In sei mesi del 2018 ben 120 le denunce presentate al Telefono Rosa

Un dato allarmante che ci fa capire come i casi di violenza siano in aumento. Abbiamo fatto il punto della situazione con Patrizia Palombo, responsabile della sede di Ceccano

Dai primi di gennaio ad oggi sono 120 le denunce presentate alla sede del Telefono Rosa ubicato in via Giovanni Falcone a Ceccano, nei locali dell’ex pretura. "Un dato allarmante -  ha dichiarato la presidente dell’associazione Patrizia Palombo a frosinonetoday.it - che ogni giorno lavora insieme ad una equipe di esperti per aiutare tante donne vittime di violenza. Violenza che non significa soltanto percosse. 

Le tante sfaccettature della violenza

Purtroppo quest'ultima ha tante sfaccettature. Anche l’isolamento sociale ed affettivo, il ricatto emotivo, il controllo del cellulare, il controllo sul modo di vestire, le discriminazioni sociali, sono tutti campanelli di allarme che segnalano che c’è qualcosa di malato nel rapporto di coppia. Ci sono uomini che pur non avendo mai alzato un dito sulle loro fidanzate, conviventi o mogli, gestiscono ogni istante della loro vita. Gli psicologi la chiamano violenza assistita in quanto le stesse vittime si lasciano "guidare" senza poter cambiare quello stato di cose".

Cosa fa il telefono rosa

Ma oltre ad offrire un supporto psicologico (le vittime a detta della presidente debbono riappropriarsi del dolore perché diventano insensibili a questo ) ed anche logistico (sovente vengono accompagnate insieme ad i figli in strutture protette) cosa si può fare per cercare di arginare questo deprecabile fenomeno che soltanto in Italia in sei mesi ha mietuto 34 vittime?

Lo stimolo verso le nuove generazioni

"Bisogna far leva sulle nuove generazioni - ha risposto decisa la docente - bisogna educare i ragazzi alla cultura del rispetto e dell’uguaglianza. Bisogna demolire quell’immagine di donna che ancora oggi viene identificata come un oggetto da usare a proprio piacimento, che viene considerata come una proprietà da parte del maschio. A tal proposito sovente ci rechiamo nelle scuole per tenere lezioni con gli studenti su questa problematica. Da sfatare poi che la violenza sia appannaggio di un ceto sociale molto degradato e povero. Tutt’altro. Sono proprio quelli che gestiscono molto denaro a manipolare la vita di chi sta loro vicino. Ma sono anche quelli che vivono di "facciata" convinti che i panni sporchi si lavino dentro casa.

L'abolizione del delitto d'onore

Il delitto d’onore è stato abolito nel 1981. Invece ancora oggi c’è questo pregiudizio. A tal proposito ricordo il caso di una sedicenne che si era recata nella nostra associazione perché violentata da un autista durante un viaggio. La madre considerando un disonore far sapere a tutti quello che era accaduto alla figlia, non aveva voluto sporgere denuncia nei confronti dell’aggressore che a tutt’oggi continua a svolgere il suo lavoro come niente fosse".

I tanti casi risolti

Ma per un caso che non è andato a buon fine ce ne sono tanti che sono stati risolti. Qualche tempo fa grazie all’interessamento dell’associazione un marito stalker trovato con la bottiglia dell’acido in macchina pronta per essere gettata sul volto della ex, è stato condannato a tre anni di reclusione.

L'invito

"Bisogna denunciare sempre e comunque ogni tipo di prevaricazione – ha continuato Patrizia Palombo - senza "se" e senza "io". Sovente infatti le vittime di violenza si recano nell’associazione con dei profondi sensi di colpa. "Se io non l’avessi provocato non si sarebbe adirato". "Se io fossi stata più accondiscendente non mi avrebbe picchiato". Ecco queste sono frasi che andrebbero bandite dalla bocca e dal cuore perché tanto per rifarci al nostro slogan "L’amore non fa male".

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