Più ore di lavoro, meno giorni di ferie, continue aggressioni agli agenti: si protesta davanti al carcere di Frosinone

Una situazione inammissibile quella che interessa gli istituti penitenziari ciociari. Ieri le sigle sindacali del comparto sicurezza hanno manifestato dinanzi ai cancelli di via Cerreto

Un sistema al collasso, che arranca ad andare avanti abbandonato dalle istituzioni. È quanto si registra all’interno delle carceri nazionali e locali che con sempre più frequenza tornano alla ribalta della cronaca per gli episodi di aggressioni, non solo tra detenuti ma ai danni degli stessi agenti penitenziari. Quaranta quelli resi noti nel Lazio solo negli ultimi mesi. Di essi quattro sono avvenuti nei penitenziari di Frosinone e di Cassino. Ad avere la peggio sono loro, gli agenti della Polizia penitenziaria che intervengono per sedare risse e che finiscono per essere presi a calci e pugni. Dati che sono sintomo di una situazione allarmante; si gridano provvedimenti di tutela per i poliziotti e per la sicurezza delle strutture carcerarie e certo non si ha bisogno di leggi che allargano le maglie della sicurezza penitenziaria.

Ieri la protesta dei sindacati

Una voce che a volte sembra afona. Si protesta, ci cerca di ottenere risposte. Si protesta come è stato fatto ieri con il sit-in che ha avuto luogo davanti alla Casa circondariale di Frosinone. Tutte le sigle sindacali del comparto sicurezza hanno manifestato dinanzi ai cancelli di via Cerreto.

Solo 10 unità in più a fronte delle 70 richieste

«Stiamo vivendo un gravissimo disagio dal punto di vista lavorativo vista la grande disparità riscontrata fra i detenuti e la presenza di personale nell'Istituto. - denuncia Cristina Celani vicesegretario locale Fns Cisl - L'incremento di 10 unità, a fronte della necessità dei 70 agenti richiesti, da parte del Dap non va a sanare il forte divario che non consente di garantire i livelli minimi di sicurezza. Si lavora ad altissimo rischio per l'incolumità personale e non riusciamo a far fronte alle gravi problematiche che quotidianamente affrontiamo».

Accordi unilaterali su orario e ferie

Nell'istituto del capoluogo oltre ad essere presenti circa 300 detenuti di alta sicurezza sono presenti molti detenuti con problemi psichiatrici che vanno ad aggravare la gestione delle sezioni. Come se non bastasse e senza alcun accordo da parte delle sigle sindacali «abbiamo subito un aumento dell'orario previsto di lavoro ed una riduzione dei giorni di ferie». È stata presa unilateralmente la decisione di aumentare di ben 12 ore l'orario lavorativo settimanale e la drastica riduzione del piano ferie estivo. Il personale dell'istituto di Frosinone, dal mese di giugno a quello di settembre, potrà usufruire di 12 giorni di congedo ordinario a fronte di 20 che dovrebbero essere garantiti per legge. Ad essere a rischio in molte occasioni è addirittura il riposo settimanale, tutto ciò incide pesantemente sul benessere del lavoratore. «Se questo istituto non è ancora collassato - aggiunge il vicesegretario Celani - è solo per la grande abnegazione degli agenti che si trattengono oltre l'orario previsto».

La chiusura degli Opg 

Più ore di lavoro, meno giorni di riposo, organico carente e la presenza di detenuti che avrebbero bisogno di un'adeguata assistenza psichiatrica venuta meno con la chiusura degli Opg in tutta Italia. Un provvedimento che ha comportato altre difficoltà in termini di risorse. Avviene infatti che ogni qual volta viene ricoverato un detenuto all'interno delle Rems c'è bisogno della vigilanza degli agenti in loco, il che vuol dire un'ulteriore dimuzione del personale all'interno dell'istutito carcerario.

Sorveglianza dinamica da rivedere

«La situazione critica - afferma Angelo Massaro segretario generale Fns Cisl di Frosinone - viene aggravata dai numerosi episodi di aggressione. In questo senso andrebbe rivista anche la sorveglianza dinamica con le celle che restano aperte durante tutte le ore diurne. Questo tipo di vigilanza andrebbe bloccata per quei detenuti che si rendono responsabili di eventi critici». 

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