Camorra, interdittiva antimafia per un'azienda 'vicina' al clan Zagaria

L'importante provvedimento è stato emesso, dal prefetto Ignazio Portelli, a carico del titolare di una piccolissima ditta del Cassinate che partecipava ad appalti milionari

Il prefetto Portelli

Un'interdittiva antimafia per fermare una ditta edile che, secondo quanto emerso da alcune e minuziose verifiche, partecipava a gare d'appalto milionarie per conto del clan dei Casalesi e nello specifico per conto della famiglia Zagaria. Il provvedimento, a firma del prefetto di Frosinone, Ignazio Portelli, vede come protagonista una piccolissima ditta con sede nel Cassinate composta da un solo dipendente, senza recapiti e solo con una cassetta postale appoggiata presso un commercialista del sud della provincia di Frosinone. 

Le parole del prefetto

"Eppure l'impresa partecipava a gare di appalto di elevato importo e, talvolta, riusciva anche ad aggiudicarsi i lavori. In concreto era una società di comodo per coprire altre imprese, riconducibile all'ambiente camorristico del clan di Michele Zagaria - si legge nella nota pubblicata sulla pagina social della Prefettura di Frosinone -. Uno schermo all'illegalità ed i proventi erano quindi destinati alla famiglia dei Casalesi".

Il Gruppo Investigativo Antimafia

Gli illeciti commessi dalla società sono stati portati alla luce dai componenti del Gruppo Investigativo Antimafia (GIA) istituito per volere del prefetto Portelli e composto da qualificati rappresentanti di Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato. Una squadra di investigatori che, attraverso i conti correnti bancari, le visure della Camera di Commercio e gli storici aziendali, riesce a seguire il flusso del danaro e l'eventuale provenienza illecita.

La provincia 'dormiente'

Venti latitanti della camorra arrestati in dodici anni in provincia di Frosinone. Un dato chiaro, che non può essere smentito e che la dice lunga su come la malavita organizzata, in questa zona cuscinetto tra Roma e Napoli, abbia trovato terreno fertile. Non solo i clan campani ma anche 'Ndrangheta, mafia siciliana e Sacra corona unita, nel corso dei decenni, hanno “investito” nella verde Ciociara e nel Cassinate. Un'unica provincia divisa però da vicissitudini storiche che ne hanno per sempre segnato crescita e sviluppo. Un piatto appetibile, per boss e colletti bianchi, è stata la Cassa del Mezzogiorno che, parlando in confini, smetteva di “foraggiare” legalmente imprese e imprenditori in quel di San Vittore del Lazio, a tre chilometri dalla provincia di Caserta e in un paese dove, al venerdì ed al sabato, i summit dei latitanti più pericolosi degli ultimi due secoli, hanno fatto storia.
A soli venti minuti di macchina dalla “calda” Casal di Principe e a quaranta dalla iperblindata Napoli. Le verifiche dell'allora magistrato antimafia Raffaele Cantone hanno fatto emergere riciclaggio, estorsioni, corruzione di classe politica ed amministratori pubblici hanno “tarato” buona parte di una mentalità contadina, che proveniva, sfiancata ed affamata, dalla distruzione e dagli stupri della seconda guerra mondiale.

I rifiuti interrati

Un primo, immediato guadagno, è arrivato con il “vendere” una terra rigogliosa e fertile a chi da poco aveva dato vita al business dello smaltimento illecito di rifiuti. Decine gli appezzamenti agricoli fortemente compromessi: nelle viscere nascondono rifiuti tossici, scarti ospedalieri, in alcuni casi anche scorie di uranio. Lo stesso pentito di camorra Carmine Schiavone racconterà in un'audizione rimasta secretata per anni cosa contengono i piloni dei viadotti che sovrastano le principali arterie del frusinate.

Il riciclaggio

Dall'inquinamento, al riciclaggio il passo è stato brevissimo. Le aziende in crisi vengono “assorbite” da teste di legno che dopo aver saldato i debiti costringono la vittima a reimmettere sul mercato il danaro proveniente dagli affari illeciti: droga, prostituzione, usura e anche ecomafia. Con un vero e proprio golpe investigativo, nel 1994, a Cassino, in via San Marco, il Gico della guardia di finanza, la Dia e la Criminalpol della polizia, bloccano l'apertura della Banca Industriale del Lazio. Azionista di maggioranza dell'Istituto di credito era Cipriano Chianese, avvocato del clan dei Casalesi e “signore” dell'Ecomafia. Gli incassi provenienti dello smaltimento illecito delle ditte del nord avrebbero dovuto essere “ripuliti” all'ombra dell'abbazia di Montecassino. Le indagini furono coordinate dall'allora magistrato della DDA, Cafiero De Rao, oggi procuratore nazionale antimafia

I killer in 'vacanza'

E proprio l'apparente quiete di una provincia sonnacchiosa ha indotto, nel corso del tempo, boss del calibro Carmine Di Girolamo, Salvatore Lubrano, Carmine Giuliano, Nicola Del Villano e Mario De Sena per citarne solo alcuni, a trovare rifugio, per una latitanza tranquilla, a due passi dal proprio territorio, in Ciociara e nel Cassinate. A Cassino, da latitante ricercato in tutto il pianeta terra, si divertiva a fare shopping il sanguinario Giuseppe Setola. A stanare la “primula rossa” Mario De Sena furono gli investigatori della squadra mobile di Frosinone. Era nascosto nel suggestivo borgo lacustre di Posta Fibreno spacciandosi per un cardiologo in cerca di quiete. Con la “militarizzazione” del casertano da parte dello Stato clan e affiliati hanno quindi spostato anche gli interessi economici nella confinante provincia di Frosinone. La vendita di automobili è stato il settore che ha fatto da apripista. Numerosi i collaboratori di giustizia che, in verbali fiume, raccontano della passione delle Jaguar color verde bottiglia tanto amate da Francesco Schiavone, detto Sandokan, e comprate a Cassino.

Le false polizze

Poi sono arrivate le false polizze assicurative gestite dal clan Mallardo che nel Frusinate ha installato una centrale di smistamento di assicurazioni fantasma. Una truffa ai danni dello Stato da oltre 6 milioni di euro.

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