Alatri, omicidio Pascarella: un dramma della disperazione

I due uomini si conoscevano molto bene e spesso facevano anche colazione insieme nel bar sotto le loro case. Condividevano lo stesso pianerottolo al secondo piano dello stabile a pochi metri dal centro storico.

Tante le persone che risiedevano nello stesso palazzo della vittima convinte che si tratti di un dramma della disperazione e della solitudine. Matteo Sbaraglia, il 35enne che ieri in tarda serata è stato arrestato per il delitto, è un uomo con forti disagi interiori che veniva seguito dai servizi sociali.  

La morte del padre e della madre

Da quando era morto il padre viveva da solo in viale Sardegna in località Murette ad Alatri. Sovente i due che dividevano lo stesso pianerottolo (i loro appartamenti si trovavano uno di fronte all'altro) erano stati visti chiacchierare piacevolmente. Anche la vittima Domenico Pascarella, pensionato di 58 anni, viveva da solo in quella casa. La madre, alcuni anni prima, era morta suicida e l'uomo era rimasto in quella casa con il papà carabiniere. Poi la scomparsa anche del genitore che gli aveva lasciato un vuoto incolmabile.  

Un uomo buono

Era buono "Mimmo" e tanto disponibile. Al mattino era facile vederlo nel bar vicino casa con Matteo mentre sorseggiava un caffè. Nessuno avrebbe mai immaginato che un litigio tra i due potesse sfociare in un omicidio.Non ci è dato sapere il motivo che ha scatenato la follia omicida nell'uomo.  

I problemi di Matteo

Di certo c'è che Matteo aveva seri problemi a livello psichico. Quella mazza utilizzata per colpire la vittima lascia intuire in che stato di alterazione psichica si trovasse il 35enne. Un vicino di casa che conosceva molto bene Matteo e Domenico (guarda la video intervista completa), punta l'indice sulle Istituzioni che dovrebbero seguire costantemente queste personalità definite "bordeline". Di certo c'è che i residenti della zona non appena hanno appreso la tragica notizia sono rimasti senza parole. Gli inquilini di quell'agglomerato ubicato su una collinetta in viale Sardegna, a poche centinaia di metri dal centro storico della città avevano sempre vissuto una  vita tranquilla.

Lo sconforto dei vicini di casa

Quel delitto consumato tra le mura domestiche di uno di quei palazzi ha gettato nel più completo sconforto quella piccola comunità. Entrando in quelle case sembra di ritornare indietro negli anni '60 quando i condomini si trasformavano in grandi famiglie dove c'era complicità, collaborazione, altruismo. Se soltanto Matteo avesse palesato una richiesta di aiuto avrebbe trovato tante persone a tendergli una mano. 

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