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Coronavirus, contagi sul lavoro in Ciociaria: a gennaio altri 109 casi. Le donne sono le più colpite

Da inizio pandemia, afferma la Uil, i numeri della Ciociaria stanno incidendo per il 6,6% sul totale dei contagi regionali

Salgono a 580 le denunce di infortunio sul lavoro per il Covid 19 in Ciociaria. Rispetto al precedente focus del sindacato – che aveva analizzato questo specifico infortunio nei dodici mesi del 2020, registrando complessivamente 471 casi – nel solo mese di gennaio 2021 le infezioni fra le lavoratrici e i lavoratori della provincia di Frosinone sono aumentate di 109 unità: 81 hanno riguardato le donne, 28 gli uomini.

Da inizio pandemia  – afferma la Uil – i numeri della Ciociaria stanno incidendo per il 6,6 per cento sul totale dei contagi regionali. Nel Lazio, infatti, sono complessivamente quasi novemila (8760) le denunce dei contagi avvenuti nell’ambiente di lavoro o a causa dello svolgimento dell’attività lavorativa. Dopo Roma e la sua provincia con 6898 casi, c’è il Pontino con 632, e poi la Ciociaria vicina ai  600, mentre Viterbo ne ha totalizzati 393 e Rieti 257.

Le parole di Anita Tarquini

“Le ricadute sono pesanti – spiega Anita Tarquini, Segretaria della Uil di Frosinone – soprattutto nelle fasce di età 35-49 e 50-64 anni, che insieme hanno raggiunto da inizio pandemia 469 infezioni professionali. Minore il contagio tra gli under 34 (98 segnalazioni), mentre tra gli over 64 le denunce sono state 13”.  Dal dossier della Uil emerge una marcata differenza di genere: il virus ha colpito sul lavoro più le donne (377 denunce da inizio pandemia) che i colleghi uomini (203 casi).

Trentacinque sono stati i casi di segnalazioni all’Inail che sono poi degenerati in decessi. Sono sette in più rispetto alla precedente rilevazione. Ventotto i morti a Roma, 4 a Latina, 2 a Frosinone, 1 a Rieti. A livello nazionale per quanto riguarda le categorie di lavoratori i più esposti sono stati i tecnici della salute, gli operatori sociosanitari, i medici e il personale dei servizi sanitari. A seguire troviamo gli addetti ai servizi di pulizia, direttori e dirigenti amministrativi e sanitari.

“Il panorama è inquietante – conclude Tarquini – soprattutto se si considera che dalle statistiche sfuggono tutti quei lavoratori non assicurati all’Inail. Ma un dato su tutti fa riflettere: da quando è stato introdotto questo infortunio sul lavoro da contagio Covid, in tutto il Paese i decessi riconducibili al virus sono stati circa un terzo di tutte le morti bianche avvenute nel 2020. Visto da questa prospettiva, che sia una infezione o una caduta dall’impalcatura, il tema della normativa sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro richiede un sensibile aggiornamento. E su questo con la segreteria regionale siamo costantemente impegnati affinché il valore del lavoro vada di pari passo con quello del rispetto della vita”

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