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Zona gialla, da giugno riaprono ristoranti e bar al chiuso: ecco le regole

Tra le varie misure quella che sta facendo maggiormente discutere riguarda l'uso della mascherina

Foto tratta da TrentoToday

Da martedì 1° giugno, con la riapertura dei ristoranti e dei bar al chiuso nelle regioni in zona gialla, ristoratori e clienti dovranno seguire le nuove regole del Comitato tecnico scientifico per la ripresa delle attività economiche e sociali. Tra le varie misure - si legge su today.it  - quella che sta facendo maggiormente discutere riguarda l'uso della mascherina: "I clienti - si legge nelle linee guida del Cts - dovranno indossare la mascherina a protezione delle vie respiratorie in ogni occasione in cui non sono seduti al tavolo tranne nei momenti del bere e del mangiare".

Ristoranti e bar al chiuso: le linee guida del Cts

Nelle linee guida alle regioni, i tecnici che da oltre anno decodificano le norme anti Covid hanno puntualizzato alcuni punti chiave per i settori che stanno ripartendo. Non solo, quindi, i ristoranti.

"Per tutte le attività - si legge - soprattutto laddove si punta progressivamente alla saturazione dei posti disponibili, e per tutti i lavoratori che non possono mantenere il distanziamento interpersonale previsto, bisogna considerare il possesso di uno dei requisiti per il green certificate. Per tutte le attività, inoltre, resta inteso che devono essere usati, da parte dei lavoratori, i dispositivi di protezione individuale previsti in base ai rischi specifici della mansione, nonché conformi alle prescrizioni del medico competente".

Per la ristorazione e le cerimonie, il Cts sottolinea che nello svolgimento del servizio sia a pranzo che a cena occorre "definire il numero massimo di presenze contemporanee (all’aperto e soprattutto al chiuso) in relazione ai volumi di spazio e ai ricambi d’aria ed alla possibilità di creare aggregazioni in tutto il percorso di entrata, presenza e uscita". Non si indica un numero massimo di persone per tavolo, al momento non più di 4. Si raccomanda di "rendere disponibili e obbligatori prodotti per l'igienizzazione delle mani per i clienti e per il personale anche in più punti del locale".

Il Cts raccomanda anche l'accesso tramite prenotazione e di mantenere l'elenco dei clienti per 14 giorni. I clienti "dovranno indossare la mascherina a protezione delle vie respiratorie tranne nei momenti del bere e del mangiare".

Per le cerimonie è "consentita la partecipazione solo a coloro che sono in possesso di uno dei requisiti per la green card" e serve "definire il numero massimo di presenze contemporanee in relazione ai volumi di spazio". Per le spiagge e gli stabilimenti balneari serve "definire il numero massimo di presenze contemporanee (all’aperto e soprattutto al chiuso) in relazione ai volumi di spazio e ai ricambi d’aria ed alla possibilità di creare aggregazioni in tutto il percorso di entrata, presenza e uscita".

Ristoranti al chiuso e mascherina: la regola che fa discutere

"Ma il Cts pensa davvero di riaprire i ristoranti al chiuso costringendo i clienti a mangiare abbassando e risollevando la mascherina per ogni singolo boccone? Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere!", ha scritto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti su Twitter.

Anche tra gli esperti, la regola ha suscitato perplessità: "Sono rimasto francamente colpito dalla decisione del Cts di far indossare all’interno dei ristoranti, quando si è seduti al tavolo, la mascherina tranne nei momenti del bere e del mangiare. Saranno cene in maschera o forse, potremmo pensare a progettare delle mascherine con la fessura per il cibo e magari bere con la cannuccia? Tutto questo è ridicolo e pericoloso. Si tratta di una proposta imbarazzante senza alcun fondamento scientifico che genera solo paura e confusione", è il commento di Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova. Se questa proposta "sarà adottata, coprirà l’Italia di ridicolo rispetto al resto d’Europa e del mondo. Sarebbe un’altra brutta figura del Cts...solo l’ultima di una lunghissima serie - ha chiosato -. Ma perché in Italia troviamo sempre il modo solamente di complicare e mai di aiutare a capire e a semplificare?".

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