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Le interdittive antimafia come deterrente alle infiltrazioni malavitose

Nella relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia viene dato risalto ai provvedimenti presi dal prefetto di Frosinone nei mesi scorsi

Le interdittive antimafia emesse dal prefetto di Frosinone a carico di imprenditori 'vicini' ad organizzazioni malavitose, prese come esempio nella relazione semestrale presentata dalla Direzione Investigativa Antimafia. Nel documento ministeriale come ogni anno viene dato ampio spazio alle attività di prevenzione che le forze dell'ordine mettono in campo nel frusinate.

Lincidenza di Roma e Caserta

"L’incidenza criminale registrata nel frusinate è sostanzialmente analoga a quella pontina e prevalentemente determinata dall’operatività in proiezione dei sodalizi campani con particolare riferimento al clan dei CASALESI (in particolare i VENOSA) e ai MALLARDO. Contestualmente all’operatività delle propaggini camorristiche, si registrano nel territorio diversi episodi delittuosi perpetrati da aggregazioni criminali autoctone rappresentate segnatamente dalle famiglie SPADA e DI SILVIO imparentate con le omonime aggregazioni criminali romane e pontine. Queste sebbene meno strutturate delle prime risultano attive nel racket delle estorsioni, nell’usura, nel traffico e nello spaccio degli stupefacenti talvolta in osmosi con organizzazioni mafiose. Proprio in tale ambito il 23 dicembre 2020 la DIA di Roma e i Carabinieri di Cassino hanno eseguito un decreto di sequestro nei confronti di 7 appartenenti alle famiglie MORELLI-SPADA stabilmente radicate sul territorio e dotate di una notevole capacità di condizionamento sociale. Le indagini patrimoniali sono state avviate a seguito delle operazioni “San Bartolomeo” (2019) e “Due Leoni” (2016) che avevano fatto luce su un contesto associativo finalizzato allo spaccio di stupefacenti e all’intestazione fittizia di beni. 

Le interdittive

"Il Prefetto di Frosinone ha emesso interdittive antimafia nei confronti di aziende operanti nei settori dell’edilizia e degli autotrasporti riconducibili al clan ZAGARIA, e nel settore nautico, con profili di contiguità alle cosche cutresi. Il provvedimento ha riguardato 15 immobili di cui due abitazioni una in provincia di Pescara e l’altra a Cassino, 7 terreni e un’area urbana edificabile nel cassinate, una società attiva nel commercio e nel noleggio di automobili, motocicli e veicoli industriali nuovi ed usati, 16 rapporti finanziari accesi presso istituti di credito/postali compresi conti di deposito/correnti e linee di finanziamento oltre a numerose autovetture di fatto intestate a una società ma nella disponibilità degli indagati. Il valore complessivo dei beni oggetto del sequestro è di oltre 2 milioni di euro. Nel territorio di Cassino si è registrata nel tempo una crescente presenza delle proiezioni dei sodalizi criminali campani specie del casertano".

Le attività di riciclaggio

"Nell’area risiedono soggetti appartenenti al cartello dei CASALESI, agli ESPOSITO di Sessa Aurunca, ai BELFORTE di Marcianise ma anche ai clan napoletani LICCIARDI, GIULIANO, MAZZARELLA, DI LAURO e ai GIONTA di Torre Annunziata (NA). Nel tempo inoltre numerosi sono stati i latitanti che hanno trovato rifugio nel territorio provinciale come dimostrano gli arresti avvenuti nel recente passato di esponenti di spicco legati ai clan AMATO-PAGANO, POLVERINO e ai CASALES. I traffici di stupefacenti continuano a rappresentare un’importante fonte di lucro per i gruppi organizzati attivi nella provincia. Il 6 ottobre 2020, nell’ambito dell’operazione “Requiem-Ultimatum al crimine” Polizia di Stato e Guardia di finanza hanno eseguito un provvedimento cautelare nei confronti di 25 persone indagate per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, riciclaggio ed estorsione. Altri 3 soggetti ritenuti responsabili di traffico di stupefacenti (approvvigionati presso sodalizi attivi nei quartieri napoletani di Scampia e San Giovanni a Teduccio) ed estorsione sono stati sottoposti a fermo. Le indagini hanno consentito di individuare due fazioni delle quali una locale al cui vertice vi erano pregiudicati di Sora (FR), l’altra facente capo a una famiglia di origini campane trasferitasi nel sorano nei primi anni ‘90 dello scorso secolo. Dopo un primo periodo di collaborazione nell’acquisto e nello spaccio di droga sulle varie piazze anche del cassinate e della provincia dell’Aquila i due gruppi sono poi entrati in contrasto per l’acquisizione del monopolio sulle attività di smercio. I vertici dell’associazione peraltro gestivano anche un’attività di pompe funebri ingranditasi velocemente grazie ai proventi derivanti dal traffico di stupefacenti. È del 12 ottobre 2020 inoltre l’operazione “Il Cartello di via Bellini” conclusa dalla Polizia di Stato nei confronti di 10 persone attive tra Frosinone e l’area di Ardea (RM) che dovranno rispondere di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e corruzione.

L'arresto di Elvira Zagaria

Il 20 agosto 2020 la Polizia di Stato e la Guardia di finanza hanno eseguito un provvedimento restrittivo nei confronti di una delle sorelle del capoclan ZAGARIA (clan del cartello dei CASALESI) per violazione delle prescrizioni imposte dallo status di arrestata domiciliare (OCC 1427/2020 RGAP, emessa dalla Corte di Appello di Napoli il 19 agosto 2020). La donna è stata poi scarcerata il successivo 14 ottobre 2020 per fine pena. 

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