Cassino, il Consiglio di Stato blocca il concorso per i Vigili Urbani

Il concorso prevedeva di assumere 6 agenti di Polizia Locale e altri 17 tra tecnici e istruttori contabili. Ben 2881 le domande di iscrizione arrivate

Il Consiglio di Stato ferma il concorso per i Vigili Urbani a Cassino per carenza di motivazione. Il Comune di Cassino, secondo il Consiglio di Stato,  doveva spiegare il motivo per svolgere tale concorso e per questo ha stoppato la procedura che adesso è a rischio. Il concorso prevedeva di assumere 6 agenti di Polizia Locale e altri 17 tra tecnici e istruttori contabili.

I numeri delle domande

Tante le domande di iscrizione pervenute in questi giorni, addirittura 2881. Numeri che hanno visto il picco di domande proprio per la posizione di tecnici e contabili, dove era richiesta una laurea.  Il numero complessivo di domande per i due concorsi è stato di 1414. Se per i 6 posti da Vigile Urbano le domande sono state "solamente" 684, per il concorso con cui il Comune intende assumere 2 collaboratori tecnici specializzati categoria B3 sono state 710. Appena sei domande in meno sono state registrate dal concorso con cui assumere 3 istruttori contabili amministrativi categoria C1. Invece in 430 puntano a diventare uno dei 4 istruttori direttivi amministrativi contabili categoria D1. Per i 5 posti da Tecnici-Geometra categoria C1 sono arrivate 170 domande. Meno domande in assoluto sono arrivate per il posto da istruttore direttivo di vigilanza categoria D1: in tutto gli aspiranti sono 96.

L'Ordinanza del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) ha pronunciato la presente ordinanza sul ricorso numero di registro generale 5093 del 2020, proposto da Valentina Di Placido, Luigi Fusco e Giancarlo Mori, tutti rappresentati e difesi dall'avvocato Domenico Trobia, con domicilio digitale come da registri di Giustizia; contro Comune di Cassino, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Lio Sambucci, con domicilio digitale come da registri di Giustizia; per la riforma dell'ordinanza cautelare del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio - sezione staccata di Latina, sez. I, n.241/2020, resa tra le parti; Visto l'art. 62 cod. proc. amm; Visti il ricorso in appello e i relativi allegati; Visti tutti gli atti della causa; Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Cassino; N. 05093/2020 REG.RIC. Vista la impugnata ordinanza cautelare del Tribunale amministrativo regionale di reiezione della domanda cautelare presentata dalla parte ricorrente in primo grado; Relatore nella camera di consiglio del giorno 27 agosto 2020 il Cons. Giovanni Grasso e uditi per le parti gli avvocati Trobia e Sambucci; Considerato che – a dispetto del carattere meramente facoltativo della procedura di stabilizzazione ex art. 20, comma d. lgs. n. 75/2017 – l’opzione per il ricorso alla procedura concorsuale aperta postula di essere supportata da idonea motivazione, anche alla luce di un, sia pur derogabile, principio di ragionevole preferenza per il consolidamento di posizioni lavorative interne e per la valorizzazione di professionalità già acquisite; Ritenuto che non osti all’accoglimento della articolata istanza cautelare la circostanza che, con distinto ricorso per motivi aggiunti, sia stato nelle more impugnato, in prime cure, l’atto di indizione del programmato concorso, trattandosi di determinazione applicativa, consequenziale a quella oggetto dell’odierno gravame; Ritenuto che le spese di fase possano essere compensate, ricorrendone giustificati

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), accoglie l'appello e, per l’effetto, in riforma dell’ordinanza impugnata, accoglie l’istanza cautelare, fatte salve le successive determinazioni amministrative. Spese di fase compensate. La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Le parole del Consigliere Salvatore Fontana

