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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Il fatto

Accusato di violenza sessuale dall'ex moglie, scagionato dal Gup

Un calvario durato anni quello vissuto da un uomo di Arce che venne denunciato per abusi e sevizie dalla compagna. La decisione del giudice per le udienze preliminari ha fugato ogni dubbio

Il GUP presso il Tribunale di Cassino, Dott.ssa Casinelli, ha assolto A. S., imprenditore cinquantaduenne di Arce, dalla grave accusa di violenza sessuale aggravata e continuata, per condotte in danno della ex moglie.

La vicenda aveva preso piede nel settembre 2014, allorché la moglie dell’imputato si era recata presso la Stazione Carabinieri di Arce, per denunciare il proprio marito del grave reato di violenza sessuale, tanto che la medesima, a seguito della proposta denuncia, aveva trovato ospitalità presso una casa famiglia sita nella Capitale.

In particolare, la donna aveva denunciato che, da oltre tredici anni, era stata vittima di ripetuti atti di violenza sessuale, da parte del proprio marito e che, per paura di ritorsioni, non aveva mai denunciato i fatti.

Nella denuncia, la donna aveva rappresentato particolari raccapriccianti, relativamente alle presunte violenze subite, che a detta della medesima, avvenivano anche con l’uso di mezzi atti ad offendere, utilizzati dall’uomo per immobilizzarla.

Immediatamente, i militari della locale Stazione avevano provveduto ad attivare tutte le misure di protezione dettate dal cosiddetto “codice rosso”, al fine di tutelare l’integrità psico-fisica della donna e dei figli minori, nonché ad escutere a sommarie informazioni decine di persone che, secondo il racconto della donna, erano a conoscenza, direttamente o indirettamente, della vicenda stessa.  

Pertanto, il cinquantaduenne veniva denunciato a piede libero con l’infamante accusa di violenza aggravata e continuata nei confronti della propria moglie.
A seguito della richiesta di rinvio a giudizio, i difensori dell’imputato, Avv. Giampiero Vellucci e Avv. Emanuele Carbone, in sede di udienza preliminare, chiedevano ed ottenevano che il processo si celebrasse secondo le forme e i modi del rito abbreviato, esseno certi, i due penalisti, della assoluta innocenza del proprio assistito. 

A seguito dell’ammissione del giudizio abbreviato, si è celebrata l’udienza di discussione del processo a carico dell’imprenditore, all’esito del quale la Pubblica Accusa ha avanzato una pesantissima richiesta di condanna, ad anni tre e mesi quattro di reclusione.
I difensori dell’imputato, avvocati Giampiero Vellucci e Emanuele Carbone, durante l’arringa, durata circa un’ora, hanno evidenziato tutte le lacune delle accuse che venivano rivolte al loro assistito; in particolare, la mancanza di riscontri, sia diretti che indiretti, al racconto fornito dalla donna, ossia la mancanza di referti medici e/o testimonianze che confermassero quanto detto dalla persona offesa in sede di denuncia.

Inoltre, la difesa ha evidenziato come dalle molteplici dichiarazioni dei sommari informatori, non vi fosse proprio relativamente ai presunti racconti inerenti le violenze sessuali subite dalla donna; costei, al contrario, aveva sostenuto di averne parlato, seppur senza entrare nei particolari, con alcune delle persone escusse a sommarie informazioni. Quest’ultimo elemento, sottolineato dalla difesa, ha fatto venir meno, conseguentemente, la credibilità della persona offesa, la cui iniziativa di denunciare il proprio marito si poteva spiegare con il burrascoso rapporto matrimoniale, successivamente interrottosi. 

Il Giudice, dopo una lunga camera di consiglio, durata circa due ore, accogliendo integralmente la tesi difensiva sostenuta dagli Avv.ti Giampiero Vellucci e Emanuele Carbone, ha assolto l’imputato con la formula “perché il fatto non sussiste”.
 

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