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Venerdì, 14 Giugno 2024
Giffoni School Experience / Ceccano

School Experience, day 3 oltre i confini

Si è chiusa la terza giornata targata Giffoni al teatro cinema Antares di Ceccano

Sono qui da due mesi, casa mia è in Bangladesh e capisco perfettamente cosa vuol dire ambientarsi in un luogo che non è casa tua. Devi abituarti a tutto e non sempre è facile. Qui sono sola, non ho molti amici e per me è davvero difficile. Momenti di condivisione come questo sono davvero importanti. Mi fanno sentire compresa, accettata, accolta”. A parlare è Abidah dell’IC Ceccano 1, una ragazza bengalese di 13 anni, ora residente a Ceccano. È stato il suo racconto commosso ad aprire un dialogo sull’integrazione e l’accoglienza nella tappa in Lazio di School Experience 3, l’evento  realizzato grazie al Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, promosso da Ministero della Cultura - Direzione Generale per il Cinema e l’Audiovisivo e Ministero dell’Istruzione e del Merito. L’iniziativa, organizzata da Giffoni con il supporto dell’associazione IndieGesta, coinvolgerà fino a sabato 10 febbraio oltre 4mila studenti della provincia di Frosinone e Latina.

Protagonisti della giornata di oggi centinaia di studenti dell’IC Ceccano I, dell’IC Castro dei Volsci e dell’IC San Tommaso D’Aquino di Prossedi che hanno potuto confrontarsi con QUANDO HITLER RUBÒ IL CONIGLIO ROSA, il racconto firmato da Caroline Link, proiettato nell'ambito della sezione FEATURE EXPERIENCE +11. Famiglia Kemper, Germania nazista, anno 1933. Il capofamiglia è un giornalista, ebreo. "Scrive cose scomode ed è finito nella lista di Hitler". Al cronista arriva la soffiata di un amico della Polizia. Comincia l'articolo più difficile da scrivere: la propria vita diventa un figlio bianco, bisogna lasciare tutto - certezze e talvolta presunzione - fare i conti anche con bollette della luce che non si possono pagare. Il signor Kemper deve immediatamente lasciare la Germania, perché c'è il rischio - poi diventato realtà - che Hitler formi una coalizione e dia la caccia agli ebrei. Il giornalista fa il primo passo, poi lo seguono la moglie, i figli.

Anna è la più piccola, ma anche la più sensibile. Una sensibilità che poi diventerà la marcia in più. La bambina in avvio scimmiotta Hitler e mette i baffetti, poi capisce che nella Germania nazista essere ebreo non è più "qualcosa che hai ereditato dai tuoi genitori e dai tuoi nonni, come il colore dei tuoi capelli". Un giorno, è costretta a fare i conti con la realtà: gira il mondo non per diletto ma per necessità, insieme alla propria famiglia. Mentre i parenti fanno attenzione anche a non usare il nome e cognome del destinatario sulla corrispondenza per non dare indicazioni precise ai nazisti, zio Julius le consiglia "di alimentare la piccola, grande luce che custodisce nel cuore". Anna scoprirà presto che servono speciali abilità per stare sempre un passo avanti ai nazisti.

Svizzera, Francia, Inghilterra sono solo alcune nazioni che la ragazza oltrepassa nel suo viaggio: "Non capisco una parola ma presto capirò tutto. La mia casa non è casa mia ma in tutti posti del mondo dove vivrò". Però ha paura, vive la sua nuova dimensione di rifugiata con timore. Il papà ha già capito tutto: "Non troverò lavoro qui in Svizzera, non me lo daranno. Possiamo provare in Francia, dove c'è un giornale ebraico che potrebbe darmi lavoro". A dieci anni, la bambina è già diventata adulta. Saluta luoghi e amici, dice "addio alle strade strette, al grande sasso, al vecchio abbeveratoio", perché "fa parte dello status di rifugiato dire addio a tutti in fretta".

“Questo film mi ha fatto ricordare l’infanzia - ha continuato Abidah dell’IC Ceccano 1 - ho pianto in diverse scene, in particolare quando la protagonista si è dovuta trasferire da un posto all’altro. Può sembrare una storia lontana dalla realtà che viviamo tutti giorni, eppure vi assicuro che per molti, compreso me, questo racconto è di profonda attualità”.

La giornata è proseguita con la sezione SHORT EXPERIENCE+11, invece, gli studenti hanno avuto la possibilità di confrontarsi con una serie di corti: “I gladiatori” di Maryam Rahimi, (Iran, 2022): il piccolo Alì per evitare alla sorellina di andare in sposa alla sua giovanissima età deve pagare un debito. Un uomo che Alì conosce e chiama zio Saleh gli propone di combattere con un altro ragazzo, più forte di lui. I due piccoli gladiatori si fronteggiano tra le incitazioni di adulti assetati di soldi e violenza. Quando il bambino sconfitto è a terra nella polvere, una mano inattesa lo aiuta a rialzarsi. “Mise en place” di Pedro Rigamonti de Mello, (Brasile, 2022): la vita di Cadu è vuota. Un giorno i suoi genitori gli consegnano la chiave della casa della nonna defunta. Lì Cadu trova l'ispirazione per trovare un po' di "sapore" nella sua vita. E ancora “Scriblle” di Rooa Samer Alshattle, (Giordania, 2022). È il viaggio di Mana, che lotta contro l'autolesionismo. L’adolescente ogni giorno cammina da sola verso scuola, mentre tutti intorno a lei sembrano dissolversi come scarabocchi. Siamo nella Roma del 1943 con “20 minuti” di Daniele Esposito (Italia, 2021). È mattina presto. Lea, svegliandosi da un incubo, sente bussare alla porta. Due soldati tedeschi le consegnano un volantino: Lea e suo marito Enzo hanno venti minuti per lasciarsi alle spalle la loro vita e seguirli. Ma nella lista dei tedeschi non compaiono i nomi dei loro figli, Cesare e Fiorella. Si continua con “Sobe e Desce” di Emilio Daniel Ponguillo (Ecuador, 2021): fin da bambino Julio vuole andare nello spazio, ma quando incontra Fernanda i suoi piani cambiano inaspettatamente. Dopo essersi ritrovato torna al suo progetto originario, onorando la persona che gli ha fatto rivivere il suo sogno. Chiude “What about cooking” di Thibault Delaire, Pauline Aubert, Théo Chardonnier, Rishikesh Nayudu, Pierre Pereira, Nina Zacharek (Francia, 2022) parla di Luca che si reca nell'appartamento vuoto della nonna e ricorda la ricetta della torta al limone che cucinavano insieme.

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