Cassino, poliziotto penitenziario ferito in fronte da un detenuto

La denuncia dell’ennesimo episodio di violenza arriva dal Sappe

Nelle ore scorse si è consumata l’ennesima violenza nel carcere di Cassino con l’aggressione da parte di un detenuto ai danni di personale di Polizia Penitenziaria. A dare la notizia è Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE: “Abbiamo registrato l’ennesima aggressione ad un Agente in servizio di Cassino da parte di un detenuto africano di circa 30, già noto per comportamenti contrari al rispetto dell’ordine e della sicurezza e che era in possesso di lamette con le quali evidentemente tentare di porre in essere gesti violenti. Lo straniero pretendeva di parlare con il Comandante di Reparto o con un Ispettore di sorveglianza e, per farlo, ha aggredito l’Agente di servizio dicendo: “Ora vediamo se non mi riceve”.

Il taglio sulla fronte

L’uomo ha ferito l’Agente di servizio che ha riportato un taglio sulla fronte, vicino all’occhio sinistro, e le lesioni sono state contenute dall’arrivo di un altro ristretto. L’episodio è grave e all’Agente di Polizia Penitenziaria va la vicinanza e solidarietà del SAPPE. Ma una riflessione seria deve essere fatta: chi paga le conseguenze della costante tensione che si registra nelle carceri è il personale di Polizia Penitenziaria. Questa è l’ennesima aggressione che si registra in un carcere del Lazio e dovrebbe fare seriamente riflettere sulla necessità di adottare opportuni provvedimenti per scongiurare ulteriori fatti violenti contro poliziotti penitenziari”.

Le parole di Capece

Il Segretario generale del SAPPE Donato Capece esprime solidarietà e ha parole di apprezzamento i poliziotti nelle carceri regionali: “Ogni giorno giungono notizie di aggressioni a donne e uomini del Corpo in servizio negli Istituti penitenziari del Paese, sempre più contusi, feriti, umiliati e vittime di violenze da parte di una parte di popolazione detenuta che non ha alcuna remora a scagliarsi contro chi in carcere rappresenta lo Stato.   E allora è mai possibile che nessuno, al Ministero della Giustizia e ai Dipartimenti dell’Amministrazione Penitenziaria e della Giustizia minorile e di comunità, abbia pensato di introdurre anche per la Polizia Penitenziaria ed i suoi appartenenti, per fronteggiare ed impedire aggressioni fisiche e selvagge, strumenti come quelli in uso a Polizia di Stato e Carabinieri, ossia pistola “taser” e spray al peperoncino?”.

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