Sequestrata in casa per dieci anni dal marito. Salvata dagli operatori del centro antiviolenza

La donna di origine marocchine ora è in un rifugio dove alloggia insieme ai suoi due bambini

La storia di Alina (il nome è di fantasia) risale a tanto tempo fa, esattamente a dieci anni  fa, quando  in  Marocco, suo Paese di origine  aveva conosciuto il marito, un ciociaro di  45 anni che sbarcava il lunario facendo l'ambulante. Trasferitasi in Ciociaria per la donna era cominciato l'inferno.

La segregava in casa

Il coniuge, infatti,  la teneva segregata in casa e dopo tutti questi anni in Italia la straniera non sa dire ancora una parola in italiano. A fare da mediatore tra lei ed il mondo esterno il figlioletto di otto anni che essendo in età scolare gioco forza ha dovuto imparare la nostra lingua. Lo stato di segregazione in cui viveva è stato scoperto dagli operanti dello sportello antiviolenza del Comune di Frosinone a seguito di una segnalazione da parte del Consultorio multietnico dell’Asl.  

Le cure dalle percosse

Non era la prima volta che i medici si ritrovavano a curarle le ferite causate dalle percosse.  Lei, vittima di questa violenza inaudita era terrorizzata dal coniuge, aveva paura che potesse strapparle i suoi due meravigliosi bambini. L’ultima volta però che la ventinovenne si è recata di nuovo in ospedale per essere medicata fuori della porta ad attenderla ha trovato il personale dello sportello antiviolenza che l’ha convinta a denunciare quei maltrattamenti.  

La denuncia

Aiutata da un interprete la ragazza è riuscita finalmente a parlare ed a raccontare quegli anni passati dentro casa senza poter nemmeno accompagnare il figlioletto  più grande a scuola. Grazie allo sportello antiviolenza la donna è stata messa in sicurezza insieme ai suoi bimbi in un centro di accoglienza ubicato fuori dalla provincia ciociara. Il marito violento, invece, dovrà rispondere davanti al giudice dei reati di maltrattamenti continuati, lesioni, percosse e sequestro di persona.

La mancanza di fondi

"Ma per combattere  questa  piaga -  ha detto l'avvocato Sonia Sirizzotti che si occupa delle vittime maltrattate - bisogna avere  delle risorse economiche, sostentamenti che dovrebbero, ad esempio, arrivare dalla  Regione. Vogliamo  fare un esempio? Al momento possiamo disporre di un rifugio ogni 500 mila abitanti quando invece ce ne dovrebbe essere uno ogni 50 mila".

L'incontro al liceo

Intanto, lunedì prossimo alle ore 9.15, lo Sportello antiviolenza del Comune ha organizzato un incontro con gli studenti presso il liceo classico di Frosinone affinchè venga sensibilizzata tale problematica.  Si parlerà di "Nuove opportunità a sostegno vittime di violenza".

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