Sanità, lettera a Zingaretti: "Basta con gli ospedali di serie A e di serie B"

Carmine Di Mambro, promotore del registro dei tumori, scrive al governatore del Lazio illustrando la situazione di estrema difficoltà in cui versano i nosocomi in provincia di Frosinone

Riflessione del "consigliere coraggio" Carmine Di Mambro sullo stato della sanità regionale e provinciale, frutto di una esperienza personale da cui emergono luci ed ombre segnalate a chi potrebbe farne tesoro e rimediare: al presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti.

La lettera

Carissimo onorevole, la sanità regionale si esprime a due velocità e in questo percepisco un chiaro intento di privatizzare  il sistema sanitario laziale partendo dalle province. Prima di fare un certo discorso, desidero esprimere un sincero pensiero di gratitudine verso coloro che, in maniera diversa, in quest'ultimi anni nell'ospedale 'Gemelli' (sanità privata) di Roma si sono presi cura di me mostrando, professionalità, sensibilità, impegno e anche abnegazione per affrontare al meglio i problemi e alleggerire le sofferenze. In queste ultimo periodo frequentando costantemente ospedali della provincia di Frosinone, ho appurato così come altri pazienti e loro familiari, molteplici criticità concernente le suddette strutture e quindi il sistema sanitario provinciale. Augurando un rimedio in tempi celeri, la situazione è sotto gli occhi di tutti e non è giustificabile solo con i tagli irragionevoli e i contenimenti finanziari che vengono da Roma, con relative carenze provocate dai governi regionali che si sono succeduti.

I tunnel della burocrazia

Tutto questo accade in una società che invecchia sempre di più e alle prese con l’aumento dei costi delle cure sanitarie. Con famiglie che hanno difficoltà a fronteggiare le problematiche dell’assistenza, in particolare agli anziani, con le categorie dei più deboli sul piano sociale ed economico che non hanno la minima possibilità di accedere ai servizi e affrontare i tunnel della burocrazia sanitaria. Situazione che in provincia di Frosinone determina anche (soprattutto) il fenomeno dell’emigrazione sanitaria per farsi curare altrove, quasi sempre negli ospedali della capitale o comunque in cliniche private. Per esperienze pregresse posso affermare che criticità ed eccellenze esistono dappertutto. Spesso le criticità dipendono non solo dalle risorse sempre più risicate, ma, a livello locale, soprattutto da una precaria organizzazione generale e una gestione del personale insufficiente e bloccato dal turnover finanziario. Un personale che, al di là della professionalità, deve assicurare anche tanta passione e disponibilità, nonostante turni di lavoro che richiedono sacrifici sul piano della resistenza fisica e non solo. È risaputo, infatti, che quello del medico  dello staff infermieristico e di assistenza non è solo un lavoro ma costituisce una attività che richiede aggiornamento e tanta dedizione. La dedizione l’ho notata anche in maniera forte, nella maggior parte degli operatori degli ospedali della provincia di Frosinone.

I pochi mezzi di soccorso

Per essere più preciso, attraverso questo intervento desidero segnalare le situazioni che anche molti altri cittadini e pazienti hanno colto e condiviso.Innanzitutto va detto che gli ospedali provinciali sono dotati di pochissime ambulanze per il servizio del 118: se serve una in più di quelle in dotazione deve arrivare da associazioni private , e lascio ai lettori la libertà di fare le proprie riflessioni economiche. 
Liste d'attesa infinite per qualsiasi tipo di esame (al contrario di quello pubblicizzato in questi mesi), a volte attese spasmodiche anche da parte di pazienti ricoverati che continuano a fare avanti e dietro tra reparti e ambulatori che costringono le persone a rivolgersi in strutture private. Reparti che vengono riaperti a periodi o vengono chiusi definitivamente. Reparti con medici limitati a un turno di lavoro.

Le ore di attesa

Inoltre, quasi sempre si è sottoposti a lunghe attese spasmodiche al Pronto soccorso; in questi giorni non c’erano lenzuola pulite perché, come mi è stato riferito, la lavanderia era chiusa; le finestre delle stanze che ospitano i malati sigillate con il nastro per fronteggiare diffusi spifferi d’aria; porte con maniglie divelte o malfunzionanti; bagni per i visitatori e ascensori fuori uso per diversi giorni a causa dell’affidamento della manutenzione a un solo addetto(di società privata), che deve occuparsi anche della manutenzione generale; spesso è carente o mancante la segnaletica interna; vi è mancanza di carta igienica anche nei reparti; in alcune camere gli ammalati sono senza televisore o ancora peggio sprovvisti di campanello di emergenza. 

La scarsa igiene

Anche la pulizia dei reparti non è sempre curata al meglio perché il personale(società private) è limitato e spesso in part-time, in poche ore dovrebbe effettuare la pulizia di diversi piani dell'ospedale, umanamente impossibile; così come non sempre è disponibile il personale Oss, anche  un'ora di attesa prima di intervenire per pulire un paziente allettato, visto che deve dividersi tra decine(nei migliori dei casi) di malati. Questo evidenzia un fallimento della esternalizzazione di molti servizi (pulizia, manutenzione, cucina ecc.) sia dal punto di vista qualitativo che economico. 
Altra criticità importante riguarda l’affidamento di notte e nei giorni festivi di molti reparti contigui specialistici a un solo medico e a due infermieri, che devono districarsi tra richieste di intervento ed emergenze varie. È notizia di questi giorni che presso l'ospedale di Cassino, per carenza di personale infermieristico, accorperanno funzionalmente ortopedia con chirurgia, medicina con geriatria e gastroenterologia. 

Il personale in affanno

Non ci vuole molto per immaginare le difficoltà, le mortificazioni oltre alle responsabilità degli operatori alle prese anche con le proteste dei cittadini poco informati e a volte irrispettoso nei confronti del personale. Così come si riscontrano demotivazione e atteggiamenti di lassismo, non condivisibili ma comprensibili, da parte di qualche addetto. Tuttavia, per essere obiettivo devo dire anche che negli ospedali della provincia di Frosinone ci sono reparti molto curati, dove il degrado è inesistente e in qualche caso la situazione viene riconosciuta di alta eccellenza regionale e questo grazie al personale tutto. Un quadro realistico, dunque, che deve far riflettere chi gestisce e chi fa politica. Il cittadino parla, denuncia, impreca, ma chi è preposto e ha delle responsabilità verso il pubblico deve intervenire per cambiare le cose. E’ suo dovere. Soprattutto non si accetta l’idea di risorse insufficienti per curare i malati penalizzati da freddi calcoli matematici, mentre si assiste a manager e direttori super pagati, commissari disinteressati che rimangono per anni anche se ci sono le condizioni per avere un direttore generale di ruolo. Enti e società partecipate regionali fuori controllo e (secondo la Corte dei Conti) piene di debiti, vitalizi e indennità di carica dei politici discussi e mai decurtati.

Malati di serie A e B

Nella nostra regione quanto segnalato è al momento realtà oggettiva che dovrebbe essere rimossa al più presto. Per cercare di fare quello che in altre parti è la normalità. Un’azione politica di peso, programmata, unitaria, trasversale e di continuità sulla sanità regionale e di equità provinciale.
Invece si continua a guardare alla propria poltrona, alla bandiera sempre più sgualcita, e alla propria posizione politica. Senza prospettiva. Come la Ciociaria. Anche per questo sarebbe opportuno intervenire senza tergiversare soprattutto per avere una sanità regionale equilibrata in tutte le province. Soprattutto per dare pari dignità agli ammalati di tutte le province del Lazio e non dividerli di serie A e di serie B.

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