E' morto Tonino Cianfarani, l'assassino di Samanta Fava

Il muratore di Sora, condannato a venticinque anni di carcere per aver ucciso di botte e murato in una cantina la donna, è stato stroncato da un malore. Da tre anni era ai domiciliari per motivi di salute

L'assassino di Samanta Fava è morto, stroncato da un malore. Tonino Cianfarani, il muratore di Sora, in provincia di Frosinone, arrestato nel giugno del 2013, con l'accusa di aver ucciso di botte e murato in una cantina di Fontechiari, la trentasettenne scomparsa nel nulla nell'aprile del 2012, è deceduto presso l'ospedale di Sora. Da mesi combatteva contro una grave malattia che aveva portato l'avvocato Ezio Tatangelo, legale di fiducia dell'uomo, a chiedere ed ottenere il beneficio dei domiciliari nonostante la condanna definitiva a venticinque anni di reclusione. Cianfarani, fino all'ultimo respiro, ha avuto il conforto dei genitori. 

La morte di Sammy

Samanta Fava, bella e solare, venne uccisa di botte la sera del tre aprile del 2012 da Tonino Cianfarani. L'amico di una vita improvvisamente, davanti all'ennesimo rifiuto da parte della trentasettenne, separata e madre di un bimbo, reagì in maniera violenta. Prese a pugni e calci la poveretta fino ad ucciderla. Poi la gettò dalle scale dell'abitazione dove viveva, nel piccolo paese di Fontechiari. Ed è proprio nella cantina di casa che Cianfarani nasconde, all'interno di una nicchia poi coperta da un muro, il sacco nero che contiene il corpo martoriato della sfortunata Samanta. Per oltre un anno la polizia, la procura ed i familiari la cercano ovunque ma senza esito. Samanta sembra essere sparita nel nulla. 

Il ritrovamento

Le indagini

A presentare denuncia di scomparsa è l'ex marito di Samanta. Immediatamente partono le indagini e immediatamente la pista che i poliziotti seguono è quella che porta ad Antonio Cianfarani, "Tonino" per gli amici. Lui è un ex fidanzato di Samanta, ancor prima che la donna si sposasse, ma che dopo la fine del matrimonio era tornato ad essere presente nella vita della ragazza. I tabulati telefonici e i riscontri investigativi confermano che la sera della scomparsa Samanta era in compagnia di Tonino. Il giro di vite arriva quando il magistrato-segugio della Procura di Cassino, il dottor Alfredo Mattei, dopo una serie di riscontri oggettivi, decide di interrogare più volte chi l'ha vista per l'ultima volta in vita. L'uomo, all'epoca quarantaduenne, riferisce di averla lasciata sotto casa la sera del tre aprile e di non averla più sentita. Una versione che non convince gli investigatori Pierluigi Di Vittorio Annamaria Centofante del commissariato sorano. Una versione che fa acqua da tutte le parti.

Il corpo murato

Il depistaggio

Pressato dall'attenzione investigativa Cianfarani allora decide di raccontare la sua verità. Samanta è rimasta uccisa da un malore improvviso e lui spaventato l'ha gettata nel fiume Liri. Per mesi, le acque del corso d'acqua più importante del basso Lazio, vengono scandagliate dai sommozzatori della Polizia di Stato e da quelli dei Vigili del Fuoco, ma della donna non c'è traccia.
A questo punto gli inquirenti riascoltano l’uomo, ricostruiscono le sue abitudini e si convincono del fatto che possa aver ucciso Samanta e nascosto il corpo in un luogo sicuro. Quando Cianfarani, ormai certo di non essere più oggetto di indagine, parte per una breve vacanza, scatta il blitz nella casa di Fontechiari che ha preso in affitto. Qui il 19 giugno del 2013, dietro una parete in cartongesso all'interno di una cantina, venne ritrovato il corpo di Samanta Fava. A 'fiutare' la presenza del cadavere furono i cani molecolari della Polizia di Stato. 

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