‘H₂O - La chimica che inquina l’acqua’: tra le 46 storie di ordinaria follia quella della Valle del Sacco

Legambiente, nel suo dossier post-lockdown, denuncia l'inquinamento industriale e chiede di segnalare chiazze, schiuma o liquami sospetti per valutazioni ed esposti. 'Nella Fase 3 devono riaprire le attività produttive, non gli scarichi inquinanti'

Un tratto schiumoso del fiume Sacco nell'omonima ''Valle dei Veleni''

Tra le 46 storie di ordinaria follia, raccontate da Legambiente nel suo ultimo dossier “H₂O - La chimica che inquina l’acqua”, non può mancare purtroppo quella della Valle del Sacco, la "Valle dei veleni". Ecco perché, anche in relazione al Sito di interesse nazionale racchiuso tra il Sud della Città metropolitana di Roma e la provincia di Frosinone, il nucleo ecologista invita tutti i cittadini a segnalare all’indirizzo e-mail onal@legambiente.it (Osservatorio nazionale ambiente e legalità dell’associazione) eventuali casi di inquinamento. Sarà sufficiente indicare luogo, data e ora dell’avvistamento di chiazze, schiuma o liquami sospetti, preferibilmente inviando anche foto o video, per attivare una prima valutazione e procedere eventualmente a un esposto curato dalla rete legale legambientalista.

“La riapertura delle attività produttive - commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente - ci ha restituito in diverse situazioni anche la riattivazione di scarichi inquinanti nelle acque. Un fenomeno che ha un impatto notevole su corpi idrici in molti casi già compromessi da decenni di inquinamento e oggi minacciati anche dalla presenza dei nuovi contaminanti ‘emergenti’, un rischio per la salute, oltre che per l’ambiente. Di certo non può essere il lockdown la misura per restituirci acque limpide, ma ora che abbiamo tutti visto come sia possibile ritornare ad avere fiumi e laghi puliti, occorre puntare sulle giuste politiche e misure a livello nazionale fin da questa fase di ripartenza”.

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“Servono un sistema di controllo e monitoraggio sempre più accurato e uniforme su tutto il territorio nazionale e un’azione di denuncia degli scarichi illegali - chiede a gran voce lo stesso Zampetti - Per questo abbiamo deciso di iniziare a raccogliere le segnalazioni sugli scarichi inquinanti da parte delle persone che continueranno ad essere sentinelle sul territorio. Al contempo, occorre intervenire sull’adeguamento e l’ampliamento dei sistemi di depurazione a servizio delle attività industriali e promuovere investimenti e interventi di innovazione tecnologica e ammodernamento degli stabilimenti.  Le storie che abbiamo raccolto in questo dossier ben ci raccontano le pratiche legali e illegali che tutt’oggi continuano ad avvelenare acque, persone e territori. Condotte che non sono più tollerabili, specie in settori che dovrebbero essere protagonisti di una nuova fase di transizione ecologica”.

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