Artena, allevamento di cavalli colpito dal virus zoonosi virale WND. Allerta per la popolazione in tutta la zona

Allerta virus Zoonosi virale WND. Un virus di cui non se ne sentiva parlare da un po', ma torna a farsi sentire proprio ad Artena,  in un allevamento di cavalli.

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Allerta virus Zoonosi virale WND. Un virus di cui non se ne sentiva parlare da un po', ma torna a farsi sentire proprio ad Artena, in un allevamento di cavalli.

I Comuni a rischio sono Colleferro, Artena, Carpineto Romano, Gavignano, Gorga, Labico, Montelanico, Segni e Valmontone. Nonostante la nota di allarme lanciata dall' ASL Roma 5, i comuni che hanno preso i provvedimenti sono stati pochi. A dare l'allarme con una nota diramata alcuni giorni fa dal dipartimento di prevenzione di Guidonia con la quale informava i sindaci dei comuni interessati che in un allevamento sito ad Artena era stata evidenziata una positività alla "West Nile Disease", zoonosi virale pericolosa per gli esseri umani. Nonostante la gravità della nota, sono stati i pochi i Comuni interessati che hanno preso provvedimenti per la tutela e informazione del cittadino. Il primo comune a richiamare l'attenzione dei cittadini è la piccola Gorga dove la sindaca Nadia Cipriani con una ordinanza ha portato a conoscenza l’importanza e le misure cautelative da adottare per evitare il contagio, dando il via il prossimo 17 agosto, alle operazioni di disinfestazione sul territorio comunale a partire dalle ore 24.00 da parte della società Biemme di Anagni. Per zoonosi si intende qualsiasi malattia infettiva propria di determinati animali che possono essere veicolate anche all'uomo, come ad esempio la brucellosi, la rabbia, la leptospirosi, la peste, la tubercolosi e molte altre. Entriamo più nello specifico, la West Nile Disease (WND) è una malattia infettiva di origine virale non contagiosa, trasmessa da insetti vettori (varie specie di zanzare). La WND è una zoonosi e l’uomo si infetta attraverso la puntura di zanzare infette, che hanno assunto a loro volta il virus da uccelli (ospiti principali) in fase viremica (fase in cui il virus è presente nel sangue circolante). Il virus, quindi, si trasmette nelle popolazioni di uccelli selvatici sino a quando, in condizioni ecologiche favorevoli, può trasferirsi dalle zanzare agli uomini ed agli equidi che rappresentano gli ospiti a fondo cieco dell’infezione. L’uomo ed i cavalli sono considerati ospiti terminali a fondo cieco dell’infezione, in quanto non sviluppano una viremia tale da infettare i vettori e contribuire così alla prosecuzione del ciclo di trasmissione. La viremia che inizia pochi giorni dopo l’infezione, precede la sintomatologia clinica ed è di breve durata (circa 5-6 giorni). I serbatoi del virus sono gli uccelli selvatici e le zanzare (più frequentemente del tipo Culex), le cui punture sono il principale mezzo di trasmissione all’uomo. Altri mezzi di infezione documentati, anche se molto più rari, sono trapianti di organi, trasfusioni di sangue e la trasmissione madre-feto in gravidanza. La febbre West Nile non si trasmette da persona a persona tramite il contatto con le persone infette. Il virus infetta anche altri mammiferi, soprattutto equini, ma in alcuni casi anche cani, gatti, conigli e altri. Il periodo di incubazione dal momento della puntura della zanzara infetta varia fra 2 e 14 giorni, ma può essere anche di 21 giorni nei soggetti con deficit a carico del sistema immunitario. La maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo. Fra i casi sintomatici, circa il 20% presenta sintomi leggeri: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Questi sintomi possono durare pochi giorni, in rari casi qualche settimana, e possono variare molto a seconda dell’età della persona. Nei bambini è più frequente una febbre leggera, nei giovani la sintomatologia è caratterizzata da febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari. Negli anziani e nelle persone debilitate, invece, la sintomatologia può essere più grave. I sintomi più gravi si presentano in media in meno dell’1% delle persone infette (1 persona su 150), e comprendono febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi (circa 1 su mille) il virus può causare un’encefalite letale. La diagnosi viene prevalentemente effettuata attraverso test di laboratorio (Elisa o Immunofluorescenza) effettuati su siero e, dove indicato, su fluido cerebrospinale, per la ricerca di anticorpi del tipo IgM. Questi anticorpi possono persistere per periodi anche molto lunghi nei soggetti malati (fino a un anno), pertanto la positività a questi test può indicare anche un’infezione pregressa. I campioni raccolti entro 8 giorni dall’insorgenza dei sintomi potrebbero risultare negativi, pertanto è consigliabile ripetere a distanza di tempo il test di laboratorio prima di escludere la malattia. In alternativa la diagnosi può anche essere effettuata attraverso Pcr o coltura virale su campioni di siero e fluido cerebrospinale. Non esiste un vaccino per la febbre West Nile. Attualmente sono allo studio dei vaccini, ma per il momento la prevenzione consiste soprattutto nel ridurre l’esposizione alle punture di zanzare. Pertanto è consigliabile proteggersi dalle punture ed evitare che le zanzare possano riprodursi facilmente: - usando repellenti e indossando pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto - usando delle zanzariere alle finestre svuotando di frequente i vasi di fiori o altri contenitori (per esempio i secchi) con acqua stagnante - cambiando spesso l’acqua nelle ciotole per gli animali - tenendo le piscinette per i bambini in posizione verticale quando non sono usate. Non esiste una terapia specifica per la febbre West Nile. Nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono da soli dopo qualche giorno o possono protrarsi per qualche settimana. Nei casi più gravi è invece necessario il ricovero in ospedale, dove i trattamenti somministrati comprendono fluidi intravenosi e respirazione assistita. Un problema che va seriamente affrontato da tutti i paesi a rischio, in modo da adottare misure di sicurezza e informazione sul virus, per salvaguardare la salute della popolazione.

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