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Snami Frosinone: “Coronavirus? Non distolga l’attenzione dai problemi basilari della sanità”

Dal sindacato dei medici una missiva alla Asl per lamentare una frequente richiesta che si fa ai pazienti degli ospedali della provincia: “Portare le medicine da casa”

Bandiere dello Snami, Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani

La sezione provinciale dello Snami (Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani), per il tramite del suo Presidente Giovanni Magnante, ha inviato una lettera alla Asl di Frosinone per segnalare “le problematiche ricorrenti da tempo circa l’approvvigionamento farmaceutico negli ospedali della provincia. In sostanza - spiega lo stesso Magnante - spesso viene richiesto ai pazienti ricoverati di portare le medicine da casa, cosa chiaramente non in linea con i minimi principi dell’assistenza ospedaliera”. Pertanto, lo Snami Frosinone chiede all’Azienda Sanitaria Locale “di affrontare la questione - si appella il Presidente provinciale del sindacato - verificando e riconducendo nei termini della norma la gestione della fornitura dei farmaci ai cittadini ricoverati”.

In tempi di Coronavirus

L'attuale situazione legata al Covid-19 - dichiara il Presidente Magnante - non deve assolutamente distogliere l'attenzione da tutte le basilari problematiche della sanità, perché la buona ordinaria amministrazione è la base essenziale su cui edificare lo straordinario. Se ci sono forti criticità nelle fondamenta dell'organizzazione sostanziale dei servizi sanitari, è semplicemente logico che queste amplifichino in maniera esponenziale le incognite in caso di eventi eccezionali, poiché il sistema non dispone di un margine di manovra di sicurezza”.

Le segnalazioni dell’utenza

“Giungono ricorrentemente - fa presente il leader dello Snami Frosinone nella lettera inviata alla Asl - segnalazioni circa la indisponibilità per i pazienti ricoverati negli ospedali della Asl di Frosinone dei farmaci loro occorrenti durante il periodo di ricovero. In particolare accade che i familiari dei degenti si rivolgono spesso ai Medici di Medicina Generale chiedendo la prescrizione di farmaci non forniti ai loro parenti dalle strutture ospedaliere”.

“Il fatto - aggiunge - coinvolge sia i medicinali di uso già abituale, sia quelli di nuovo utilizzo nella fase di terapia ospedaliera. Le richieste peraltro non sono mai accompagnate da istanze o giustificazioni formali da parte delle partiture Asl coinvolte, ma consistono in semplici richieste verbali effettuate ai familiari da soggetti mai ben identificabili riconducibili ai reparti ospedalieri. Familiari che automaticamente riversano le stesse sui Medici di Medicina Generale”.

Le ripercussioni negative

Dal punto di vista medico legale - lamenta inizialmente il Presidente Magnante - si viene a effettuare una operazione illegittima sul Medico di Medicina Generale, professionista sul quale indebitamente si ingenera una richiesta di atto medico senza doverosamente offrirgli la contezza dei profili clinici sui quali si basa, alterandogli incautamente il rapporto fiduciario con il paziente e la dovuta serenità nello svolgimento della professione, con evidente ingiusto danno lavorativo.

Dal punto di vista legale - fa presente poi - si viene a violare la tracciabilità e il controllo di qualità anche dal punto di vista della conservazione del farmaco, con ovvie ripercussioni in caso di evento avverso. Dal punto di vista della sicurezza sul lavoro - segnala in conclusione - si viene ad esporre il personale ospedaliero di gestione clinica e di assistenza a rischi lavorativi, non avendo gli stessi le dovute garanzie sulla qualità e congruità del medicinale che vanno ad utilizzare o somministrare”.

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