Cassino, è dissesto: la città torna al dopoguerra

Con 14 voti favorevoli, 10 contrari, 1 assente è stata scritta la pagina più nera della storia. Opposizione al vetriolo: è stata una scellerata azione politica

Il comune di Cassino è in dissesto. A mezzanotte del 26 giugno 2018 è stata votata la pagina più nera della storia della città dal dopoguerra. Con 14 voti favorevoli, 10 contrari ed un assente, il Consiglio Comunale ha deciso. Reazione al vetriolo dell'opposizione: "scellerata azione politica". Il sindaco Carlo Maria D'Alessandro: "una decisione difficile ma necessaria per far partire l'apparato amministrativo". Il dissesto ha portato al licenziamento dei collaboratori esterni. A perdere il lavoro anche l'addetto stampa Mirko Tong.

Le motivazioni dell'assessore al Bilancio

L'assessore al Bilancio, il professor Ulderico Schimperna, in una relazione ha spiegato i motivi per cui il dissesto era inevitabile. La Sentenza del Consiglio di Stato sez. V 16/01/2012 n. 143 che recita: “La decisione di dichiarare lo stato di dissesto finanziario non è frutto di una scelta discrezionale dell'ente, rappresentando piuttosto una determinazione vincolata (ed ineludibile) in presenza dei presupposti di fatto fissati dalla legge. 

Un evento eccezionale

La dichiarazione di dissesto finanziario costituisce un evento di carattere eccezionale e patologico della vita dell'ente locale, con la conseguenza che alla relativa dichiarazione può farsi luogo solo all'esito dell'accertamento (da parte degli stessi organi ordinari dell'ente o in via eccezionale, nell'ipotesi di cui all'art. 247 del d. lgs. 18 agosto 2000, n. 267, da parte del commissario ad acta) della specifica incapacità di assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero dell'esistenza nei confronti dell'ente di crediti liquidi ed esigibili di terzi, cui non possa validamente farsi fronte con le modalità di cui all'art. 193 (e per i debiti fuori bilancio, con le modalità di cui all'art. 194). La scelta del dissesto si presenta oggi come l’unica strada percorribile per il ripristino di una sana ed equilibrata gestione del bilancio del Comune di Cassino. Dal punto di visto tecnico appare a mio avviso una scelta obbligata per fatti e numeri conseguenti.

La relazione dei revisori dei conti

La relazione dei Revisori può essere oggetto di diverse letture, ma inequivocabilmente afferma che: “L’Ente si trova in una situazione di grave squilibrio finanziario, poiché non riesce a trovare le coperture, anche con le modalità ed i tempi previsti dagli articoli 193 e 194 del Tuel a causa dell’elevata massa debitoria riscontrata “(€ 15.782.138, 79 di debiti certi; € 33.300.428,31). Il dissesto non si manifesta all’improvviso, ma è il punto di arrivo di una situazione economico finanziaria che si è deteriorata nel tempo. Per comprendere quello che è successo non si può prescindere da un’analisi storica. 
È storia che nella vita degli Enti locali, e quindi, anche del Comune di Cassino, almeno per un trentennio e, comunque, fino al 2015 con l’avvento dell’armonizzazione contabile, ogni amministrazione ha pagato i debiti nati con l’amministrazione precedente. 
Quando si è insediata l’Amministrazione del Sindaco D’Alessandro Il Comune aveva già aderito alla procedura di pre-dissesto per il periodo 2013-2022 (riequilibrio finanziario pluriennale di cui all’art. 243-bis TUEL) il cui presupposto è proprio l’esistenza di squilibri strutturali del bilancio in grado di provocare il dissesto finanziario, non un default comunale, ma pur sempre una procedura di risanamento di una situazione squilibrata.
Quel piano di riequilibrio costruito nel 2013 ha dovuto fare subito i conti con i mutuati scenari contabili del 2015.
Il dato della massa debitoria nel frattempo, però, continua a crescere assumendo livelli per quanto riguarda il contenzioso che assume a detta dei revisori numeri patologici che portano alla proposta di dissesto.
Leggendo la relazione dei revisori è possibile ipotizzare che qualcuno osservi che il dissesto viene dichiarato per mancata copertura di “soli” 7.000.000. Il dissesto viene dichiarato perché la crisi economico finanziaria dell’Ente è ormai patologica ed irreversibile. Il debito ai fini del dissesto è quello certo, ma lo squilibrio strutturale deve essere valutato tenendo conto che la relazione del Dirigente dell’area finanziaria evidenzia che esiste un disavanzo da finanziare con tagli ai servizi ed alla spesa di 30.891.325,51 in tre anni che significa circa 10.297.000 annuali.

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Il disavanzo

Allo stato il Comune di Cassino presenta un disavanzo da Piano di riequilibrio di € 12.351.925,88 da finanziare entro il 2044; un ulteriore disavanzo strutturale di € 49.082.567,10 che al netto degli accantonamenti e delle coperture finanziare certe utilizzabili di € 8.842.227,79 diventa di € 40.240.339,11 o volendo ipotizzare anche entrate da recupero evasione, mutui, oneri urbanizzazione e alienazioni di € 30.891.325,51. In buona sostanza esiste uno squilibrio strutturale da cui deriva:
,“l’impossibilità ad adottare validi ed effettivi provvedimenti di salvaguardia degli equilibri di bilancio ai sensi dell’art. 193 del Tuel, dovendo dare copertura ad una massa massiva composta da debiti certi e debiti potenziali esorbitanti rispetto alle capacità ed alle risorse effettivamente utilizzabili per il provvedimento di riequilibrio finanziario, facendo venire meno, in tal caso anche la concreta possibilità di proseguire il risanamento indicato dal piano di riequilibro fino al 2022, oggi minato dall’emersione di nuove spese che non riescono a trovare copertura nell’arco temporale normativamente consentito dalla legge, neanche attraverso una possibile rimodulazione, con la revisione del piano stesso, in assenza di previsioni normative specifiche e soprattutto di risorse certe per il ripiano dei debiti fuori bilancio ai sensi degli artt. 193 e 194 del t.u.e.l.”
Oggi, pertanto, il Consiglio Comunale si trova difronte ad una scelta che non può essere considerata discrezionale, bensì vincolata se si vuole evitare un ulteriore aggravarsi della situazione finanziaria. L’amministrazione è consapevole di cosa significhi sottoporsi alla rigorosa procedura del dissesto, delle limitazioni che ne deriveranno per la sua operatività, ma è altrettanto consapevole che il dissesto sia oggi l’unico strumento per restituire al Comune un bilancio strutturalmente e stabilmente riequilibrato.

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