Droga in carcere, padre e sorella di un detenuto scoperti e denunciati

E' accaduto nel penitenziario di Cassino. Quarto episodio in poche settimane negli Istituti del Lazio

Passano droga ad un detenuto durante il colloquio. Padre e sorella di un uomo, rinchiuso nel carcere di Cassino, sono stati scoperti dagli agenti della Polizia Penitenziaria. Sono scattate le denunce e la sostanza stupefacente è stata sequestrata. A darne notizia è stato Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

La prevenzione

“Come già avvenuto a Viterbo qualche giorno fa, questo ennesimo rinvenimento di stupefacente destinato a detenuti, scoperto e sequestrato in tempo dall’alto livello di professionalità e attenzione dei Baschi Azzurri di Cassino, a cui vanno le nostre attestazioni di stima e apprezzamento, evidenzia una volta di più come sia reale e costante il serio pericolo che vi sia chi tenti di introdurre illecitamente sostanze stupefacenti in carcere. Nonostante nella maggior parte degli istituti penitenziari si stiano adottando misure di sicurezza basate sulla dinamicità e sulla videosorveglianza, che a nulla servono se non si prevede l’obbligo del lavoro per i detenuti, non ci sono telecamere e altri sistemi di sicurezza che possano intervenire e sostituire la professionalità della Polizia Penitenziaria”.

La professionalità

Sulla vicenda è intervenuto anche Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE: “Questo episodio, oltre a confermare il grado di maturità raggiunto e le elevate doti professionali del Personale di Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere di Cassino, ci ricorda che il primo compito della Polizia Penitenziaria è e rimane quello di garantire la sicurezza dei luoghi di pena e impongono oggi più che mai una seria riflessione sul bilanciamento tra necessità di sicurezza e bisogno di trattamento dei detenuti. Tutti possono immaginare quali e quante conseguenze avrebbe potuto causare l’introduzione di droga in un carcere”.

Fenomeno in aumento

Il SAPPE evidenzia che “dai dati in nostro possesso sappiamo che il 25% delle persone, italiane e straniere, detenute in Italia, ossia uno su quattro, ha problemi di droga. Nelle carceri del Lazio questa percentuale sui tossicodipendenti ristretti in carcere sale al 30%, ossia un detenuto su tre ha dipendenza da droga. Per chiarezza va ricordato che le persone tossicodipendenti o alcoldipendenti all'interno delle carceri sono presenti per aver commesso vari tipi di reati e non per la condizione di tossicodipendenza. La loro presenza comporta da sempre notevoli problemi sia per la gestione di queste persone all'interno di un ambiente di per se cosi problematico, sia per la complessità che la cura di tale stato di malattia comporta. Non vi è dubbio che chi è affetto da tale condizione patologica debba e possa trovare opportune cure al di fuori del carcere e che esistano da tempo dispositivi di legge che permettono di poter realizzare tale intervento. Ma, nel contempo, va stroncato con fermezza ogni tentativo illecito di introdurre e far circolare droga in carcere e va punito severamente chi se ne rende responsabile”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Incidenti stradali, choc e dolore per la morte della piccola Asia

  • Anagni, dopo l'assurda morte della piccola Asia ora si prega per la sorellina

  • Coronavirus, novantasei infermieri marcano visita e la direzione avvia controlli a raffica

  • Scuola, mascherine inadatte: mamma ciociara scrive e la Ministra Azzolina risponde (foto)

  • Coronavirus, il Lazio resta zona 'gialla' ma Zingaretti emette nuova ordinanza

  • Omicidio Gabriel, ergastolo al papà Nicola Feroleto

Torna su
FrosinoneToday è in caricamento