Cassino, progetto 'centro anti-violenza', indagato l'ex assessore ai Servizi Sociali Benedetto Leone

Il magistrato Alfredo Mattei e la Polizia hanno 'allargato' le indagini sull'errato utilizzo dei fondi stanziati dalla Regione. Nei guai dopo Carmelo Palombo, Lello Valente, Mara Golino, Aldo Matera e Lorenzo Norcia anche Paolo Mallozzi e Sara D'Aliesio

Benedetto Leone, ex assessore ai Servizi Sociali della giunta D'Alessandro di Cassino, nel sud della provincia di Frosinone, ha ricevuto un avviso di garanzia a firma del sostituto procuratore Alfredo Mattei. Insieme a Leone a finire nell'inchiesta portata avanti dalla magistratura e dagli investigatori della squadra informativa del commissariato di Polizia anche l'ingegner Paolo Mallozzi e Sara D'Aliesio. Tutti e tre dovranno rispondere di 'turbata libertà di scelta del contraente'. 

I fondi 'spariti'

Le indagini, che in realtà avrebbero dovuto concludersi lo scorso novembre, con il coinvolgimento dell'ex sindaco Carmelo Palombo, dell'ex segretario comunale Lorenzo Norcia, dell'assistente sociale interno al Comune Aldo Pasqualino Matera e gli imprenditori Maria Rosaria Golino e Lello Valente, sono scattate dopo la denuncia presentata dalla responsabile del centro anti violenza di Cassino che ha riferito agli inquirenti dell'errato utilizzo di fondi regionali stanziati per il progetto 'città femminile' vinto, tramite bando, dallo stesso centro aperto nel 2012 dall'ex sindaco Petrarcone e dall'ex assessore ai Servizi Sociali, Stefania Di Russo. 

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La contestazione

Le difficili indagini eseguite dalla Squadra Informativa del Commissariato di Cassino, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino, hanno fatto emergere il coinvolgimento degli indagati nella realizzazione del progetto del comune di Cassino “Città femminile, comunità plurale”, oggetto di un finanziamento da circa 50 mila euro da parte della Regione Lazio. Gli imprenditori coinvolti, grazie alla complicità dei funzionari pubblici, riuscivano ad aggiudicarsi l’appalto per la realizzazione del progetto, poiché la loro impresa era in possesso di quei requisiti minimi richiesti nel bando, marcatamente delineati e perfettamente coincidenti con quelli dell’impresa da favorire, ed altrettanto vincolanti per le altre, tanto che gli unici a rispondere alla gara d’appalto sono stati gli indagati.

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