Roma, quando i cittadini sono stanchi di degrado e sporcizia la risposta è “Retake”

Roma, 8 febbraio – Le strade di Roma sono ormai da anni preda di un costante degrado che ha portato la Capitale ad un luogo privo di cura e, molto spesso, abbandonato a se stesso. Sporcizia, cartacce, immondizia e vandalismo sembra abbiano ormai...

Retake Appio Latino Tuscolano

Roma, 8 febbraio – Le strade di Roma sono ormai da anni preda di un costante degrado che ha portato la Capitale ad un luogo privo di cura e, molto spesso, abbandonato a se stesso. Sporcizia, cartacce, immondizia e vandalismo sembra abbiano ormai preso il sopravvento su numerosi quartieri, se non su quasi tutto il territorio, riducendo una delle più belle città del mondo allo squallore assoluto.

A ciò si affianca la pubblicità aggressiva, la cartellonistica abusiva e vetrine di negozi imbrattate dai “writers” di turno. Una situazione ormai che ha portato i cittadini allo stremo, ostaggi di una mancata cura del bene comune. Per non parlare del fatto che gli abitanti, in primo luogo contribuenti, corrispondono delle tasse per la manutenzione del verde, l'immondizia, ecc., che a nulla sembrano valere.

Quando a monte i problemi non vengono affrontati, e il Comune fa orecchie da mercante, la sola e unica risposta è Retake. Si tratta di un movimento di cittadini spontaneo, apartitico, che promuove il decoro urbano, l'orgoglio civico, il volontariato e l'educazione. I volontari, all'interno del gruppo Facebook “Retake Appio Latino-Tuscolano”, partecipano attivamente riqualificando aree del quartiere, riportando decoro e civiltà dove prima è passata la maleducazione.

Federico Aveni Cirino, uno degli amministratori del gruppo, ha spiegato le motivazioni alla base di esso, e cosa spinge i cittadini a partecipare in prima linea per il recupero del territorio.

Come e quando accade che alcuni residenti del VII Municipio decidano di formare una comunità per il decoro del quartiere?

Sulla scia del primo gruppo creato da “Mamma Retake’’ Rebecca Spitzmiller nel 2009, nel Giugno dello scorso anno nascono e si diffondono gruppi di quartiere per tutta la città. Coinvolto e disperato per quella che era una situazione romana di degrado e lassismo rispetto ad affissioni abusive, tag e sporcizia diffusa, colsi “la palla al balzo” aprendo su internet una semplice e preziosa pagina relativa al mio quartiere, “Retake Roma Appio Latino -Tuscolano’’. Ad oggi, la pagina, è amministrata e resa viva da un bel gruppo di persone instancabili e piene di energie, che a conti fatti contribuiscono e hanno contribuito a tener vivo il movimento di uno dei maggiori gruppi della città, con iniziative fra le più variegate, che hanno coinvolto dai bambini agli adulti, dalle strade, alle scuole, agli spazi verdi. Il fermento per la salvaguardia di Roma ha trovato così sfogo online per spostarsi subito in strada, e arrivando in breve, da un piccolo gruppo di 5 persone che eravamo ad a un consistente numero di volontari che settimanalmente danno vita ai Retake. Considerata poi l’ampiezza della nostra zona, accade che di settimana in settimana vengano organizzati anche più eventi nello stesso giorno e allo stesso tempo.

Qual è stata l'ispirazione per il nome del vostro gruppo?

Retake Roma omaggio all’americanità energica di Rebecca è letteralemente “Ripenditi Roma!” uno “slogan’’ che proprio lei ha coniato a suo tempo, con questa specifica accezione che nell’uso inglese non è propria del termine. Appio Tuscolano invece è proprio in riferimento alla grande porzione di città di cui faccio e facciamo parte e che si estende da Porta San Giovanni, lungo le due arterie consolari Via Appia Nuova e Via Tuscolana fino al Grande Raccordo Anulare.

Come viene recepita questa vostra serie di interventi da parte del quartiere?

