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Rifiuti, odori nauseabondi e inquinamento: azienda sequestrata dai carabinieri forestali

A far scattare le indagini sono stati i tanti esposti dei residenti nella zona industriale di Patrica. Il legale rappresentante denunciato anche per smaltimento illecito

I fetori ammorbanti denunciati da coloro che vivono  nella zona industriale di Patrica (Frosinone), secondo le indagini portate avanti dai militari del N.I.P.A.A.F. del Gruppo Carabinieri Forestale di Frosinone, potrebbero avere origine da alcuni illeciti commessi dal titolare di un'azienda che si occupa del trattamento di rifiuti. Per questo motivo la Procura di Frosinone ha chiesto ed ottenuto dal Gip del tribunale di via Calvosa, il  sequestro preventivo dell'impianto.

Gli esposti

L’indagine nasce dai numerosi esposti presentati da coloro che vivono nella zona circostante lo stabilimento e che segnalavano la provenienza di odori molesti e nauseabondi. Il N.I.P.A.A.F. di Frosinone, diretto dal maggiore Vitonatonio Masi e agli ordini del colonnello Luisa Corbetta, su delega della Procura della Repubblica, ha quindi effettuato diversi sopralluoghi anche con l’ausilio di personale Arpa Lazio. Le verifiche hanno consentito di accertare delle gravi irregolarità. 

Le anomalie

I Carabinieri Forestali hanno accertato, secondo quanto affermato da Arpa Lazio, che la società titolare dello stabilimento operava in assenza di regolare autorizzazione integrata ambientale (A.I.A.). In particolare l’azienda, per i quantitativi di rifiuti gestiti, doveva svolgere la propria attività munita di A.I.A. e non di una semplice autorizzazione alle emissioni in atmosfera. 
Quanto ai cattivi odori si è accertata la mancata chiusura sia della porta del locale di ricevimento dei sottoprodotti, sia della porta del locale dove sono posizionate le fosse di ricezione delle materie prime. Non solo ma alcuni silos di stoccaggio non erano collegati al sistema di abbattimento “scrubber”. Tutte queste condotte lasciavano supporre l’emissione di odori nauseabondi e molesti, avvertiti dalla popolazione. 

Smaltimento illecito

Inoltre in un’area adiacente lo stabilimento, ma facente parte dello stesso plesso produttivo, era situato il depuratore dei reflui. La vasca di equalizzazione dei fanghi sversava del materiale melmoso sul piazzale che poi andava a confluire nel fosso adiacente senza alcuna autorizzazione. Infine un punto emissivo è risultato violare i valori limite dell’inquinante Nox (ossido di azoto).

I numerosi reati

A finire nei guai è stato il legale rappresentante della società denunciato per "getto pericoloso di cose", "mancanza di A.I.A", "smaltimento illecito di rifiuti" e "valori emissivi oltre i limiti". L'intero stabilimento è stato sequestrato 

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