L'allarme di Confagricoltura: la produzione del vino ciociaro a rischio

L'export delle cantine nostrane è stato quasi del tutto azzerato dalla Pandemia

S.O.S da parte del settore vitivinicolo della provincia di Frosinone. Da nord a sud prodotti quali Cesanese e Cabernet annoverati tra le eccellenze dell’enogastronomia ciociara, apprezzati sull’intero territorio nazionale ed internazionale, rischiano di restare chiusi nelle cantine dei vinificatori ciociari. Export quasi azzerato nella prima ondata della pandemia, distribuzione sul circuito Ho.Re.Ca. tutt’oggi con saldo negativo a causa delle restrizioni imposte alle attività di ristorazione e agli agriturismi. Una situazione insostenibile per rimediare alla quale Confagricoltura ha chiesto interventi decisi al Governo. L’organizzazione di tutela e di rappresentanza delle imprese agricole ha proposto una serie di interventi, come la rinegoziazione del debito, la sospensione delle rate per 12 mesi, la concessione dei contributi in conto interessi, l’attivazione del pegno rotativo anche per il vino e lo sviluppo di garanzie sui crediti. Si è inoltre attivata per l’avviamento della vendemmia verde, anche parziale, per un sostegno allo stoccaggio dei vini di qualità e per una possibile distillazione di crisi accompagnata da un’adeguata riduzione delle rese per ettaro. Il drammatico momento è descritto da alcuni produttori di vino assistiti da Confagricoltura Frosinone:

“Il Covid – spiega Antonio Russo Marino titolare della sua azienda agricola di Cassino – ha avuto un impatto fortissimo, che diventa ancora più grave se consideriamo che l’uva non ha problemi di virus e continua la sua vita”. L’industria vinicola è tra le eccellenze italiane nel mondo. La pandemia ha bloccato un settore in forte ascesa. Con il turismo fermo e le città vuote, si sono bloccate le forniture a ristoranti, bar e hotel. Sono crollate le esportazioni. Oggi, a, pagare il prezzo più alto della crisi Covid sono i vini di qualità. “Parliamo di quelli consumati quando si è in compagnia, in cene di rappresentanza o ai matrimoni. Si beve anche in casa, certo, ma non si aprono bottiglie importanti che si ordinerebbero al ristorante. E poi il nostro settore è legato al turismo, che ora è ridotto al lumicino. Il turismo per noi è fonte di consumo, ma anche di indottrinamento. Oggi tutto questo viene a mancare”.

Il produttore di Ripi Marco Fratarcangeli sottolinea un altro aspetto: “Gli spazi a disposizione delle cantine per lo stoccaggio delle bottiglie sono ormai esauriti a causa degli anni di vendite inferiori alla produzione. Cantine e aziende, dunque, non possono accogliere la totalità del nuovo raccolto. "Questa situazione è paradossale se pensiamo che la vendita dei vini ciociari sono sempre molto apprezzati le vendite di vino bianco sono in aumento mentre quelle del vino rosso sono stabili. Mi preme sottolineare che il coronavirus accentua solo quelle che sono da anni le problematiche del settore. Gli ultimi cinque anni sono stati contraddistinti da importanti cambiamenti climatici e questo ha sicuramente influenzato i quantitativi vendemmiati più di quanto noi riusciamo ad influenzare il consumo”.

Paolo Perinelli, titolare dell’azienda Casale della Ioria di Acuto sottolinea: “La chiusura dei canali distributivi ha fermato la vendita dei vini di qualità. Il grande problema è rappresentato dall’Ho.Re.Ca che da mesi ormai è totalmente fermo. Troppo il vino invenduto e anche per l’export all’estero le cose non vanno affatto bene. La fatturazione in questo periodo, rispetto al 2019, ha subito un calo del 70 percento”.

“Condividiamo - spiega il presidente di Confagricoltura Frosinone Vincenzo del Greco Spezza – la necessità di una strategia dedicata al comparto vino, condivisa con la filiera e il ministero degli Esteri e l’Ice, per una ripresa forte del settore in tempi rapidi. Se l’Italia si conferma primo produttore mondiale in termini di volumi, sul fronte export sono necessarie rapidità decisionale e risorse adeguate per migliorare le performance del settore, fortemente penalizzata dalla pandemia”. Diciamo sì ad una promozione coordinata del vino italiano nel mondo con metodi e strumenti all’avanguardia, ma anche misure più snelle per utilizzare al meglio le risorse all’interno del nostro territorio: “L’Ho.Re.Ca - sottolinea del Greco Spezza - rappresenta un canale essenziale per le imprese vitivinicole e ben vengano le attenzioni per il comparto, tuttora in sofferenza. Pet questo dobbiamo essere in grado di mettere in campo nuove idee per rilanciare il settore anche in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, con idee che possano andare dalla domenica in vigna alla degustazione in vigna fino alla creazione di una rete tra le aziende associate”.

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