Rifiuti, Ottaviani: “La Saf diventa Sar per ricevere l'immondizia dei romani”

Per il primo cittadino del capoluogo l'approvazione del bilancio avvenuta nelle ore scorse della società ambiente Frosinone ha rimarcato la volontà di continuare ad accettare i rifiuti della Capitale

“Con l’approvazione di un bilancio, nel quale si consolida la chiara volontà di continuare a ricevere i rifiuti da Roma, per circa il 40% della produzione – ha dichiarato il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani a termine dell'assemblea dei sindaci che ha portato alla rielezione di Migliorelli  – la Saf si trasforma, ufficiosamente, in Sar, ossia Società Ambiente Roma capitale. Trasformazione, questa che, seppur legittima, sotto il punto di vista commerciale e civilistico, non corrisponde più ai presupposti in base ai quali i 90 Comuni della provincia di Frosinone avevano deliberato la costituzione dell’ente.

In tutta Italia, oltre al federalismo fiscale e sanitario, vige il principio del federalismo nel ciclo chiuso dei rifiuti e, dunque, questi devono essere trattati nel luogo in cui vengono prodotti. Unica eccezione è il Lazio, in cui una provincia, ossia quella di Frosinone, viene utilizzata per compensare l’inefficienza, l’incapacità amministrativa e anche la volontà di fare altro, espressa da chi, oggi, governa la capitale. La logica del profitto ad ogni costo è compatibile, soltanto, con le aziende private, e neppure in termini assoluti, che si occupano di rifiuti, ma quando il Consorzio è pubblico e, quindi, appartiene alla collettività di un territorio, quello stesso territorio decide consapevolmente e senza sotterfugi se mettersi sul mercato oppure se chiedere un effettivo ristoro in termini di danno ambientale.

Abbiamo dato la disponibilità in assemblea a votare il bilancio e l’intero consiglio di amministrazione proposto da altri, chiedendo, in cambio, esclusivamente l’impegno scritto da parte della Saf di non accettare più i rifiuti da Roma non immediatamente, ma almeno non oltre i prossimi 12 mesi. Capiamo che gli impegni presi con chi continua a dare le carte su Roma, barando nei nostri territori, erano troppo forti da non ammettere ripensamenti, riflessioni e cambiamenti di rotta. Davanti ad una differenza di posizioni così radicale, non ci sono poltrone che tengano e siamo sicuri che il tempo e i prossimi atti che saranno compiuti dimostreranno che avevamo ragione”.

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