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Lazio Pride, Boni (FdI): No alla sfilata nel centro cittadino

Appello al sindaco Ottaviani sul percorso dell'evento del 22 giugno. "Venga garantita la libertà anche di chi non vuole assistere"

Se ne parla da diverso tempo ed assieme alla costruzione della moschea in viale America Latina, quello del Lazio Pride è divenuto l'argomento più gettonato a Frosinone. Sono passati 4 mesi da quando il comitato organizzatore ha lanciato il sondaggio sui social network con il quale si chiedeva di scegliere, fra le 6 città candidate. quella che avrebbe ospitato la manifestazione per il suo 25esimo anniversario. Una volta decretata la vittoria di Frosinone il discorso è stato dirottato sulla scelta del percorso della parata, un tragitto sul quale, a due settimane dall'evento, ancora pende un grande punto interrogativo. Un arcano che dovrebbe svelarsi in queste ore, così come annunciato dal sindaco Ottaviani durante l'ultima seduta del question time di mercoledì.

Via Aldo Moro o via Adige? Meglio Casaleno

La diatriba che si protrae da settimane è su una sfilata che possa invadere con i colori arcobaleno la centrale via Aldo Moro oppure la poco distante ma secondaria via Adige. C'è poi chi, come il dirigente provinciale di Fratelli d'Italia, David Boni fa appello al primo cittadino di Frosinone affinchè venga scelta una location più periferica quale possa essere la zona del Casaleno. "Non condivido il pensiero secondo il quale il Lazio Pride possa influire sul riconoscimento dei diritti per il mondo Lgbt. Non è attraverso una sfilata, a volte condita da dimostrazioni a dir poco eccessive e lontane dal buon senso, che si sensibilizza al rispetto delle differenze e delle diversità. Mi rivolto al sindaco Ottaviani affinchè faccia in modo di garantire la libertà di coloro che non vogliono assistere passivamente alla manifestazione perchè, è bene ricordare che la libertà di un individuo termina laddove ha inizio la libertà di un altro.

Data imposta

E mi ricollego alle sue parole espresse mercoledì in Consiglio quando ha sottolineato che la data per il Lazio Pride non è stata concordata insieme all'Amministrazione bensì è stata praticamente "imposta" dagli organizzatori. Ebbene, questo potrebbe costituire un pericoloso precedente per tutti coloro che da oggi vogliono dar vita a manifestazioni o eventi culturali e di altro genere, senza tener minimanente conto delle regole e delle norme a cui attenersi. Credo che almeno sul percorso sia diritto dell'Amministrazione avere l'ultima parola nell'interesse dell'intera cittadinanza e non solo di coloro che hanno cliccato un like sui social votando per Frosinone".


 

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