Il tempio dei valori.

Un altare da ammirare ed eternare nonostante le difficoltà dei nostri tempi. La tradizione incide il marmo della vita di ogni italiano.

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Un altare da ammirare ed eternare nonostante le difficoltà dei nostri tempi. La tradizione incide il marmo della vita di ogni italiano.

Mercoledì scorso si è tenuto un incontro organizzato dall’associazione “Passione Italia” presso la sala dell’istituto Santa Maria in Aquiro (Senato della Repubblica).

Il tema della riunione ha aperto diversi spunti di riflessione riguardo alla difesa dell’identità italiana e dei valori patri. Il senatore Francesco Aracri, il professor Marcello Veneziani e il direttore de “Il Tempo” dottor Gian Marco Chiocci sono intervenuti e hanno espresso le proprie considerazioni.

Alla fine del convegno, i relatori hanno risposto alle domande degli ospiti. Vista l’opportunità, ho chiesto a Veneziani se negli ultimi anni si sia persa la tradizione che da sempre rende noi fieri di essere italiani.

Il professore, mai sprovvisto di analisi efficaci, ha affermato che oggi non viviamo momenti felici, tuttavia il mito dell’Italia è vivo. L’italianità salva e affascina ancora. La tradizione c’è, benché spesso sia nascosta dietro alle nebbie di una società fin troppo progressista e razionalista.

La sua risposta ha colto esaustivamente nel segno. La bellezza di essere italiani è un vanto e come tale deve essere ostentato con fierezza. Il passato ha dato a noi la gloria di numerosi successi e ciò che è stato motivo di orgoglio non deve essere obliato in nome di un progresso sovente cieco. È necessario essere al passo con i tempi, ma senza dimenticare tradizioni e radici. La tradizione si fonda sulla continuità fra passato e futuro, soprattutto si conserva nel presente. Inoltre, suscita negli individui emozioni intense, le quali rafforzano il legame identitario di una comunità. È un viaggio in cui non si perde mai di vista l’arrivo e non si dimentica l’emozione della partenza. Il ricordo resta vivo, la memoria non invecchia. I giovani devono essere l’anima della tradizione. Il loro entusiasmo è vitale per il prosieguo della corrente di princìpi tramandati di padre in figlio.

Ciononostante, viviamo in una società mista a causa di scelte politiche errate e smarrimenti collettivi. Troppi indugi, false aspettative. In particolare, le operazioni militari in Medio Oriente e in Nord-Africa si sono rivelate autolesioniste. Sono stati eliminati dei regimi che, malgrado tutto, hanno tenuto a bada gli equilibri sociali per decenni. La cospirazione accanita contro Gheddafi è un indubbio esempio.

Ora siamo costretti a combattere un’emergenza immigratoria inarrestabile, che lede la nostra identità. Sicuramente la geografia non è dalla nostra parte: l’Italia è posta a metà fra due culture molto diverse, quella cristiana europea e quella islamica mediorientale. La nostra penisola è una porta d’accesso a confessioni e ideologie assai differenti dalle nostre.

La mancanza di confini geografici che delimitino le diversità confessionali ha comportato una diffusa multietnicità, realtà culturale varia e difficile da gestire. Per di più, siamo in un periodo di allerta terrorismo. Gli sbarchi incontrollati rappresentano un serio pericolo per il nostro Paese, dal momento che il fanatismo agisce sulla paura e mira al nichilismo dell’individualità e della tradizione occidentale.

Rebus sic stantibus, è opportuno rimediare al più presto. È duro guardare in faccia la realtà, eppure è l’unico modo per affrontarla. Non c’è più spazio per meschini doppi giochi.

Probabilmente, oltreché attraverso politiche di controllo dei flussi migratori, l’alterazione della nostra identità andrebbe combattuta con il rispetto dei valori patri. Se ogni cittadino valorosamente italiano si aprisse a ideali di libertà, famiglia e tradizione, il nostro esercito non avrebbe bisogno di imbracciare le armi. Il nostro sangue non è un castello di sabbia, il vento non incute timore. Noi siamo la nostra difesa, le nostre idee, i nostri baluardi. Naturaliter.

Domenico Ercoli

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