Alatri, dietro la morte dell'ing. Vecchione presunti clientelismi e raccomandazioni nell'Ateneo romano

Quattro ore prima di togliersi la vita l'uomo accompagnato dal suo avvocato si era recato in questura per denunciare le irregolarità che a suo dire erano avvenute nel concorso a cui aveva partecipato nel 2016 in qualità di tecnico di laboratorio

Luigi Vecchione

Forse le motivazioni del suicidio dell'ingegnere Luigi Vecchione di 43 anni avvenuto qualche giorno fa nella sua abitazione di Mole Bisleti ad Alatri, vanno ricercate nel mondo dell'università romana. Soltanto quattro ore prima di togliersi la vita si era recato presso la questura di Frosinone per presentare alcune carte  relative a delle irregolarità che sarebbero avvenute in un concorso a cui aveva partecipato precedentemente.

La denuncia all'Anac

E proprio da quel concorso nel quale si era piazzato a pari merito al 4° posto (per poter ottenere il posto di lavoro sarebbe dovuto arrivare tra i primi tre) era iniziato il suo periodo buio. L'ingegnere era convinto che quel posto avrebbe potuto essere suo invece a causa di clientelismi e raccomandazioni era stato scavalcato. Lui che poteva contare soltanto sulle sue forze si era sentito impotente. Per tale motivo si era rivolto All'autorrtà nazionale anticorruzione (Anac) ed aveva consegnato tutta la documentazione relativa a quella spartizione dei posti che era stata registrata. E proprio il 9 novembre del 2016 (due anni esatti dal tragico gesto) l'Anac aveva inviato le carte alle procura di Roma e Viterbo ravvisando gli estremi di reato. Ma le inchieste, va detto, avrebbero faticato a prendere il via.

La paura di essere controllato

Da quel momento però Luigi Vecchione aveva cominciato ad avere paura di essere controllato. Ad avvalorare questa tesi il fatto che era stato licenziato dall'università prima che terminasse il suo progetto di ricerca riguardante la combinazionie di idrogeno ed etanolo ai fini energetici. Il 31 agosto scorso i rapporti con l'ateneo romano si sono conclusi. L'uomo era convinto di essere stato allontanato perchè avevano saputo che aveva denunciato le irregolarità rilevate all'interno dell'università.

Un uomo che si era fatto da solo 

Luigi Vecchione era un uomo che si era fatto veramente da solo. Prima laurearsi in ingegneria, all'età di 36 anni, aveva svolto numerosi lavori, da antennista, a tecnico di computer e telefoni fino ad arrivvare al lavoro di operaio. Studente lavoratore, Luigi sapeva molto bene cosa voleva nella vita. La sua passione per la ricerca lo aveva portato ad avvicinarsi all'università "La Sapienza" dove aveva iniziato appunto a lavorare su un progetto finanziato da una multinazionale. Ma per completarlo avrebbe avuto bisogno di un altro anno. Tempo che però dall'ateneo non gli era stato dato. Forse è stato proprio quel licenziamento a far scatenare nell'ingegnere la voglia di mettere fine ai suoi giorni.

Il biglietto di scuse lasciato ai genitori 

"Mamma, papà, scusatemi, mi hanno trattato come un mafioso, portate tutto all'avvocato Testa". Questo lo struggente biglietto trovato dai genitori sulla scrivania accanto ai suoi scritti. Adesso il padre distrutto dal dolore chiede di sapere la verità. Lui è convinto che quella morte sia scaurita da quella "concorsopoli" denunciata dal figlio due anni prima.

L'ultimo saluto nella chiesa Sacra Famiglia

Ieri pomeriggio alle 15.30 presso la chiesa "Sacra Famiglia" ad Alatri sono stati officiati i funerali (foto in basso) dello sfortunato ingegnere. I genitori, le due sorelle, hanno affrontato questo dolore con grande dignità. In prima fila i parenti e gli amici del cuore, quelli che amavano Luigi proprio perchè era una persona schietta e sincera, una persona che non sapeva essere ipocrita. E forse proprio questo suo modo di essere  si è scontrato con una realtà che non gli apparteneva.

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