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Covid, il Garante dei detenuti scrive a D’Amato: “Nelle carceri, come nelle Rsa, vaccinazioni in via prioritaria”

Stefano Anastasìa, nella sua missiva inviata all’assessore regionale alla Sanità, ricorda i focolai registrati negli ultimi mesi a Rebibbia femminile, Frosinone, Regina Coeli e Rebibbia Nuovo Complesso

Il Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa, ha scritto all’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato per far presente che “nelle carceri, come nelle Rsa - si appella - bisognerebbe provvedere alle vaccinazioni in via prioritaria”. Un’iniziativa la sua sostenuta immediatamente dai consiglieri regionali Marta Bonafoni (Lista Civica Zingaretti), Alessandro Capriccioli (+Europa Radicali) e Paolo Ciani (Demos - Democrazia Solidale).   

Nella sua lettera, nella quale è stata richiesta un’attivazione di D’Amato in sede di Conferenza delle Regioni e nei rapporti con il Ministro della Salute Speranza e il Commissario alla Sanità Arcuri, lo stesso Anastasìa ricorda i focolai registrati negli ultimi mesi a Rebibbia femminile, Frosinone, Regina Coeli e Rebibbia Nuovo complesso.  

Malgrado gli appelli rivolti in tal senso dalla Conferenza dei garanti territoriali delle persone private della libertà, i detenuti verranno vaccinati nella terza fase della campagna nazionale. Nello specifico dopo personale sanitario, ospiti e operatori delle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa), anziani, alcune specifiche categorie e lavoratori dei servizi essenziali. 

Proprio oggi, giovedì 7 gennaio, D'Amato ha ribadito invece che il calendario del piano regionale, dopo sanitari pubblici e Rsa, prevede la somministrazione del vaccino agli ultraottantenni a febbraio e, a partire da aprile, a tutti gli over 60.  “L’obiettivo - ha dichiarato l'assessore - è quello di aver immunizzato un milione e seicentomila persone per giugno. L'ordine è chiaro: primale fasce d'età più avanzate, poi le persone fragili, poi in base alla'anagrafe, in ordine decrescente". 

L’appello del Garante dei detenuti del Lazio 

“Questa programmazione del Piano nazionale – scrive Anastasìa nella missiva inviata a D’Amato - non tiene adeguatamente conto delle condizioni di rischio e di vulnerabilità alla diffusione del virus nelle comunità chiuse e, in particolare, negli istituti penitenziari, contrassegnati da condizioni igieniche precarie e un sovraffollamento che impediscono il dovuto rispetto delle ordinarie misure di prevenzione raccomandate alla generalità della popolazione”. 

“Nell’espletamento della campagna vaccinale nel Lazio – chiede allora il Garante dei detenuti - sia data la giusta priorità alle persone private della libertà e, laddove per disposizione nazionale non fosse possibile altrimenti, sia garantita la immediata vaccinazione delle persone detenute ultra ottantenni e sin dall’inizio della seconda fase della campagna vaccinale la tempestiva vaccinazione degli ultra sessantenni e delle persone detenute di ogni età affette da comorbidità severa, immunodeficienza o fragilità”. 

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