Area Ex Permaflex, appello di Legambiente: "non al riuso per la grande distribuzione"

Il presidente del Circolo Il cigno di Frosinone vuole avviare un riflessione con tutti coloro che andranno ad investire in questa zona

"Il Circolo Legambiente “Il Cigno” di Frosinone APS intende invitare a una riflessione approfondita tutti gli stakeholder coinvolti nella vicenda della riconversione dell'area ex Permaflex, per la quale lo scorso 24 luglio è stata deliberata da parte dell'Assemblea straordinaria del Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Frosinone la variante al PRT con l'approvazione della destinazione a servizi per l'area interessata dal progetto presentato dalla Elco S.r.l."

Queste le parole di Stefano Ceccarelli Presidente del Circolo Legambiente “Il Cigno” di Frosinone APS inviate alla stampa tramite una nota.

"Abbiamo già espresso la nostra ferma contrarietà al riuso per funzioni di grande distribuzione dell'area ex Permaflex, sottolineando come quanto proposto, sebbene ancora non chiaramente reso di pubblico dominio nei suoi dettagli progettuali e nelle reali finalità, si inquadri in un modello di sviluppo del territorio ormai superato, figlio di politiche sciagurate miranti all'espansione incontrollata del consumo di suolo, incentrate sul primato della mobilità automobilistica privata e prive dei requisiti basilari di sostenibilità e tutela della salubrità dei territori.

A tali argomentazioni se ne aggiungono ora altre, quanto mai robuste e ineludibili, che scaturiscono dall’evoluzione del quadro normativo nazionale e comunitario in direzione di una più spinta ecosostenibilità dello sviluppo economico. Ci riferiamo in primo luogo al DL 14/10/2019 n. 111 (cd. Decreto Clima) convertito nella legge 12/12/2019, n. 141, frutto della imponente mobilitazione internazionale contro la crisi climatica.

Non dovrebbe sfuggire alla platea degli amministratori degli enti locali che l'art. 1, comma 2 del suddetto decreto impone a tutte le amministrazioni pubbliche (ivi compresi i consorzi fra i comuni come l'ASI) di conformare “le attività di propria competenza al raggiungimento degli obiettivi di contrasto ai cambiamenti climatici e miglioramento della qualità dell'aria”. A nostro avviso, il rilievo e la portata di una tale norma non possono passare inosservati: d'ora in avanti, ogni progetto di iniziativa pubblica o anche solo partecipato dalle amministrazioni pubbliche che confligga con l'obiettivo prioritario di riduzione delle emissioni di gas climalteranti o che conduca ad un aumento delle concentrazioni degli inquinanti
atmosferici si configura palesemente in contrasto con il dettato normativo.

Che questo sia il caso per il progetto di cui trattasi è di tutta evidenza. Già l'ubicazione del sito, confinante con il casello autostradale, è tale da lasciar prevedere che i flussi ad esso diretti utilizzeranno l'auto privata come mezzo d'elezione. È anzi palese che l'intento della Elco sia quello di attrarre visitatori provenienti anche da lunghe distanze, proprio grazie alla vicinanza con l'A1. A ciò si aggiunga che la zona in questione non è servita da mezzi del trasporto urbano o da percorsi ciclabili, né allo stato è previsto che lo sia. Persino le opere compensatorie previste dal verbale di accordo fra il Consorzio ASI, il Comune di Frosinone e il proponente privato sono tutte esclusivamente mirate ad implementare il sistema viario nelle aree adiacenti al sito, favorendo ancora una volta solo e soltanto la mobilità privata, fonte accertata di emissioni nocive
alla salute e al clima. Infine, con riferimento all’insediamento in sé, non c’è alcuna garanzia che il bilancio di
carbonio del sito risultante dalle emissioni prodotte e da quelle risparmiate raggiunga la neutralità.

Peraltro, il Decreto Clima non rappresenta certo un caso isolato nell’attuale quadro politico/legislativo: ad esso dobbiamo infatti aggiungere la dichiarazione di emergenza climatica approvata dall’Europarlamento a novembre, gli orientamenti programmatici della nuova Commissione UE che mettono al primo posto le misure per fronteggiare la crisi climatica e, da ultimo, la mozione approvata dalla Camera dei Deputati l’11 dicembre che impegna il Governo a dichiarare l’emergenza climatica e a rafforzare il Piano energia e clima per dare attuazione agli impegni dell’Accordo di Parigi.

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Se a quanto suesposto si aggiungono le motivazioni già ribadite da questo Circolo, dalle associazioni dei commercianti e da alcune forze politiche del territorio circa le ricadute negative che l'iniziativa potrà avere sulla piccola distribuzione presente nel centro urbano di Frosinone, ne deriva la necessità di ripensare al progetto di riconversione del sito così come è stato proposto finora. Ostinarsi a investire risorse per perseguire un'iniziativa antistorica, in contrasto con l’obiettivo prioritario di contenimento delle emissioni di gas serra, indifferente all’emergenza ambientale della Valle del Sacco e, per giunta, ad elevato rischio di flop è qualcosa che il comprensorio frusinate non può permettersi. Auspichiamo quindi che la Regione Lazio e gli enti locali coinvolti ritirino il proprio sostegno all'iniziativa e ridiscutano le modalità di riconversione del
sito aprendo una consultazione pubblica con i cittadini e i portatori d'interessi diffusi operanti sul territorio. Da parte nostra, se necessario non esiteremo ad intraprendere le opportune azioni giudiziarie per imporre il rispetto integrale delle leggi in vigore".
 

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