Con vivo entusiasmo dalla stragrande maggioranza delle persone. Dagli apprezzamenti dei più anziani che domandano chi siamo e ci ringraziano ammirati, ai più giovani incuriositi che si informano su come partecipare, fino a coloro che vogliono sostenerci a tutti i costi, in qualche modo, pur non potendo in prima persona. E poi troviamo anche le polemiche, a tratti comiche, di quelli che si lamentano dello stato delle nostre vie “co tutte le tasse che uno paga’’ , ma non è questo il punto, il punto è che è bello farlo, è giusto, divertente, e ti mette proprio in una bella e sana relazione con la tua città, il tuo spazio pubblico, e ciò che ti circonda.

In che modo riuscite a sostenere i costi per effettuare le attività di pulizia e riqualificazione?

Autonomamente con l’acquisto di strumenti, come pettorine e raschietti, ma anche attraverso donazioni di materiali o campagne di crowdfounding, volendo citare la recente e ben riuscita raccolta fondi avvenuta online, un successo che ha visto quasi raddoppiare il tetto massimo di 1500 euro, pensati per acquistare, tra le altre cose, la prima idropultrice del gruppo. E con una piccola parte dei fondi, proprio in uno degli ultimi retake della zona, è stato possibile rimettere a nuovo le ampie fioriere di Via Tuscolana da troppo tempo ricettacolo di rifiuti, con la successiva piantumazione di essenze di vario tipo. Una retaker paesaggista si è anche occupata di scegliere le piante più belle e coriacee adatte all’intervento.

Hai accennato al fatto che alcune persone, partendo dal presupposto che vengono pagate le tasse, spesso fin troppo salate, trovano discutibile il fatto che ci siano cittadini che a loro (ulteriori) spese rimedino alle mancanze del Comune. In quest'ottica, pensi abbiano ragione o meno?

Comprendo il senso di abbandono e frustrazione che a volte può suscitare lo stato delle cose a Roma, e parimenti mi rendo conto di una lontananza e forma di insensibilità e quasi scarso senso di appartenenza dei Romani rispetto alle proprie strade e quartieri, cosa che è anche comune percepire nelle grandi città e che porta a un non interesse al minimo contributo attivo per lo sviluppo delle stesse. Questo pensiero possiamo smentirlo, almeno in parte, se pensiamo a realtà come Retake, movimento con il quale, chi vive questa città, dimostra di sentirla propria e di voler contribuire attivamente al suo funzionamento e splendore, e dimostra di saperlo fare anche bene, e con la cura di chi conosce minuziosamente, la propria zona , il giardinetto o la villa di quartiere, come anche la città intera. E credo che a conti fatti, il nostro funga da vero stimolo per le amministrazioni, proprio in quanto proveniente dal basso. E poi c’è il principio di sussidiarietà, citato nell’art. 118 della nostra Costituzione, principio che si è andato affermando nella società moderna e contemporanea , e che evidenzia come un ente inferiore , laddove capace di svolgere bene un compito, debba solo che essere sostenuto dall’ente superiore.

A volte accade che, dopo aver riportato un'area alle sue origini, quindi ripulita, qualcuno riprenda le vecchie abitudini e deturpi nuovamente quel luogo. Quali potrebbero essere metodi o accortezze per evitare comportamenti recidivi?

Volendo citare la teoria delle finestre rotte, tanto amata da noi Retaker, secondo la quale un luogo soggetto a degrado potrà solo che attrarre a sè atti vandalici, e viceversa per un luogo custodito, mi sento di sostenere, che la vera soluzione provenga proprio da quei luoghi, che non parlando di degrado, ma di cura, sono come uno scudo per gli atti vandalici stessi. È un po’ quella sensazione che proviene da certe piazze o vie dei nostri centri storici, belle e pulite, lì un po’ tutti hanno un moto di cura e rispetto, e attenzione al non gettare anche solo una cicca di sigaretta a terra.

