Pastena, "Niente slot nel mio bar": la tenace scelta di Simone

Ha tolto tutte le macchinette dal suo locale preferendo avere la coscienza a posto e dormire tranquillo piuttosto che qualche centinaio di euro in più in cassa

Simone ed il sindaco Gnesi

Un'iniziativa che va in controtendenza e che potrebbe diventare un esempio per molti nel cercare di combattere la piaga sociale del gioco d'azzardo. Una vera e propria patologia che non viaggia da sola e dalla quale, come accade per le altre forme di dipendenza, si generano altre problematiche come la perdita del lavoro e degli affetti. A raccontare la tenace decisione presa dal gestore di un esercizio commerciale di Pastena è il sindaco Arturo Gnesi.

Una scelta coraggiosa

"Dopo la pubblicazione dei dati allarmanti riguardo alla patologia del gioco di azzardo che si allarga a macchia d'olio e che divora, anche a Pastena, centinaia di migliaia di euro, Simone ha fatto una scelta coraggiosa e controcorrente. Da qualche mese ha in gestione un bar a Pastena, al centro del paese, e all'interno già erano piazzate tre slot machine regolarmente autorizzate da una legge miope e avida che sfrutta le debolezze della gente per arricchire il fisco. Lo Stato spenna i cittadini trattenendo il 10% dagli introiti del gioco d'azzardo.

I provvedimenti dell'Amministrazione

Dopo il monito lanciato dal vescovo di Gaeta, Luigi Vari e dal responsabile della Caritas don Alfredo Micalusi, la nostra amministrazione ha deciso di porre delle limitazioni all'uso delle slot machine e alla vendita dei gratta e vinci. Il giovane Simone dapprima ha candidamente ammesso che per un locale pubblico il gioco d'azzardo rappresenta una sicura fonte di reddito utile per chi investe in attività commerciali che soprattutto nei piccoli centri fanno fatica a far quadrare i conti. Tra costi di gestione, personale e tasse ogni mese bisogna tirar fuori somme certe di denaro per mantenere a galla il bar. Simone, come altri, ha fatto un ragionamento ineccepibile però alla fine ha considerato che la presenza delle "macchinette da gioco" rappresentano per alcuni solo un mezzo per dissipare lo stipendio togliendo pace e pane alle famiglie.

La scommessa vinta con la coscienza

A buttare i soldi non sono i ricchi, i benestanti, le classi agiate, ma trovano sfogo in questo perverso meccanismo le fasci sociali più deboli, spesso i precari e i disoccupati che inseguono il sogno della vincita milionaria. A Pastena, come nel Lazio è raddoppiato nel corso del decennio il giro di affari del gioco d’azzardo, e nell’ultimo anno anche il numero dei giocatori. Simone ha alla fine compreso che la dipendenza dal gioco e dalle slot machine, dalle scommesse on-line, dalle lotterie e dai gratta e vinci,  bruciano i miseri guadagni dei giovani e producono miseria e disperazione. Ha tolto tutte le macchinette dal suo bar dicendo che vuole avere la coscienza a posto, vuole dormire tranquillo anche se a fine giornata avrà in cassa qualche centinaio di euro in meno. È una scelta onesta e coraggiosa segno che anche negli affari è importante avere un'etica e agire per il bene della collettività".

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