Valle del Sacco, Confagricoltura Frosinone: “Terreni ancora bloccati contro ogni evidenza scientifica”

“Gli agricoltori ‘celebrano’ i 15 anni del lockdown delle proprie attività”, lamentano il presidente del Greco Spezza e il vice Corsi, che preannunciano una battaglia per avere ulteriori indennizzi e “liberare” le aree ripariali incontaminate

Una veduta della media Valle del Sacco

“Gli agricoltori della Valle del Sacco ‘celebrano’ i 15 anni del lockdown delle proprie attività”, lamenta Confagricoltura Frosinone preannunciando battaglia. Il presidente Vincenzo del Greco Spezza e il suo vice Fabio Corsi, infatti, sono ormai sul piede di guerra perché “l’emergenza, ormai dal maggio 2005, penalizza profondamente la vita delle aziende agricole del territorio - lamentano all’unisono - Fino ad oggi, a fronte delle ingenti somme spese per analisi, solo per la prima caratterizzazione 323.658 euro, la “perimetrazione provvisoria” è ancora in vigore, con il blocco di ogni attività agricola, danni ingenti mai risarciti. Tutto ciò nonostante le analisi dimostrino la conformità dei terreni e sanciscano la possibilità per gli agricoltori di tornare ad utilizzarli”.

I vertici di Confagricoltura fanno poi presente che la giustificazione dell’urgenza è ormai decaduta da sei anni e che bisognerebbe tener conto delle analisi effettuate. Ecco perché, secondo loro, serve immediatamente un aggiornamento della perimetrazione dei terreni agricoli ripariali “in virtù - evidenziano - dei monitoraggi e delle analisi effettuate sia sui terreni che sui prodotti agricoli, autorizzando da subito la coltivazione dei terreni per i quali non sono mai state rilevati prodotti contaminati”.

In quanto agli indennizzi, rispetto ai 97 milioni stanziati per la bonifica del Sin Bacino del fiume Sacco, ritengono esigue le risorse (circa 100.000 euro) e ristretti i tempi (sei giorni) per la richiesta dei ristori tramite l’apposito bando. “Chiediamo che vengano riaperti i termini di presentazione delle domande – così il presidente del Greco Spezza – e data la possibilità di ripresentare l’istanza per coloro che non hanno avuto notizia e per coloro che hanno presentato una richiesta incompleta o parziale. Oltre gli indennizzi Confagricoltura sta valutando di far partire un’azione risarcitoria a favore di coloro che pur avendo accertato l’inesistenza di qualsiasi forma di contaminante continuano a subire un blocco insieme ad un danno di immagine ingiustificato”.

“Gli agricoltori - sottolinea poi, tornando al ‘lockdown’, il vice presidente Corsi - non sono contrari al blocco dei prodotti quando giustificati, purché risarciti, ma ritengono tollerabile il blocco contro ogni evidenza scientifica. Si sta impedendo di produrre su terreni bloccati non in virtù di evidenze scientifiche, bensì di un provvedimento iniquo e superato, si sequestrano prodotti che all’esito delle analisi non sono semplicemente conformi perché i contaminanti sono presenti nei limiti di legge, ma spesso sono addirittura “non rilevabili” o “al di sotto dei limiti di rilevabilità”, quindi non prodotti buoni, ma ottimi!”.

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“In questo modo - continua lo stesso Corsi - facciamo un danno doppio: all’agricoltore e al consumatore, al quale facciamo invece mangiare prodotti di dubbia provenienza e spesso non controllati affatto e/o difficilmente controllabili. Inoltre è lecito chiedersi in tempi drammatici come questi, se abbia un senso a distanza di 15 anni parlare ancora di emergenza dopo aver speso risorse pari a 34.640.000 euro, alimentando inevitabilmente il disorientamento e l’incertezza tra le imprese agricole, private delle risposte necessarie per una indispensabile pianificazione aziendale. La causa di tutto ciò - conclude - è imputabile ad una disinvolta e inattinente gestione di tutti gli organi preposti, che in 15 anni ancora non sono riusciti a bonificare un metro quadro di terreno agricolo”.

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