ed ha l'opportunità di crescere umanamente ed avere maggior consapevolezza di sè” queste le parole del Garante dei Detenuti della Regione Lazio, Stefano Anastasia. “Sono 600 i detenuti in Italia che sono iscritti all'università, di questi 150 sono quelli nel Lazio, quindi un quarto del totale, una percentuale importante rispetto al dato nazionale” ha aggiunto.

Un lavoro di squadra

Notevole la soddisfazione del direttore dell'Istituto Penitenziario, la dottoressa Teresa Mascolo, che in più occasioni ha ringraziato quanti hanno reso possibile un “momento così bello”. Prezioso il supporto del volontari delle associazioni Idee in Movimento presieduta dalla dottoressa Germana De Angelis, Idee in Movimento, capitanata dalla dottoressa Chiara Guerra e Gruppo Idee. A credere fortemente nel progetto e a sottolineare la funzionalità che va oltre la semplice attività di insegnamento ma che può aiutare a diffondere la cultura della salute, è stato il professor Sergio Bernardini, presidente del Corso di Laurea in Scienze Motorie. Rivolgendosi ai suoi studenti ha detto: “dovete essere come un virus che contagia e ed insegna in modo capillare la cultura del movimento e dell'esercizio fisico. Dovete essere persone al servizio della salute”. Il professor Fabio Pierangeli responsabile per il Dipartimento di studi di Lettere e Filosofia ha infine provveduto a verbalizzare gli esami sostenuti nei mesi passati, tutti superati con eccellenti voti, dal 27 al 30: “Questo è uno dei momenti che più rappresentano l'essenza del nostro essere docenti”. 

La testimonianza degli studenti

Parole di orgoglio ed incoraggiamento nei confronti di questi ragazzi che stanno dando grande dimostrazione del loro impegno. Parole di fiducia e non di giudizio.  
Ma ancor più di esse significative sono state le dirette testimonianze dei detenuti universitari. Un ragazzo, dalla grande vena poetica, ha letto due sue composizioni, una ispirata alla cultura che permette di essere liberi, l'altra dedicata ad una rugbista morta sul campo da gioco. Un secondo detenuto, in carcere da 11 anni, con le sue parole ha reso perfettamente l'idea dello scopo del progetto, ovvero l'opportunità di impegnarsi in qualcosa, avere un obiettivo e soprattutto scegliere di percorrere una seconda strada rispetto a quella intrapresa in precedenza che li ha portati a finire in galera.

Presenti alla consegna dei libretti anche il comandante di reparto, il dottor Giacalone, la coordinatrice dell'area educatrice, Filomena Moscato, il dottor Claudio Gallini, il responsabile del terzo settore dell'università di Tor Vergata. 


 

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