Coronavirus fase 2, l’appello di Ance (Fr): “Imprese pronte ma serve liquidità”

L’esempio virtuoso della ricostruzione del ponte di Genova dovrà essere riproposto a livello nazionale

“Prendiamo atto dei nuovi provvedimenti del Governo e ci prepariamo a ripartire, nel rispetto delle regole e dei parametri di sicurezza, sebbene in un quadro di assoluta incertezza”. Così il Cav. Massaro Presidente di Ance Frosinone: “abbiamo evidenziato da giorni le nostre perplessità in merito programmazione della fase 2, oltre alla burocratizzazione delle procedure per la richiesta dei sussidi del Governo, che sta soffocando definitivamente il tessuto produttivo del nostro territorio ed i nostri lavoratori”.

Uno scenario surreale in cui ci troveremo a ripartire senza liquidità, ma anche senza il supporto di attività di servizio e attività di commercio al dettaglio che compongono la lunga filiera delle costruzioni. Il 4 maggio riapriranno gli alberghi ma non le attività di ristorazione e nemmeno le rivendite di prodotti e materiali per l’edilizia.  

Organizzare l’attività in trasferta oltre i confini regionali in queste condizioni sarà difficile e molto più oneroso rispetto al periodo pre-emergenza. In questo contesto si inseriscono ulteriori provvedimenti e pregiudizi “anti industriali” come l’assimilazione del contagio da Covid – 19 all’infortunio sul lavoro, con la previsione fino a prova contraria della responsabilità del datore di lavoro, a fronte di un virus incontrollabile che, di fatto, è una malattia.

Dopo l’ennesimo carosello della domenica sera, ci domandiamo se e quando arriverà liquidità alle attività produttive, quando arriverà il colpo di bazooka annunciato dal Governo, che dovrebbe aiutarci a vincere questa battaglia o, almeno, ad uscirne vivi. Si parla da anni di semplificazione e sburocratizzazione ma, anche questa volta, siamo rimasti invischiati nelle procedure e nei labirinti di carte in cui le banche continuano a giocare un ruolo centrale, nel bene e nel male.

Oltre ovviamente alle altre Istituzioni ed Enti Pubblici coinvolti, tra cui l’INPS, che non ha ancora anticipato un centesimo del trattamento integrativo salariale in favore dei lavoratori. Andando avanti così, seppure dovessero arrivare le risorse promesse dal Governo, un numero assai significativo di imprese sarà scomparso. Le banche hanno frapposto ulteriori complicazioni che stanno rendendo difficoltoso l’accesso ai finanziamenti; lo sanno tutti, tutti ne parlano e nessuno interviene.

Voglio inoltre precisare che molte nostre aziende, dopo 12 anni di crisi e due mesi di stop, in cui hanno goduto soltanto del sostegno della cassa integrazione guadagni ordinaria, arriveranno in banca in condizioni di sofferenza. Saranno sofferenti sotto il profilo finanziario anche per colpa dello Stato, che non ha provveduto a pagare i propri debiti nei loro confronti.

È questa una circostanza che voglio attenzionare, al fine di individuare un’apertura che consenta, in via del tutto eccezionale, di estendere il sostegno dello Stato anche a quelle aziende che, non per loro colpa o negligenza, si rivolgeranno al sistema bancario per acquisire liquidità in condizioni economico-finanziarie non certo brillanti.

Il Governo deve drenare vera liquidità alle Imprese e non promesse. Ne va della tenuta del settore e del Paese.  In una recente indagine condotta dalla soc. Asacert, il settore delle costruzioni che negli altri Paesi Europei è stato fortemente incentivato, in Italia soffrirà maggiormente gli effetti di questa crisi, che rischia di ridurlo ai minimi storici.

È stato stimato che soltanto il fermo delle compravendite immobiliari produrrà in Italia la perdita di 30.000 posti di lavoro. In questo contesto ribadiamo, come settore, l’esigenza di immettere liquidità e di premere sugli investimenti per infrastrutture, investimenti per il recupero e la riqualificazione delle nostre città e per la manutenzione di un territorio fragile da un punto di vista sismico ed idrogeologico.

Tutte priorità che sono evidenti, che sono state trascurate e che oggi si manifestano con il crollo dei ponti e con i disastri portati da terremoti ed alluvioni. Abbiamo l’esempio virtuoso della ricostruzione del ponte di Genova che, da questo momento in poi, dovrebbe essere replicato per la gestione di tutte le gare di appalto, superando anche le contraddizioni e le inefficienze della normativa sui contratti pubblici. Chiediamo coraggio al Governo, affinché venga disposta la cancellazione degli gli oneri a carico delle aziende per una pace fiscale estesa a tutto il 2020, senza la quale continueremo giorno dopo giorno ad accumulare debiti senza produrre. Queste sono proposte concrete formulate da noi che costruiamo opere concrete e vogliono continuare a farlo”.

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