Avete mai pensato a delle iniziative rivolte alle scuole per educare bambini e ragazzi al decoro urbano?

Assolutamente, e già molteplici sono state le iniziative che hanno visto coinvolti proprio i bambini come motore principale delle attività. Alla scuola Antonio De Curtis i giovani studenti si sono dedicati al ripristino delle mura perimetrali che, per l’occasione, sono state portate a nuova vita con pitture e decorazioni. Iniziative simili sono state poi anche effettuate alla scuola Giuseppe Verdi di Via Bobbio, e alla Mater Divini Amoris di Via Lemonia, dove in quest’ultimo caso, è stata proprio un’insegnate del plesso a contattarci pensando di sensibilizzare i suoi studenti.

Per quanto riguarda il rapporto con i commercianti, avete mai provato a fare proposte per fare in modo che ognuno preservi e mantenga pulito lo spazio antistante il proprio esercizio, come del resto avviene in altre città sia italiane che europee?

Sì, è avvenuto e abbiamo preparato e dato loro volantini informativi, alcuni hanno ben accolto la cosa e si sono dimostrati interessati alla manutenzione o a portare avanti autonomamente idee di riqualificazione e abbellimento. Su Via Genzano nella zona di Colli Albani ma anche nel resto del municipio ho pure assistito a sporadiche iniziative autonome dei commercianti , alcune riuscite altre meno, a volte non perseverando si rischia di rimanere in qualche modo sconfitti, da quelli che rubano la piantina come da quegli altri che imbrattano e deturpano il lavoro fatto con tanta dedizione.

La civiltà, oggi, è una caratteristica manchevole in molte persone. Pensi sia una mancanza di educazione da parte delle famiglie che non tasmettono la cultura del bene comune, anche grazie a esempi concreti errati (ad esempio buttare cartacce per terra), o si tratta semplicemente di una perdita di valori da riscoprire?

Penso che in una buona parte degli Italiani di città, ci sia un problema di ineducazione al senso di bene comune, che poco viene trasmesso e percepito nelle grandi realtà come la nostra, dove succede anche che i luoghi e i quartieri con standard inadeguati e mal collegati presentino un’identità piuttosto indefinita. Per una sorta di imprinting culturale, noi, al contrario di altre popolazioni abbiamo l’idea del bene privato intoccabile che è da preservare, e della strada come porto di mare e terra di nessuno. Siamo abituati a disporre del bene pubblico con una confidenza che sarebbe anche peculiare se non sfociasse nel non rispetto e nella deturpazione. Da bambino ricordo un brutto rimprovero dell’insegnante alla scuola elementare per la mia tendenza a disegnare sul banco, mi sembrava una cosa innocua e probabilmente lo era, il problema è che il salto può essere breve, e dalla matita si passa ai pennarelli, alle incisioni e così via. Si pensa di poter disporre senza rispetto di tavoli sedie e dotazioni varie, e sarà anche un discorso trito e ritrito ma è grave il concetto di fondo, noi a conti fatti pensiamo che quello che è di tutti non sia di nessuno, e poi ritrovi che anche all’ università, frequentata quindi da giovani adulti, pure la più recente e curata, ritrovi tavoli belli e nuovi già diffusamente incisi e che fra 10 anni saranno già da cambiare.

Quali sono i prossimi progetti in cantiere e le aree che a breve verranno riqualificate?

Fra i prossimi progetti ce n’è uno in cantiere a cui tengo, un altro green retake proprio a Largo dei Colli Albani. Vogliamo andare in aiuto del senzatetto Gonzalo, ex giardiniere che ha iniziato una riqualificazione delle aiuole attorno al mercato, il suo è un lavoro già strabiliante che ha visto nascere un area con prato inglese fiori e piante (e addirittura addobbi natalizi sotto le feste). Ora ha bisogno di un ulteriore supporto per ridare vita agli appezzamenti pieni di sterpaglie lì intorno e ovviamente per noi è un onore prestarci.

Sabrina Spagnoli

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