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Martedì, 21 Maggio 2024
Cronaca Anagni

Capretta uccisa a calci, uno degli indagati si difende: "no alla gogna mediatica"

In una nota inviata alla nostra redazione l'Avv. Vellucci si parla anche di pesante minacce rivolte al suo assistito

Nel giorno in cui è prevista una manifestazione di alcune associazioni animaliste e nelle ore in cui sui social è uscito il presunto nome di una dei ragazzi indicato come colui che avrebbe potuto aver ucciso la capretta a calci durante una festa di compleanno in un agriturismo ad Anagni, la famiglia di uno dei ragazzi coinvolti si rivolge all'avvocato Giampiero Vellucci per tutelare l'immagine del loro figlio. Nelle ore scorse la notizia che i ragazzi coinvolti sono dodici.

Questo quanto emerge da una nota che ci è giunta in redazione da parte del noto legale del foro di Frosinone.  

La lettera dell'Avv. Vellucci

“I genitori del 17enne di Fiuggi, principale accusato relativamente alla vicenda avente per oggetto la morte cruenta di una capretta nel corso di una festa di compleanno hanno dato formale incarico all’avv. Giampiero Vellucci al fine di tutelare le ragioni del proprio figlio minorenne, non solo presso l’Autorità Giudiziaria Minorile, ma – soprattutto – nei confronti di terzi che, a mezzo social-network, stanno esprimendo giudizi e apprezzamenti gravemente diffamatori e minacciosi, assolutamente incompatibili con le garanzie che la Costituzione riserva a qualsivoglia indagato, prima di un eventuale pronunciamento giudiziale.

Le immagini dell'aggressione alla capretta

“Il mio assististo – scrive nella nota l’avv. Vellucci – non ha ancora ricevuto formale comunicazione di essere indagato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Roma ma – nel frattempo – è assolutamente doveroso che soggetti terzi non esprimano giudizi affrettati, gravemente diffamatori e intimidatori, incompatibili con una situazione che non vede il mio assistito ancora indagato e, comunque, ancora lontano da un procedimento giudiziale.

Sarà la Magistratura minorile, unica autorizzata dallo Stato, a giudicare la posizione del mio assistito, il quale – nel frattempo – non può essere travolto da gogna mediatica, caratterizzata, in taluni casi, da pesantissime minacce, che sta avendo non solo il sapore di un anticipato giudizio di colpevolezza ma che si sta manifestando, ingiustificatamente, con toni connotati da una ferocia espressiva assolutamente incompatibile con la riservatezza che deve caratterizzare le indagini giudiziarie”.
 

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