Vallecorsa, bimbo autistico senza terapia domiciliare: "Vanificato ogni progresso"

Inaspettata la decisione presa dall'Asl. La madre spiega che il bimbo riesce a comunicare con il mondo esterno solo attraverso le carte. Non è capace di scale e se non vuole camminare si getta per terra. Impensabile l'inserimento in un centro specializzato

Azienda Sanitaria Locale

"Se mio figlio oggi riesce a comunicare con il mondo esterno lo debbo soltanto ai terapisti che da quando aveva cinque mesi e mezzo, sei giorni su sette, lo sottopongono ad una riabilitazione mirata. Nei giorni scorsi ho ricevuto una vera e propria doccia fredda, sono stata chiamata dall'ufficio Asl e mi è stato detto che il progetto avviato per mio figlio si è concluso. Il ragazzino deambula e quindi niente più terapia domiciliare, sarà lui che dovrà recarsi in un centro specializzato. Tutto questo è assurdo perchè mio figlio non sa entrare in macchina, non sa scendere le scale, e se decide di non voler camminare si butta per terra senza riuscire a convincerlo ad alzarsi. Come potrei mai in condizioni simili portare il mio Tommaso fuori dalla sua abitazione? Capisco che in tempi di tagli l'Azienda Sanitaria Locale pensi a risparmiare. Ma non può assolutamente risparmiare su un caso come quello di mio figlio. Per lui sarebbe la fine".

La disperazione della madre

A parlare è Emanuela Palazzo, una mamma di 35 anni residente a Vallecorsa che da cinque anni convive con la "Itic 15" la malattia genetica rara di cui è affetto il figlioletto e che ha stravolto la sua vita. Una patologia che i medici dicono similiare all'autismo di grado "3". La donna subito dopo aver appreso della patologia di Tommaso si è adoperata per cercare di fare in modo che il ragazzino, che non parla e che porta il pannolino come i neonati, riuscisse ad essere autonomo almeno per quanto riguarda le sue esigenze primarie. E grazie a due terapiste che quotidianamente si occupano di lui, il bambino  oggi riesce a portare il cucchiaio alla bocca, ad accennare suoni di qualche sua canzone preferita, ma soprattutto a relazionarsi con gli altri attraverso quelle carte che la signora definisce "magiche". 

La commissione 

Il 3 dicembre prossimo la donna dovrà presentarsi insieme a Tommaso negli uffici dell'Asl per essere poi associata in un centro specializzato che dovrebbe occuparsi del bimbo. Emanuela ha paura che il ragazzino, legato da un rapporto di fiducia con le due terapiste domiciliari, possa regredire e rendere così vano il lavoro fino ad oggi. Per bambini affetti da questa patologia anche il minimo cambiamento potrebbe essere controproducente. La mamma di Tommaso all'Asl di poter continuare la terapia riabilitativa nella sua abitazione. Il figlio non potrebbe mai sopportare un cambiamento così radicale nella sua vita.

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