Il concorso per Vigili Urbani a Cassino è stato bloccato da una sentenza del Consiglio di Stato che ha quindi dato ragione a quattro ricorrenti che, per motivi ufficialmente sconosciuti non sono stati integrati, pur avendone maturato pieno diritto, nel corpo della Polizia Locale. Parliamo dei quattro stagionali che per anni hanno svolto servizio come Vigili Urbani in città e che si sono ritrovati fuori dai giochi e che hanno deciso di appellarsi alla legge Madia. Il Consiglio di Stato ha così motivato l'annullamento del concorso a 23 posti: "la scelta della procedura aperta (ovvero senza riservare i posti a coloro hanno già maturato l’esperienza in quel posto specifico, secondo la legge Madia), sebbene sia una scelta che si possa fare è, nel caso di Cassino, carente di motivazione". Le motivazioni sono sotto gli occhi di tutti: il sindaco Enzo Salera continua ad utilizzare la cosa pubblica come se fosse proprietà privata ed a gestire in maniera dittatoriale ogni singolo evento che potrebbe far rinasce la città. Continua ad adottare il metodo cattivo, arrogante e medioevale del 'occhio per occhio, dente per dente'. Chi alle passate amministrative ha scelto altri candidati non ha diritto di parola, di pensiero e di movimento all'interno del Comune. Un metodo 'salieriano' che ha ingessato Cassino e l'intero apparato amministrativo. L'Amministrazione Salera continua a 'gettare fumo' negli occhi della città con paliativi che non sopperiscono alle grandissime criticità: manutenzione inesistente, servizi pubblici oramai allo sbando, igiene ed ambiente fai da te. Se il concorso per Vigili Urbani dovessere essere annullato, il sindaco Salera con la sua scellerata arroganza, dovrà rendere conto a quelle duemila ed oltre persone che hanno presentato domanda pagando l'iscrizione e che hanno già acquistato a caro prezzo i libri per la preparazione. Un danno complessivo da oltre 150 mila euro, chi li ripagherà?

Comunicato Stampa "Liberi e Forti"

La notizia relativa all'ordinanza del Consiglio di Stato del 28 di agosto che, di fatto, cassa completamente il giudizio di prime cure del TAR del Lazio sezione di Latina, accogliendo l'istanza cautelare presentata contro la delibera del fabbisogno del personale relativamente al mancato utilizzo della norma di cui alla legge Madia del 2017, fa finalmente luce su un comportamento di questo sindaco e della sua amministrazione che hanno inteso il bene pubblico come qualcosa che vada gestito senza tener conto delle esigenze e delle regole amministrative.
Quello che viene messo in evidenza dal Consiglio di Stato e che si può ricorrere ad una procedura diversa di quella della stabilizzazione delle persone che hanno maturato giusti requisiti ed adeguate professionalità durante un percorso formativo chiaro e delineato; ma quello che non si può fare e agire pensando di poter fare tutto senza produrre adeguata motivazione.
È impensabile rinunciare ad una accelerazione delle procedure di assunzione che riguardano dei soggetti che hanno i requisiti e hanno già svolto quel lavoro, senza che questa decisione sia motivata.
Eppure, la prima avvisaglia era arrivata 24 ore prima con lo stop da parte del segretario comunale della procedura di nomina degli scrutatori per la prossima consultazione referendaria, con la quale il sindaco e la giunta avevano deliberato un regolamento che contrastava con le leggi e le norme dello Stato italiano e che, ovviamente, non ha potuto trovare sponda in chi quelle Leggi le deve far rispettare.
Siamo di fronte ad un sindaco e ad una amministrazione che agiscono in spregio alle più banali e sacrosante regole del vivere civile, che pensano di poter deliberare tutto ciò che vogliono, senza tener conto che non si possono illudere i cittadini su temi importanti come quello dei concorsi pubblici e del lavoro.
Quella scritta ieri dal Consiglio di Stato è, dal punto di vista amministrativo ed umano, una delle pagine più buie  di questa città.

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