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La storia del Consorzio del Simbrivio, una struttura defunta in perenne liquidazione

Lo storico acquedotto che nel 2032 compirà cento anni dal nord della Ciociaria porta l’acqua in 64 comuni la maggior parte posizionati nel sud della provincia romana

Dal nord della Ciociaria da quasi 100 anni porta l’acqua in oltre 60 comuni della provincia a sud di Roma ed oggi il consorzio del Simbrivio è praticamente una struttura defunta. O meglio, un morto che cammina. L’intera gestione è stata affidata vent’anni fa ad Acea, mentre l’ente pubblico mantiene la proprietà della struttura.

Quando venne inaugurato, nel 1932, fu un’esplosione di gioia. Un getto enorme di acqua usciva nella centrale piazza Garibaldi, a Velletri, annaffiando la folla. L’acquedotto del Simbrivio è stata una delle ultime grandi infrastrutture idriche realizzate nella provincia di Roma. Inizialmente forniva l’acqua a 22 comuni nella zona a sud dei Castelli romani, per poi, con il tempo, ampliarsi fino alle 64 città servite oggi. Alla vecchia condotta – come spiega Andrea Palladino su romatoday.it - nei decenni passati è stata affiancato un nuovo sistema, il NASC, Nuovo acquedotto Simbrivio – Castelli.

Le condotte che partono dagli altipiani di Arcinazzo non bastano più. L’enorme espansione edilizia, il consumo intensivo del suolo e i cambiamenti climatici - le cui conseguenze sono visibili da almeno due decenni - hanno creato una situazione di eterna emergenza.

La fase di liquidazione che non finisce mai

Da anni il consorzio è in fase di liquidazione, dopo il commissariamento. Nel board siedono ancora oggi i protagonisti dell’epoca della privatizzazione della gestione della gestione del sistema idrico integrato e delle tante emergenze dei decenni passati, politici ormai usciti dai radar ma con un posto ancora assicurato all’interno dell’ente pubblico. Il presidente è Massimo Sessa, ingegnere idraulico e presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Con una lunga carriera all’interno dei ministeri delle infrastrutture e della difesa, Sessa fu vice presidente della provincia di Roma all’epoca della giunta presieduta da Silvano Moffa (Alleanza nazionale). Fu quella giunta a varate l'affidamento del servizio idrico integrato ad Acea Ato 2, la cui convenzione di gestione venne firmata nel 2002. E fu sempre Sessa - un vero grand commis di Stato - a gestire i budget milionari dell’emergenza idrica, dal 2002 in poi. Accanto al commissario liquidatore nel Consorzio del Simbrivio siedono altri due volti della politica laziale. C’è Marco Mattei, già sindaco di Albano e assessore all’ambiente con la giunta regionale di Renata Polverini. Fu lui a chiedere una ulteriore deroga per i parametri dell’arsenico alla Commissione europea nel 2010, ricevendo un niet secco. C’è infine Guido Milana, già eurodeputato del Pd nella VII legislatura (2009-2014). Di acqua inizia ad interessarsi quando entra prima nel consiglio provinciale e poi nel consiglio regionale del Lazio.

Il Consorzio ha incassato nel 2021 757 mila euro dalle concessioni (soprattutto Acea Ato 2) ed ha avuto costo di funzionamento di 690 mila euro (405 mila per servizi). Gli amministratori hanno ricevuto complessivamente 160 mila euro di compensi. Tra i costi c’è anche la consulenza legale dello studio Michetti, mentre l’attività principale dell’ente riguarda la mappatura dell’acquedotto. La relazione di gestione indica come compito del collegio dei commissari guidati da Sessa la “sistemazione dei rapporti patrimoniali”, ovvero la ricognizione dei debiti e dei crediti dei comuni consorziati “per il periodo antecedente l’anno 2003”. Una sorta di archeologia finanziaria. La situazione delle infrastrutture, secondo quanto si legge nell’ultimo bilancio, non sembra essere ottimale: “Tra l’altro non può essere sottaciuto il fatto che fino a quando la rete e gli impianti graveranno nel perimetro consortile, dovrà provvedersi a garantire anche adeguati interventi di manutenzione ordinaria stante la loro vetusti e per rimuovere in alcuni casi situazioni al limite della pubblica incolumità”, si legge nella relazione di gestione. Quali siano questi pericoli non è poi specificato.

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