Omicidio Morganti, parla la sorella Melissa: "stiamo facendo di tutto per non far spostare il processo"

La raccolta firme on-line è arrivata ad oltre 20 mila adesioni. I familiari pronti a non far spegnere il "clamore mediatico" sulla vicenda prima di arrivare alle condanne

"Ci hanno assicurato che il processo verrà celebrato a Frosinone. Però manca ancora l'ufficialità. I giudici della Corte di Cassazione non hanno ancora depositato l'ordinanza che rigetta la richiesta degli avvocati difensori dei tre imputati  per l'omicidio  di mio fratello". A parlare è Melissa Morganti, sorella del povero Emanuele ucciso dal branco il 24 marzo scorso davanti ad un locale notturno di Alatri, che sta vivendo ore di trepida attesa per quello che pronunceranno i magistrati della Corte Suprema.

L'udienza preliminare

Nel corso dell’udienza preliminare che si era  tenuta il 16 febbraio scorso gli avvocati Bruno Giosuè Naso, Marilena Colagiacomo, Angelo Bucci e Massimiliano Carbone avevano sostenuto che testimoni e membri della giuria popolare avrebbero potuto essere condizionati dal clamore e dalle tensioni maturate intorno al caso.
A sostegno della loro tesi gli avvocati avevano ricordato, tra gli altri, gli episodi di minacce e aggressioni ai danni di alcuni colleghi che avevano deciso di rinunciare al mandato. Per questo motivo il giudice Antonello Bracaglia Morante aveva rimesso la decisione alla Cassazione.

La raccolta firme

Per la cronaca va detto che i familiari di Emanuele Morganti, per evitare che il processo venisse trasferito altrove hanno indetto una petizione di firme. Al momento su “Change Org” la popolare piattaforma per il lancio delle petizioni su temi politici e locali, si è arrivati ad oltre ventimila firme. "La terra di Emanuele, che non ha saputo proteggerlo - si legge nella piattaforma-  deve ora impegnarsi a dargli giustizia".

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Le parole della sorella

Melissa è amareggiata ma nello stesso tempo pronta a dare battaglia. "Io credo che la richiesta dei difensori - ha continuato la ragazza -  sia scaturita dal fatto che vogliono cercare di spegnere il clamore mediatico che si è acceso intorno a  questo delitto. Ma non ci riusciranno, perchè io farò tanto di  quel " rumore"  che sarà impossibile non sentirmi. Il giorno dell'udienza preliminare io e mia madre, dentro quell'aula di tribunale ci siamo sentite delle intruse, quasi  fossimo noi quelle sotto accusa. Invece siamo state colpite da uno dei dolori più forti della vita. Due degli arrestati hanno persino chiesto ai carabinieri che stavano lì di guardia, di fare una sorta di scudo umano per evitare che potessimo guardarli. Avevano paura di sostenere il nostro sguardo. Per non parlare del fatto che è stato permesso alla madre di uno degli indagati di entrare in aula per salutare il figlio che non vedeva da dieci mesi. Noi Emanuele non lo vedremo mai più".

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