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Mercoledì, 17 Aprile 2024
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Pontecorvo, primi passi per il riconoscimento della Dop per la mozzarella di bufala

Avviato il procedimento per ricomprendere il territorio comunale del disciplinare del consorzio

I tempi saranno lunghi, ma il percorso per ottenere il riconoscimento della Dop al latte di bufala prodotto a Pontecorvo è definito. Al tavolo promosso dal consigliere delegato all’agricoltura, Gaetano Spiridigliozzi, c’erano gli allevatori e l’agronomo Angelo Ripa, consulente tecnico incaricato. Sarà l’amministrazione comunale ad avviare l’iter per ottenere che anche il comune di Pontecorvo sia inserito nell’areale del disciplinare della Denominazione di origine protetta, che già comprende Roccasecca e Castrocielo. Il primo atto è la richiesta formale al Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop. Sarà poi il Consorzio ad interessare la Regione Lazio che, a sua volta, inoltrerà istanza al Ministero delle politiche agricole. L’atto conclusivo è la valutazione in sede di Unione Europea. Un iter complesso, con tempi lunghi. Nonostante la consapevolezza della difficoltà del percorso, le parti hanno manifestato ferma intenzione di procedere, delegando consigliere e sindaco a incardinare il procedimento amministrativo. A Pontecorvo si contano 8 allevamenti per oltre 1.000 capi bufalini. Una realtà produttiva che assicura posti di lavoro e che contribuisce significativamente al pil agricolo locale, considerando che il valore del latte si aggira mediamente su una quotazione di 1,80 euro/litro. “Sarà fondamentale produrre adeguata documentazione che – spiega Spiridigliozzi – attesti la storicità degli allevamenti e della produzione anche nelle nostre campagne. La storicità sarà elemento dirimente e soprattutto da quello dipenderà la riuscita dell’iniziativa”. Gli allevatori sperano nel risultato “non tanto perché la Dop comporterà la rivalutazione del latte euro/litro, ma perché la Denominazione è garanzia di poter vendere sempre e comunque il latte. Oggi – hanno rimarcato i produttori – noi non abbiamo la certezza della continuità della vendita del prodotto perché le aziende escluse dal perimetro consortile sono le più esposte alle oscillazioni del mercato e, a causa della mono committenza, quelle costrette a subire le decisioni unilaterali dell’industria di trasformazione”.   

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