Cronaca Arce

"Hanno messo una corda al collo del mio cane per intimidirmi. Cercavo la verità su mio padre"

La testimonianza shock che Maria Tuzi, figlia di Santino, il brigadiere morto suicida, ha raccontato nel corso della presentazione del libro 'Il buio sotto la divisa'

"Quando ho incominciato a voler fare chiarezza sulla morte di mio padre sono rimasta vittima, insieme ai miei familiari, di atti intimidatori. Sono arrivati anche ad appendere una corda al collo del mio cane che solo per un miracolo non è morto soffocato". A rivelare questi particolari inquietanti sulla sua vita privata è stata Maria Tuzi, la figlia del brigadiere dei Carabinieri Santino, morto suicida nell'aprile del 2008.

La giovane donna, sposata con tre figli, non senza dolore riferisce aneddoti e particolari che sono risultati scioccanti. La testimonianza è stata resa nel corso della presentazione del libro 'Il buio sotto la divisa" scritto dalla giornalista Sara Lucaroni. L'evento, organizzato presso la villa comunale di Frosinone dal sindaco di Pastena, Arturo Gnesi, ha visto anche la partecipazione del prefetto di Frosinone, Ignazio Portelli.

"Il giorno che mio padre si è ucciso o l'hanno istigato ad uccidersi, sono venuti a bussare a casa i carabinieri. In quel preciso momento abbiamo capito che a papà era accaduto qualcosa di brutto. Vennero i suoi superiori e ci dissero che si era ucciso per questioni sentimentali. Come si fa a dire ad una figlia, ad una moglie ad un figlio, a dei nipoti che stavano vivendo un dramma senza fine, che tutto era accaduto per questioni di donne. In quel momento eravamo scioccati dal dolore e per questo abbiamo creduto a quelle parole. Ma poi, con il passare dei mesi e grazie anche ai tanti colloqui avuti con Guglielmo Mollicone, abbiamo capito che mio padre poteva essere morto per altri motivi, ben più gravi. Mio padre era diventato nonno da poco, amava mio figlio, amava me, mio fratello, mia madre e non avrebbe mai commesso un gesto del genere perché era un uomo coraggioso. E che mio padre non fosse un vigliacco lo ha dimostrato raccontando la verità su Serena Mollicone. È stato coraggioso mio padre ed è quello l'uomo che ho conosciuto e di certo non l'uomo che hanno provato a descrivermi nei giorni successivi al suo suicidio".

Due le storie che l'inviata dell'Espresso dedica nel libro alla provincia di Frosinone. Non solo il suicidio di Santino Tuzi ma anche quello del capitano della Guardia di Finanza, Fedele Conti di Pastena che si è tolto la vita nel settembre del 2006 nella caserma di Fondi, dove prestava servizio. A ricordare l'ufficiale della Guardia di Finanza è stato l'organizzatore dell'evento Arturo Gnesi che ha parlato di coraggio e caparbieta da parte del capitano Conti che non si è piegato ad un ingranaggio più grande di lui". Il merito del capitano Conti è stato soprattutto quello di far accendere, con il suo suicidio, i riflettori sulla realtà di Fondi che oggi è cosa nota a tutti". 

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